Fotografia
Ho conosciuto l’Impossibile! Ero tutt’orecchi…

I AM ALL EARS

08/08/2015
Simone Conti
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Ho conosciuto l’Impossibile! Ero tutt’orecchi…

Come tutte le estati, visto che gli impegni lavorativi tendono ad assottigliarsi (quest’anno non è il caso!), dedico sempre un po’ più di tempo alla formazione personale. Proprio perché con Fotografia Professionale sono in prima fila come trainer in svariati workshop, sono il primo a riconoscere valore nell’aumentare le conoscenze. Imparare a fare nuove cose o capire come fare meglio quelle che sono già in grado di fare da tempo, ma anche il confronto con altri professionisti e, perché no, anche con gli appassionati è, per me, sempre stimolante e interessante.

Spesso ho frequentato workshop dove ero al corrente di praticamente tutto quanto compreso nel programma, ma sempre sono “tornato a casa” arricchito, con qualcosa in più per il mio bagaglio di esperienza.

Quest’anno ho conosciuto l’Impossibile!

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Interviste
Datemi un palco e vi dirò chi sono: intervista a Dustin Rabin

BILLY TALENT, AIR CANADA CENTRE, 2/2/2007 © DUSTIN RABIN

22/12/2014
Gloria Soverini
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Datemi un palco e vi dirò chi sono: intervista a Dustin Rabin

Qual è il tuo genere fotografico preferito, la tua passione più grande, il campo che ti infervora maggiormente e che ti fa desiderare di avere sempre la macchina fotografica a portata di mano?

Il mio è la fotografia live, senza ombra di dubbio!
Quando non faccio foto ai concerti, allora cerco su internet le gallery dei fotografi professionisti in campo musicale e sogno ad occhi aperti.
Sapendo di questa mia grande passione, spesso ricevo delle email con link a siti del genere da Simone Poletti e Simone Conti, come piccoli regali che mi vengono recapitati di tanto in tanto – qui in ufficio è sempre Natale, insomma, anche quando non si scartano i pacchi 😉

È così che sono capitata sul sito di Dustin Rabin – in realtà, mi è stato suggerito anche perché ha fotografato una delle mie band preferite, i Queens of the Stone Age; oltre che fotografa, sono soprattutto una patita di musica 🙂
Dustin ha un’incredibile capacità di adattarsi alle diverse situazioni e di offrire un immaginario visivo mai uguale a se stesso; ogni sua foto, pur mantenendo un filo conduttore con tutte le altre, vive di vita propria e rispecchia in maniera perfetta il momento in cui è stata scattata, le energie delle persone ritratte, le atmosfere che si respiravano al momento del click.

Questo è ciò che mi ha colpito del suo lavoro; ecco perché invito anche te a visitare il suo sito, ricco di immagini di concerti, backstage e ritratti di musicisti – alla fine dell’intervista troverai il link.
Mi auguro che Dustin Rabin ti piaccia tanto quanto è piaciuto a me!
Ora è venuto il momento di lasciarti alle sue parole 🙂

FP: Ciao Dustin, benvenuto su FotografiaProfessionale!
Quando hai cominciato a fotografare?

DR: Grazie a mio padre ho avuto a che fare con le macchine fotografiche per la maggior parte della mia vita. È lui che mi ha insegnato le basi della fotografia (diaframma, tempi di scatto, iso) quando ero molto giovane e ho giocato con cose come la profondità di campo e il mosso usando la Minolta di mia madre.

FP: Hai mai partecipato a corsi di fotografia, preso lezioni o altro, oltre che da tuo padre? 🙂

DR: Ho partecipato ad un corso di comunicazione di 2 anni che includeva un semestre di fotografia in bianco e nero, che insegnava sia le basi che lo sviluppo e la stampa in bianco e nero. Sono molto contento di aver fatto esperienza stampando le mie foto in camera oscura, per il resto conoscevo già gli argomenti trattati.

FP: Il tuo centro d’interesse riguarda soprattutto la fotografia live. Quando e perché hai cominciato ad esserne attratto?

DR: Al college intervistavo le band per la nostra radio e a volte le interviste venivano stampate nel giornale della scuola. Una volta mi è stato dato un pass foto per scattare ad un concerto, e quello è stato per me l’inizio di una nuova vita.

Dave Grohl - Foo Fighters © Dustin Rabin
Dave Grohl – Foo Fighters © Dustin Rabin

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Fotografia
Siamo troppi?

MA QUANTI SIAMO? (FOTO: KUSHIMA.ORG)

23/07/2014
Gloria Soverini
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Siamo troppi?

È una certezza, se sei qui, se mi leggi, se segui FotografiaProfessionale c’è sicuramente almeno una cosa che ci accomuna: la passione per la fotografia!
Un’altra cosa che abbiamo in comune è la curiosità: video-corsi, workshop dal vivo, articoli, tutto contribuisce a sfamare le tue domande, così come il continuo aggiornamento da parte del team aiuta ad aumentare le conoscenze che possiamo condividere con te. È uno stimolo continuo quello di volersi migliorare per offrirti spunti interessanti per il tuo lavoro e i tuoi interessi, e se sapessi quante email, commenti e messaggi riceviamo sulla nostra pagina Facebook di persone entusiaste, immagineresti anche quanto siamo felici di farlo 🙂

Siamo simili: sono sicura di poter dire che la fotografia ci rende felici, in modo diverso, ma lo fa. Non una felicità alla Robert Capa, che diceva “L’unica cosa alla quale sono legato è la mia macchina fotografica, poca cosa, ma mi basta per non essere completamente infelice“, perché per amare la propria macchina fotografica bisogna anche amare quello che si fotografa, credo; una felicità che è allo stesso tempo soddisfazione e volontà di superare i propri limiti; una felicità che ci fa sorridere quando otteniamo lo scatto desiderato, magari dopo tanto impegno… e non importa che si tratti di digitale o analogico!
Ognuno ha la sua manualità e il suo occhio, il mezzo con cui raggiungiamo i risultati prefissati è, appunto, solo un mezzo.

Sarà per il fatto che la fotografia allarga velocemente i suoi confini, che è più a portata di mano e che dà così tanta soddisfazione ma… ti è capitato di sentire o di leggere da professionisti del settore (o anche solo appassionati) che “la fotografia è morta“, oppure che “le nuove leve stanno rubando il lavoro ai professionisti”, o che “la fotografia è in crisi”, “i fotografi sono troppi, sono ovunque, tutti sono fotografi” e via dicendo?
A me, vuoi per il lavoro che faccio o per scelta (perché parlo di fotografia in continuazione a prescindere!), succede quotidianamente: leggo articoli sul web, commenti su Facebook, discussioni sui blog, e sempre più spesso quello che trovo è un’atmosfera di disillusione diffusa in modo allarmante. Si punta il dito alle attività che chiudono, ai professionisti che perdono il lavoro perché qualche “furbo” è riuscito a soffiar loro il posto o perché, lo sappiamo, i budget sono limitati e spesso bisogna rivedere i propri cachet se si vuole ottenere un lavoro. L’entusiasmo per la fotografia lascia il posto a sentimenti più negativi.
Possibile? LEGGI TUTTO >>

Interviste
I racconti di Jee Young Lee in 360 x 410 x 240 cm

MAIDEN VOYAGE © JEE YOUNG LEE

30/04/2014
Gloria Soverini
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I racconti di Jee Young Lee in 360 x 410 x 240 cm

Giorni fa mentre si lavorava in ufficio ognuno alla sua scrivania, spunta la testa di Simone Conti dallo schermo del computer, ed entusiasta sbotta con “Questa fotografa la dovremmo proprio intervistare!!!”, quindi mi mostra delle foto davvero assurde che sembrano costruite con grande maestria di ritoccatore.
E invece no perché, mi spiega, si tratta di effetti ottici dati dalla costruzione di un set realizzato ad hoc per la realizzazione di ogni scatto.
Dopo diversi minuti in cui vengo rapita da immagini al tempo stesso vivaci e toccanti, mi decido e mando la mia richiesta per sapere se l’artista in questione avrebbe voluto rispondere alle mie domande.
Beh… ecco il risultato del suo “sì” 😉

Jee Young Lee è una fotografa coreana che a 30 anni s’impone con la forza espressiva delle sue immagini e con una fantasia e un’abilità uniche: infatti, crea i set nel suo piccolo studio di Seoul, che misura solamente 360 x 410 x 240 cm. Un piccolo spazio che di volta in volta si trasforma secondo il volere di Jee Young secondo una preparazione che va da alcune settimane a diversi mesi di lavoro. LEGGI TUTTO >>

Interviste
Il “capovolgimento della realtà”: la slow-photography di Moises Levy

WATER TREE – © MOISES LEVY

18/03/2014
Gloria Soverini
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Il “capovolgimento della realtà”: la slow-photography di Moises Levy

Il mondo di oggi è veloce, velocissimo; anche nella fotografia si cercano prestazioni rapide con macchine fotografiche che scattino quasi simultaneamente al pensiero che guida la mano di chi le regge.
Moises Levy, invece, ferma il tempo nel tempo per mostrarci la realtà con occhi diversi… le sue immagini eleganti mi hanno incuriosita e affascinata, quindi ho voluto saperne di più, e leggendo le sue risposte ho spesso sorriso.
Sono curiosa di sapere se hai sorriso anche tu giungendo alla fine di questa intervista 🙂 LEGGI TUTTO >>

Fotografia
Multiesposizione, il trait d’union tra analogico e digitale

CHINA MUFFIN #3 – © SIMONE CONTI (MULTIESPOSIZIONE 3 ESPOSIZIONI)

20/02/2014
Simone Conti
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Multiesposizione, il trait d’union tra analogico e digitale

Negli ultimi giorni mi sono trovato a riflettere sull’argomento multiesposizione. È un argomento che mi è particolarmente caro e, in passato, uno dei miei progetti personali è stato improntato proprio su questa tecnica. Quello che al momento mi risulta meno chiaro è perché ci sia un ritorno, anche in digitale, a questa tecnica. Ora provo a spiegarti meglio cosa intendo, vuoi aiutarmi a capire?

La multiesposizione è una una tecnica (credo nata per puro errore), che sfrutta la possibilità di impressionare un singolo fotogramma con due immagini latenti diverse effettuando due scatti in momenti diversi senza fare avanzare la pellicola.

Si tratta di una tecnica piuttosto difficoltosa da mettere in pratica (per ottenere buoni risultati) e che richiede notevole capacità di pre-visualizzazione del risultato nonché un’ottima padronanza delle dinamiche che governano il comportamento della pellicola. Unica scuola esistente per acquisire maestria nella tecnica della multiesposizione era effettuare una moltitudine di prove e tentativi avendo cura di prendere nota in modo maniacale delle impostazioni e delle condizioni di scatto (io ho fatto così per realizzare i miei “scatti” che vedi in questo articolo su pellicola medio formato). LEGGI TUTTO >>

Tecnica Fotografica

IL DIGITALE è PIù ECONOMICO DELLA PELLICOLA! SICURO?

11/01/2011
Simone Conti
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Il Digitale è più economico della Pellicola! Sicuro?

I cari buoni vecchi rullini!

Il nuovo anno è iniziato ed è tempo di bilanci e budget… nella vita come in azienda!

 

Anche io, in questo periodo, sto facendo il mio personale budget 2011 e proprio in questo contesto mi sono soffermato a pensare alla dicotomia analogico/digitale. Una decina di giorni fa è andata per sempre in “pensione” la famosa e fantastica pellicola Kodachrome, le pellicole istantanee Polaroid sono sempre più introvabile (fortunatamente c’è “Impossible Project”) e anche i rullini medio formato stanno scomparendo dagli scaffali.

 

Personalmente amo scattare ancora in pellicola anche se ormai il digitale è diventata una scelta obbligata in ambito lavorativo per fare fronte alle richieste sempre più pressanti dei clienti soprattutto in relazione ai tempi di consegna e alla delocalizzazione del lavoro (non ci fosse l’FTP saremmo persi!)

 

La cosa che più mi lascia perplesso è però la diffusa e radicata credenza che il digitale abbia portato solo benefici e soprattutto abbia portato con se un grande risparmio monetario… Ma è veramente così? Personalmente non sono così sicuro…

 

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