Interviste
In viaggio con un paesaggista: Enrico Pescantini

© ENRICO PESCANTINI

12/10/2018
Lorenzo Montanari

In viaggio con un paesaggista: Enrico Pescantini

“In viaggio con un paesaggista” è uno spazio dove intervisto un fotografo paesaggista italiano. Ma non paesaggisti a caso, gente importante eh 😉

Enrico Pescantini è l’intervistato di oggi.

Gli piace viaggiare, e far viaggiare le persone con le sue foto.
Gli piace viaggiare ovunque, e intendo letteralmente ovunque: in aria, in acqua e sulla terra. Sempre alla ricerca di nuovi stimoli e nuove viste.

Ah, tra l’altro, Enrico ha pure recentemente vinto, grazie ad una sua foto scattata da un drone, un premio di National Geographic come Fotografo di Viaggi dell’anno, nella sezione “Città”.

Allacciate le cinture, si parte.

Allora, intanto ciao e grazie di aver accettato di fare questa breve intervista 😊

Partiamo dalla cosa più importante, la meta: come la scegli?

Innanzitutto diciamo che mi considero più un fotografo di viaggio che paesaggista: attraverso i miei scatti, mi pongo l’obiettivo di far conoscere a tutti le meraviglie del nostro pianeta, siano esse naturali, paesaggistiche o wildlife. La scelta della meta è molto di cuore, oltre che le ovvie valutazioni economiche del viaggio. Negli ultimi anni prediligo mete dove la natura è predominante, e posso alternare diversi tipi di fotografia, da quella tradizionale, a quella aerea e subacquea. Una destinazione che mi permette di scattare fotografie con tecniche e soggetti molto diversi è sicuramente preferita rispetto a una meta “monotona”.

Io, da aspirante paesaggista, mi trovo sempre a dover coniugare due approcci per me differenti, ma complementari, alla fotografia di paesaggio: la pianificazione e il semplice vagare in cerca di ispirazione. Una volta scelta la meta, tu come procedi all’organizzazione del viaggio? Pianifichi nei minimi dettagli (con tanto di software per la posizione del sole e ore di golden e blue hour) ogni scatto, o “vagabondi” in cerca di idee?

I miei viaggi sono tutti organizzati e pianificati da me in prima persona, in ogni loro aspetto: tappe, alberghi, ristoranti, escursioni, ogni cosa. C’è un notevole lavoro di mesi di ricerca dietro ogni viaggio, al fine di trovare i posti e le esperienze migliori dove scattare. Tuttavia, al di là di alcuni “must” fotografici che scelgo prima di ogni viaggio, all’interno di ogni luogo mi muovo abbastanza in libertà, lasciandomi ispirare. Ovviamente cerco di essere nei posti giusti all’ora del giorno giusta, ma in un viaggio, soprattutto se molto intenso, è impossibile pianificare ogni cosa, e bisogna lasciare spazio ad imprevisti, e creatività. La fotografia è arte, non è scienza o ingegneria, e credo che una esagerata pianificazione soffochi la creatività necessaria ad ottenere dei buoni scatti.

Lo zaino di un paesaggista tende a riempirsi facilmente tra ottiche, corpi macchina e accessori vari. Tu come gestisci la tua attrezzatura? Meglio viaggiare leggeri, o meglio avere sempre tutto con sé onde evitare imprevisti?

Scattando fotografia “tradizionale”, fotografia aerea e anche sott’acqua, la scelta dell’attrezzatura è fondamentale. Personalmente devo portarmi 3 tipologie di attrezzatura diverse, quindi cerco di avere il meno possibile con me, della qualità migliore possibile. Nel mio ultimo viaggio ad esempio, in Namibia, sono quasi riuscito ad avere tutto in un unico zaino. Per la fotografia tradizionale, una mirrorless fullframe con il “tuttofare” 24-70mm, con in più un 70-300 per le sessioni di safari e un 14mm 2.8 per le fotografie della via lattea. Come fotografia aerea un drone DJI Mavic, da poco sostituito con il Mavic 2 PRO, compatto ma con ottima qualità fotografica. Per gli scatti “action” o acquatici una GoPro Hero 6 Black, che uso come “jolly” dove non posso avere con me attrezzatura migliore ma più “delicata”

In base all’attrezzatura, quindi, bisogna scegliere il modo più adatto per portarsela con sé. Tu usi uno zaino, una tracolla, o qualche prodotto che ancora noi non conosciamo?

L’attrezzatura e il modo per trasportarla dipendono molto dalla pianificazione di scatti che ho in mente di fare: se affronto un viaggio su strada, mi permetto di avere tutto con me a disposizione in auto, e prendere di volta in volta l’attrezzatura necessaria. Durante escursioni miste, ho con me uno zaino Kata che mi permette di avere obiettivi, drone e go pro in un unico comodo zaino. Per giornate “urbane”, o durante la visita di siti archeologici dove sono richieste tante ore di esplorazione, ho con me solo la fullframe con il 24-70, fissata attraverso un cinturone con “fondina” laterale, proprio come una pistola, di modo che non pesi nulla sulle spalle, e sia facilmente “estraibile”. È impensabile per me soffrire troppo per portare l’attrezzatura, rischio di rovinarmi la giornata e soprattutto non essere nello spirito giusto per realizzare gli scatti con ispirazione artistica.

Ultima domanda, molto libera: lascia un consiglio ai lettori, su come affrontare al meglio la fotografia di paesaggio. 

L’attrezzatura, gli obiettivi e la macchina fotografica sono un mezzo, non un fine. Troppi fotografi passano più tempo a leggere schede tecniche di attrezzatura invece di vivere l’ambiente ed immergersi in esso. La fotografia è arte, è un mezzo di espressione, al di là dei risultati che potete avere. Fatelo per voi stessi, fatelo perché vi piace e sicuramente otterrete degli scatti migliori!

Puoi seguire Enrico:

Lorenzo

Tecniche Paesaggio 3

News ed Eventi
Come trasformare il Tethering in un superpotere per fotografi!

FOTOGRAFI SUPERVELOCI!

28/09/2018
Simone Poletti

Come trasformare il Tethering in un superpotere per fotografi!

La vita dei fotografi è come uno schema di SuperMario: fra salti, acrobazie, ostacoli, trappole, funghi allucinogeni e principesse da salvare, ogni tanto capita un superboost che ti fa andare più veloce e aumenta l’energia: il tethering!

Tutti, o quasi, abbiamo giocato a Super Mario Bros e tutti abbiamo ben chiare le difficoltà tecniche, operative e gestionali della vita da fotografo, professionista o appassionato che sia.

Devi essere una specie di dea Kali a mille braccia per gestire tutto e controllare tutto e spesso diventa davvero stressante e impegnativo sia livello fisico che mentale.

Ne parlavo l’altra sera con alcuni amici fotografi di un circolo della mia città (uno dei più grandi in Italia, molto attivo):

“Tu sei un professionista, hai uno staff che ti aiuta, ma come faccio io che son da solo a gestire tutto? Anche solo in studio,quando scatto un ritratto, devo controllare le luci, gestire il soggetto, scaricare le schede, fare le scelte, archiviare i file, ecc… A volte qualcosa lo dimentico…”

In questi anni la tecnologia, nel mondo della fotografia, ha fatto passi incredibili proprio in questa direzione: fotocamere e software sono sempre più utili nel gestire il “lavoro sporco” e aiutare ogni tipo di fotografo a controllare tutto il processo in modo più semplice e veloce.

Se scatto in studio, o in location ma in situazione “controllata”, il tethering è uno strumento fantastico per migliorare le tue performance, renderti più veloce e tenere sotto controllo tutto il processo di lavoro.

Cos’è il tethering?

Il tethering o “scatto in acquisizione diretta” è un metodo di lavoro che prevede il collegamento diretto (di solito via cavo) fra macchina e computer. Permette di acquisire direttamente le immagini nel software per lo sviluppo del raw, rendendo il lavoro più veloce e sicuro.

Oggi i software che gestiscono lo scatto in acquisizione diretta sono tanti, da quelli che lo fanno in modo elementare come Lightroom e tante App dei produttori (Fuji, Canon, ecc…) a quelli più evoluti, completi e performanti come Capture One.

I vantaggi concreti del lavoro in Tethering sono davvero tanti:

  1. Immediato controllo degli scatti dal monitor
  2. Check su messa a fuoco, inquadratura ed esposizione più veloce ed affidabile rispetto al monitor LCD della macchina
  3. Archiviazione diretta dei file su catalogo e/o in cartella dedicata (dipende dal software)
  4. Maggiore velocità del processo rispetto allo scatto con scheda
  5. Maggiore sicurezza del processo rispetto allo scatto con scheda
  6. Possibilità di acquisizione diretta in cartelle predefinite, dividendo gli scatti in acquisizione (con Capture One)
  7. Live view iper-performante con messa a fuoco e gestione di immagini sovrapposte per scatti multipli (con Capture One)
  8. Sviluppo in acquisizione con applicazione diretta alle immagini successive (con Capture One)

In pratica puoi gestire tutto da solo, controllando la messa a fuoco a distanza e avendo un feedback immediato dal software.

Con Capture One, ad esempio, puoi gestire tutto in fase di scatto arrivando al termine della giornata di servizio con le immagini già archiviate, divise per soggetto e già sviluppate, senza dover più perdere altro tempo!

Io amo lo scatto in studio e, onestamente, non potrei fare a meno della mia nuove versione di Capture One, del mio Mac e del mio cavo arancione collegato alla fotocamera!

Anzi, ti saluto e vado a preparare il set per gli scatti (in tethering) di sabato 😉

 

A presto e buon divertimento!

 

Simone P

News ed Eventi
Il team di FotografiaProfessionale: Roberta Bedocchi

ROBERTA BEDOCCHI – FOTOGRAFIAPROFESSIONALE.IT

13/09/2018
Francesca Pone

Il team di FotografiaProfessionale: Roberta Bedocchi

 

Roberta Bedocchi, 36 anni, ha sempre avuto una così vasta gamma di interessi da essere in difficoltà sulla scelta della propria professione: aspirante archeologa, da piccola girovagava nei campi scavando alla ricerca di “reperti” da analizzare, misteri da risolvere e risposte irrisolte da trovare. Ancora oggi nei nostri uffici si pone domande e, con sguardo curioso, cerca risposte: qualche volta ci riesce, altre volte si affida al guru Emanuela 😉

Cosa sarebbe voluta diventare da grande? Famosa, senza dubbio. Inizialmente, Roberta aspirava ad una carriera da Direttore della Fotografia, sia per un valore sentimentale che per una grande vocazione per la fotografia. Poi, però, ha cambiato percorso e ha iniziato a realizzare video dopo anni di studio a Milano.

Da quasi un anno è parte del team di FotografiaProfessionale, come piace definire a lei, “per caso”. È sempre impegnata a montare così tanti video di backstage, corsi ed interviste che… Beh, a volte sparisce dietro il suo grande monitor e ci chiediamo se sia ancora tra noi comuni mortali dell’ufficio 🙂

Hobby è una parola a lei sconosciuta: Roberta è sempre alla ricerca di nuovi stimoli e, quando non lavora per gli altri, esce con la sua videocamera per realizzare progetti personali. Senza ombra di dubbio una delle sue più grandi passioni sono i tatuaggi. Può essere considerato un vero hobby, no? “Forse ho più di trenta tatuaggi”, dice lei, “Dovrei controllare perché continuo a farmene e ho perso il conto”.

Il suo film preferito è “Otto e mezzo” di Fellini: un must e fonte di ispirazione per i registi, immaginati per Roberta! Quando lascia riposare la sua videocamera, si dedica a qualche lettura: “Moby Dick” di Melville e “La Casa degli Spiriti” della Allende sono le sue preferite. L’Indie Rock e il Synth Pop scandiscono i suoi momenti di pace 🙂

Qual è il sogno nel cassetto di Roberta? Beh, mi sembra quasi un po’ scontato. Ovviamente dormire una notte da sola all’interno delle Piramidi di Giza! Chi non ha mai avuto un sogno del genere?

 

Francesca

Interviste
In viaggio con un paesaggista: Alberto Maccagno

MYANMAR © ALBERTO MACCAGNO

06/09/2018
Lorenzo Montanari

In viaggio con un paesaggista: Alberto Maccagno

“In viaggio con un paesaggista” è uno spazio dove intervisto un fotografo paesaggista italiano. Ma non paesaggisti a caso, gente importante eh 😉

Alberto Maccagno è l’intervistato di oggi.

Alberto è uno scrittore.

No scherzo, è un fotografo paesaggista, e pure bravo. Però lui, con le sue foto, racconta storie proprio come uno scrittore.

Racconta storie di vita, storie di realtà lontane dall’Italia, e spesso sconosciute o dimenticate. Attraverso i suoi viaggi mette in luce quelli che sono i problemi sociali o ecologici dei luoghi che visita.

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News ed Eventi
Il team di Fotografia Professionale: Francesca Pone

FRANCESCA PONE – FOTOGRAFIAPROFESSIONALE.IT

Francesca Pone

Il team di Fotografia Professionale: Francesca Pone

 

A volte sì, bisogna parlare anche di se stessi… E non è per niente facile, ma ci proverò!

Mi sono appassionata alla fotografia durante una gita della scuola materna: mi vedo ancora scendere da quel pulmino giallo con una vecchia Kodak a rullino fra le mani e la foga di voler scattare foto a tutto e a tutti. La passione per la fotografia ha scandito diversi momenti della mia vita e si è intensificata quando mi sono approcciata al mondo della palla ovale: dopo quasi sette anni, fotografia e rugby mi sembrano ancora un binomio perfetto per rappresentare la mia idea di felicità. Per me la vita è fatta di istanti da fotografare: ogni momento lo vivo e lo “catturo” con gli occhi, come fa una macchina fotografica. Oltre a fotografarlo, ovviamente 😉 

“A tempo perso” sono addetta stampa e fotografa di una società rugbistica mantovana, scrivo per la testata giornalistica Rugbymeet e concludo il mio corso di Laurea in Comunicazione. Nel frattempo, respiro anche… E cerco altri mille impegni!

Se non mi complico la vita, d’altronde, non sono contenta.

Sono entrata a far parte del team di FotografiaProfessionale (quasi) per caso: da diverso tempo seguivo il team attraverso i social, poi ho scovato il video di “ricerca gavette” e… tac! Eccomi qui, in un’agenzia di comunicazione ad occuparmi di ciò che mi piace: scrivere, pensare in maniera creativa e… E probabilmente fotograferò anche. In poche parole, sarò la Social Media Manager 🙂

Il mio più grande sogno nel cassetto sarà sempre quello di diventare disegnatrice di cartoni animati e libri per bambini perché… Boh, deve esserci un perché nei nostri sogni?

La scrittura creativa, la lettura e i viaggi sono le mie più grandi passioni (dopo la fotografia): il mio futuro lo vedo così, con una macchina fotografica al collo e un block notes fra le mani, in procinto di salire su un aereo per una destinazione sconosciuta… Forse non “sconosciuta”, perché mi farei assalire dall’ansia e dalla mia mania di programmare vita, morte e miracoli.

Film preferiti? Shutter Island, Inception, Il Grande Gatsby. Va beh, la lista sarebbe infinita per cui mi fermo qui.

Autori preferiti? Senza dubbio Baricco e D’Avenia.

Preferenze musicali? Negramaro, Murubutu (sì, non mi sorprendo se non lo conosci) e Cremonini. Ma giuro, ascolto tutto!

Non credo di dover aggiungere altro. Sono sicura che mi conoscerai meglio col passare del tempo e (speriamo) anche ai nostri Workshop e Accademia di Post 🙂

P.S. Che fatica questi Cinemagraph!

 

Francesca

Tecnica Post-Produzione
Una nitidezza da paura per le tue fotografie!

PAURA EH?: LA NITIDEZZA SPAVENTA CHI NON CE L’HA

03/09/2018
Simone Poletti

Una nitidezza da paura per le tue fotografie!

Ogni tipo di fotografia ha la sua caratteristica irrinunciabile, ma tutti i fotografi hanno un Santo Graal che cercheranno dal primo all’ultimo giorno della loro carriera: la nitidezza perfetta!

Giulio Andreotti amava dire “il potere logora chi non ce l’ha” e la stessa cosa accade con la nitidezza!

La nitidezza è così importante, per un’immagine digitale, che spaventa, soprattutto quando non c’è 😉

Così investiamo tantissimo denaro in ottiche non solo luminose, ma soprattutto incise. Ad un certo punto cambiamo anche il corpo macchina, perché non riesce più a “risolvere” il dettaglio al livello delle nuove ottiche che abbiamo comprato.

Passiamo ore e ore (io per primo) su tecniche di post per ottenere una nitidezza davvero da paura e una delle domande che mi fanno più spesso è “Qual è la miglior tecnica per la nitidezza per la fotografia di …?”

Per questo studio nuove tecniche ogni giorno e ho dedicato un intero corso a questo argomento.

Non esiste una tecnica universale per migliorare la nitidezza. Questo non è dovuto tanto al genere di foto, quanto le caratteristiche tecniche dello scatto e al tuo gusto personale.

Come fai quindi ad ottenere la nitidezza perfetta per i tuoi scatti?

Devi valutare una serie di fattori che ti porteranno a compiere le scelte migliori.

Prima di tutto però, è necessario fare una brevissima introduzione sul funzionamento della nitidezza.

Come al solito cercherò di utilizzare il linguaggio più chiaro possibile, quindi perdonami se non sarò troppo tecnico ed ortodosso 😉

COME FUNZIONA LA NITIDEZZA?

Ogni filtro o tecnica per la nitidezza funziona in base a tre parametri principali:

L’incidenza della nitidezza (cioè quanto è forte)

Il raggio della nitidezza (cioè quanti pixel vengono influenzati dalla nitidezza)

La soglia (cioè su quali aree viene appicata la nitidezza)

 

La Nitidezza, nei software di sviluppo e di ritocco per la fotografia digitale, funziona in questo modo:

il software riconosce delle aree di particolare contrasto tonale in un numero ridotto di pixel. In pratica capisce dove ci sono delle aree dove pixel scuri e chiari si “toccano”.

In base alla soglia impostata, il filtro andrà ad influenzare solo le aree dove questo forte contrasto si sviluppa in pochi pixel (Bordo occhi, bordo del viso, peli della barba, capelli, ecc…o anche aree dove il passaggio avviene in modo più graduale (pelle, aree in ombra, ecc…).

In base al raggio impostato, il filtro andrà ad agire per 1, 2 o “n” pixel, partendo dal “centro” dell’area di contrasto individuata.

In base alla intensità impostata, il filtro andrà ad aumentare in modo proporzionale la differenza fra chiari e scuri nell’area selezionata, creando una maggiore nitidezza percepita.

 

Anche i plug-in che non ti lasciano regolare questi fattori, funzionano (bene o male) nello stesso modo.

La nostra percezione della nitidezza è quindi influenzata dalla differenza tonale fra pixel vicini: quando c’è molta differenza percepiamo molto dettaglio, quando è poca percepiamo sfumature morbide.

Se esageri con l’intensità avrai degli aloni piuttosto evidenti intorno ai contorni dell’immagine.

Alcuni software (come Capture One) hanno già introdotto regolazioni specifiche proprio per supportare una grande intensità della nitidezza, eliminando gli aloni.

Se aumenti troppo il raggio avrai una percezione della nitidezza in stile “fake HDR”, molto forte e fastidiosa.

Sempre meglio mantenere il raggio della nitidezza ad 1,0 pixel (o meno), per avere un’immagine pulita, incisa ma non esasperata.

Se non regoli con attenzione la soglia, rischi che la nitidezza lavori anche su aree dove non dovrebbe agire (pelle, fondi, tessuti, ecc…) creando un effetto di granulosità sull’immagine.

Meglio tenere la soglia su valori che ne limitino l’azione alle sole aree di contrasto già presenti nell’immagine.

In Lightroom, ad esempio, puoi utilizzare la funzione “Mascheratura” che trovi nel pannello “Dettagli”, scorrendo il cursore con il tasto “Alt (option)” premuto, per regolare visivamente le aree di incidenza della nitidezza.

In base a cosa decido l’intensità e il raggio della nitidezza da applicare?

In base a cinque fattori:

1) Dimensione in pixel dell’immagine

Più è grande (in pixel) la tua fotografia e più supporterà (e sopporterà) nitidezza, sia in intensità che in raggio.

Un’immagine di grandi dimensioni (pensa al nuovo sistema medio formato Phase One da 150Mpx!) ti permnette di aumentare la nitidezza senza degrado, un’immagine piccola (sotto i 2000px di lato lungo) soffrirà già con un raggio di 1px.

2) Dimensione del soggetto nell’immagine

Un soggetto molto grande (ad esempio un primo piano) può richiedere anche un raggio maggiore di 1px e accettare un’intensità molto alta, un soggetto piccolo (un paesino all’interno di una vallata) richiede invece raggio minore di 1px.

3) Tipologia di immagine

Il paesaggio è il classico genere di fotografia nella quale applicare una nitidezza molto forte, ma con raggio molto ridotto (e attenzione agli aloni). Un ritratto maschile può dare il meglio con raggio più alto (mai comunque oltre i 2px) e un aspetto piuttosto “crudo”.

Ma una foto di bambini, o un bel ritratto femminile, rendono meglio con metodi per l’aumento della nitidezza più delicati.

4) Sensore

Ogni modello di macchina ha un sensore differente che si comporta in modo diverso rispetto alla stessa tecnica o allo stesso filtro. Io trovo che il dettaglio di Capture One (mixando Nitidezza, Struttura e Chiarezza) sia MERAVIGLIOSO, ma su alcuni RAW l’effetto è granuloso e davvero deludente.

5) Gusto personale

Ognuno ha una percezione differente e ciò che per me può essere esagerato, magari a te piace tantissimo 😉

Tieni conto di questi fattori quando applichi la nitidezza alle tue immagini e segui questo consiglio:

Quando ti sembra che la nitidezza vada bene… abbassala del 20% 😉

Ci sono tantissime tecniche per l’aumento della nitidezza, con caratteristiche ed effetti molto diversi.

Alcune, come quella che io chiamo “Double Focus” e che sfrutta il canale della luminanza in LAB, ti permettono un dettaglio fortissimo e una grande effetto di tridimensionalità. Altre, come “Accentua Passaggio”, hanno un tocco più morbido e delicato.

Alcuni software hanno un plug-in per la nitidezza fantastico, altri decisamente meno…

Insomma, sta a te scegliere la tecnica o il filtro perfetti per la tua fotografia, tenendo conto di un altro fattore molto importante:

Ogni fotografia ti chiederà un tipo di nitidezza differente. Puoi avere la tua tecnica preferita, ma non andrà mai bene SEMPRE 😉

 

Infine, ecco un ultimo consiglio:

Utilizza un filtro per la nitidezza con raggio basso, intensità altissima* e soglia ridotta solo alle aree di massimo contrasto per ottenere un dettaglio fine, super inciso e ottimo per avidenziare i paesaggi, le rocce, i piccoli oggetti nell’immagine.

 

Utilizza un filtro nitidezza con un raggio molto grande (anche 20-30px) e un’intensità molto bassa per ottenere un effetto di maggiore rilievo e tridimensionalità nelle immagini di ritratto o quando è necessario evidenziare volumi e ombre.

 

*Non farlo in RGB, ti troveresti con degli aloni fastidiosi

Non mi resta che darti appuntamento al prossimo articolo o al prossimo corso, buon lavoro e buon divertimento con la nitidezza!

 

Simone P

News ed Eventi
Le mostre fotografiche del mese di Settembre 2018

WILLY RONIS – LES AMOUREUX DE LA BASTILLE (PARIS, 1957)

01/09/2018
Francesca Pone

Le mostre fotografiche del mese di Settembre 2018

Tutte le mostre fotografiche in Italia a Settembre 2018!

(se vuoi segnalarci altre iniziative, scrivi un commento e le aggiungeremo alla lista)

 

 

* I n a u g u r a n o *

 

CATS IN VENICE. Marianna Zampieri
Dal 2 al 9 Settembre
The Studio in Venice – Galleria d’arte
WILLY RONIS. Fotografie 1934 – 1998

Dal 6 Settembre al 6 Gennaio

Casa dei Tre Oci – Venezia

https://www.panorama.it/foto/grandi-fotografi/le-foto-di-willy-ronis-mostra-venezia/

 

PHEST. Festival internazionale di fotografia ed arte

Dal 6 Settembre al 4 Novembre

Città di Monopoli

http://annoeuropeo2018.beniculturali.it/eventi/album-archivio-famiglia-phest/

 

SARAH MOON. Time at Work

Dal 19 Settembre al 6 Gennaio 2019

Fondazione Sozzani – Milano

http://www.galleriacarlasozzani.org/it/future/time-at-work

 

PLAYROOM. Valeria Marmaglio

Dal 21 Settembre al 9 Novembre

Torrefazione Vittoria – Cremona

http://www.exibart.com/profilo/eventiV2.asp?idelemento=178506

ERWITT ELLIOTT. I cani sono come gli umani
Dal 22 Settembre al 3 Febbraio 2019
Casa dei Carraresi – Treviso

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News ed Eventi
Il team di FotografiaProfessionale: Nicola Montanari

NICOLA MONTANARI – FOTOGRAFIAPROFESSIONALE.IT

30/08/2018
Francesca Pone

Il team di FotografiaProfessionale: Nicola Montanari

 

Nicola Montanari, quasi 45enne ma giovane dentro, è Trainer di FotografiaProfessionale da diversi anni: si occupa di tutta la parte fotografica della nostra realtà, dal training in aula durante l’Accademia e i Workshop, fino ai video-corsi di Fotografia e illuminazione. Inoltre, Nicola fa parte del team Flow, un nuovo progetto di FotografiaProfessionale per cui realizza shooting di moda e ritratti per aziende.

Da piccolo, Nicola passava le sue giornate a giocare a basket con gli amici nel vialetto di casa e poi… Beh, i Transformers! Chi non ci ha mai giocato? 😉

La sua passione per la Fotografia nasce grazie al padre fotoamatore.

Il lavoro che sognava da “piccino” era quello dell’illustratore, perché gli è sempre piaciuto disegnare ed è una passione ancora presente, anche se il lavoro non gli permette di coltivarla come vorrebbe 🙂

Tra i suoi hobby, giocare a tennis e seguire lo skateboarding, che ora non pratica più. Come quasi tutti ama viaggiare perché lo arricchisce dentro… Ma impoverisce il suo conto in banca!

Il suo regista preferito è Wes Anderson e, nonostante guardare film sia un suo passatempo, non ha l’abitudine di legarsi a particolari titoli.

Nicola non è un lettore assiduo, ma è rimasto colpito da “Open” di Agassi perché ha trovato delle similitudini con la sua vita. La lettura, però, lo aiuta nel suo lavoro e gli dà ispirazione per dare vita a nuovi progetti fotografici.

Il suo sogno nel cassetto è legato alla sua professione: Nicola, infatti, spera di realizzare importanti campagne che gli permettano di viaggiare il mondo facendo ciò che ama 🙂

Francesca

News ed Eventi
Il team di Fotografia Professionale: Emanuela Gandolfi

EMANUELA GANDOLFI – FOTOGRAFIAPROFESSIONALE.IT

23/08/2018
Francesca Pone

Il team di Fotografia Professionale: Emanuela Gandolfi

 

Emanuela Gandolfi, di età q.b., a noi ignota e sconosciuta, è Project Manager di FotografiaProfessionale: laureata in Comunicazione e Marketing, lavora per l’agenzia di comunicazione integrata e, come sostiene lei, “sono stata coinvolta contro la mia volontà” anche nel progetto di FotografiaProfessionale 😉

Emanuela è l’interfaccia tra FP e i nostri Partner: identifica le nuove opportunità di collaborazione e, assieme all’azienda, progetta le varie attività che possano offrire un valore aggiunto alla nostra realtà.

Se non ci fosse lei!

Appassionarsi alla Fotografia era, per Emanuela, inevitabile! Non vi racconterò qualche aneddoto della sua esperienza come fotografa perché le voglio bene ed è la mia “compagna di scrivania”. Magari in un’altra occasione, quando non leggerà 😉

Tra i suoi “Hobbit”, viaggiare ovunque e comunque. Ama i gatti ma adora la sua “cagnolina” Minnie, le piace nuotare e fare luuuunghi aperitivi con gli amici.

Il suo regista preferito è Tim Burton, ma riguarderebbe volentieri “I guerrieri della notte” e “The Others”. Il suo film preferito, però, a quanto pare non l’hanno ancora realizzato. Un film che non ha mai capito? “Mulholland Drive”. A.A.A. Cercasi appassionati che possano spiegarglielo 😉

È amante del Rock anni ’90, ma tra i più attuali apprezza i Muse.

Di autori, beh… Diciamo che Emanuela non ne ricorda molti! Ma rileggerebbe “Dio di illusioni” di Donna Tartt e “I pilastri della terra” di Ken Follet.

Il suo sogno nel cassetto: vivere al mare, felice e spensierata, facendo tutto ciò che ama. Rigorosamente senza smartphone, per stare lontana da email e telefonate 🙂

 

Francesca

Interviste
In viaggio con un paesaggista: Francesco Gola

SPAIN © FRANCESCO GOLA

20/08/2018
Lorenzo Montanari

In viaggio con un paesaggista: Francesco Gola

“In viaggio con un paesaggista” è uno spazio dove intervisto un fotografo paesaggista italiano. Ma non paesaggisti a caso, gente importante eh 😉

Francesco Gola è l’intervistato di oggi.

Francesco ama il mare, e ama le lunghe esposizioni. Queste sono le caratteristiche principali delle sue stupende foto.

Ma le sue foto sono molto di più. Per lui sono un collegamento tra il suo mondo interiore di sogni ed emozioni, e quello esteriore della Natura.

Nella sua esperienza può vantare clienti e collaborazioni con nomi del calibro di Nikon, Apple, NiSi e Capture One.

Bello eh?

Ora veniamo a noi.

Allora, intanto ciao e grazie di aver accettato di fare questa breve intervista 😊

Partiamo dalla cosa più importante, la meta: come la scegli?

Hai presente quando sotto la doccia ti viene la risposta geniale alla domanda che ti hanno fatto tre ore prima e alla quale non hai saputo rispondere? Più o meno è così. Infatti la meta è una folgorazione, mai una vera e propria pensata, e arriva quando lo decide lei, non quando serve a te. Può venire guardando la copertina di un libro, sfogliando cose a caso su internet, guardando hashtag improbabili su Instagram. Una volta l’ho trovata guardando l’etichetta di uno shampoo al supermercato, giuro, e ci ho organizzato dietro un viaggio di una settimana in solitaria in un’isola scozzese.

La parte più importante è percepire quando viene, per non tarparle le ali. A quel punto partono le mille domande: “ma quindi quel faro dov’è?”, “ma ci si arriva senza traghetto?”, “e il sole dove tramonta?”, “ma le maree?”.

E così, in men che non si dica, mi infilo in quella che reputo la parte più divertente di tutte, che mi permette di viaggiare ancor prima di alzarmi dalla scrivania: la pianificazione.

Io, da aspirante paesaggista, mi trovo sempre a dover coniugare due approcci per me differenti, ma complementari, alla fotografia di paesaggio: la pianificazione e il semplice vagare in cerca di ispirazione. Una volta scelta la meta, tu come procedi all’organizzazione del viaggio? Pianifichi nei minimi dettagli (con tanto di software per la posizione del sole e ore di golden e blue hour) ogni scatto, o “vagabondi” in cerca di idee?

Credo che vagabondare nella natura con il cavalletto in spalla e le cuffie nelle orecchie sia stato il motivo per cui abbia iniziato a dedicarmi seriamente alla fotografia di paesaggio.

È qualcosa che consiglio a tutti, perché è davvero un modo per ritrovare se stessi, cosa che servirà sicuramente dopo nella fase di scatto. Purtroppo, però, dopo un po’ mi sono accorto che andare a caso significa quasi sempre fallire nel catturare il momento magico che andiamo cercando, perché lasciamo letteralmente tutto al caso. Se la fortuna è cieca, sulla sfiga… lo sai.

Pianificare così diventa una necessità perché, a meno che non abbiamo davvero dei giorni da perdere e null’altro da fare nella vita, se stiamo una settimana in Scozia a far foto, vogliamo essere al posto giusto al momento giusto, è innegabile.
Iceland - Francesco Gola
Se vai in Islanda ad Agosto per fotografare l’Aurora boreale, probabilmente al ritorno venderai tutta la tua attrezzatura dal nervoso, perché ad Agosto l’aurora non la vedrai sicuro dato che ci sono 24 ore di luce. Così come se decidi di fotografare un tramonto sul mare in Costa Azzurra in estate, perché il sole ti tramonta alle spalle. O come se ti metti in testa di fotografare un maestoso faro in tempesta in Bretagna, quando a causa della bassa marea potresti raggiungerlo a piedi.
Queste sono tute cose che puoi sapere prima, e ormai con una facilità disarmante. E saperle ti permette di scegliere non solo la meta più adatta al periodo a disposizione, ma anche di adattarti agli imprevisti che, quasi certamente, dovrai fronteggiare una volta arrivato in campo, perché nessun piano di battaglia resiste al primo colpo di cannone.
Pianificare non significa portare a casa lo scatto, ma massimizzare le possibilità che hai di farlo.
Infatti è bene ricordarsi e accettare sempre e comunque l’unica regola che governa davvero la fotografia di paesaggio: per quanto tu possa pianificare, Madre Natura è sempre al comando.

Lo zaino di un paesaggista tende a riempirsi facilmente tra ottiche, corpi macchina e accessori vari. Tu come gestisci la tua attrezzatura? Meglio viaggiare leggeri, o meglio avere sempre tutto con sé onde evitare imprevisti?

Il mio approccio nell’attrezzatura è sempre stato molto minimal per diversi motivi.

Il primo è quello della praticità: fare lunghe passeggiate a piedi con chili e chili sulle spalle è davvero una tortura spesso non necessaria, soprattutto quando scoppia il temporale e devi correre a cercare un riparo. In linea generale, non porto mai un corpo macchina di scorta, poiché credo che il livello di affidabilità raggiunto dalle attuale macchine sia tale da garantire una ragionevole sicurezza; e poi non sono mica su una slitta trainata da cani per un viaggio di due mesi al Polo Nord!

Per quanto riguarda gli obiettivi, invece, per me è una scelta mentale. Utilizzo infatti solo due lenti a focale fissa: uno Zeiss 18mm (la mia lente primaria) e uno Zeiss 21mm (quello che affettuosamente chiamo “il teleobiettivo”). Se setti il tuo cervello solo a una o due focali, già camminando nella location di scatto sarai infinitamente avvantaggiato a trovare la composizione giusta, perché il tuo cervello comincerà ad elaborare la scena con quel “poco” che hai a disposizione, invece che autogiustificarsi dicendo “vabè, una zoommata e qualcosa si trova sicuro”. Salvare spazio in obiettivi e corpi macchine mi permette poi di portare una ragionevole abbondanza di accessori, che facilmente possono creare qualche problema per la loro natura poco affidabile.

Scotland - Francesco GolaBatteria di scorta, memory card addizionali, telecomandi di scatto remoto, torce e pile di ogni genere mi assicurano di non restare “a piedi” sul più bello.

Indispensabili per la fotografia di paesaggio i filtri. Anche qui stesso approccio: pochi ma buoni. Non servono mille gradazioni, ne servono due o tre; l’importante è che siano di qualità eccellente, per non andare a vanificare un nostro viaggio epico con attrezzatura da migliaia di euro, in un banale scatto fatto con un fondo di bottiglia che rende tutto opaco.

Infine, anche qui ricorda una legge fondamentale, il Paradosso della Scelta: più attrezzatura abbiamo a disposizione, più faremo fatica a scegliere quale utilizzare.
Insomma, penso che uno zaino snello permetta di mantenere snella e fresca anche la mente.

In base all’attrezzatura, quindi, bisogna scegliere il modo più adatto per portarsela con sé. Tu usi uno zaino, una tracolla, o qualche prodotto che ancora noi non conosciamo?

Non ho ancora trovato il Santo Graal degli zaini, ma penso comunque che lo zaino sia la soluzione migliore per questo genere fotografico. Uno zaino permette di organizzare bene l’attrezzatura per non perdersi a cercare quello che ci serve una volta in campo, oltre che distribuire correttamente il peso sulle spalle quando facciamo lunghe passeggiate. Tracolla, Sling Bag e altre soluzioni sono sicuramente ottime per le uscite in città, ma non per la paesaggistica.

Il vero problema è trovare uno zaino davvero adatto alle proprie esigenze. Se ne stai cercando ancora uno, ti suggerisco di focalizzarti su tre aspetti secondo me essenziali: possibilità di configurare a piacere gli spazi all’interno (e ancor meglio, magari dotato di una unità interna removibile), impermeabilità e adeguato supporto lombare. Ricorda inoltre che alle compagne aeree ben poco interessa se nel tuo zaino fuori misura massima c’è una preziosa reflex o un sacco di patate: va in stiva senza passare dal via. Evita dunque zaini con colori troppo appariscenti per attirare l’attenzione di qualche nazihostess e assicurati che le dimensioni esterne siano all’incirca compatibili con le dimensioni massime della compagnia aerea (circa, perché all’italiana, forzando un po’, qualche centimetro si recupera sempre!).

Ultima domanda, molto libera: lascia un consiglio ai lettori, su come affrontare al meglio la fotografia di paesaggio. 

Credo che il miglior modo di affrontare la fotografia di paesaggio sia con il cuore e con la mente, non con l’attrezzatura.

La migliore reflex, il più nitido degli obiettivi, il più stabile dei cavalletti ti restituiranno solo delle belle cartoline se tutto quello che ti limiti a fare è applicare la teoria imparata.
Non mi ricordo di aver realizzato una buona immagine solo perché di fronte a me c’era un tramonto spettacolare o la tempesta perfetta, ma ricordo esattamente l’emozione che ho provato mentre stavo catturando ogni scatto che poi ho deciso di pubblicare.
Nel momento in cui riuscirai a trasferire quello che provi alla tua macchina fotografica, allora sarai in grado di chiudere quel cerchio iniziato magari, davvero, con un’idea sotto la doccia e, per un istante, sarai tutt’uno con tutto quello che ti circonda.

Ho sempre lavorato per quell’istante, e credo non ci sia miglior obiettivo da provare a perseguire per ogni fotografo di paesaggio.

Spain - Francesco Gola

Puoi seguire Francesco:
Sul suo sito: francescogola.net

 

Lorenzo