Storia della fotografia
20 Fotografi di Moda che non puoi non conoscere: Kristian Schuller

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03/11/2020
Elisa Schininà

20 Fotografi di Moda che non puoi non conoscere: Kristian Schuller

Un nuovo appuntamento settimanale nel mondo della moda!

”Voglio creare storie, voglio spiegare e dare forma ai personaggi con le mie storie che sedurranno le persone” – Kristian Schuller

 

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GLI INIZI

Nato in Romania, Kristian Schuller è emigrato con la famiglia in Germania in tenera età, trasferimento che gli ha permesso gli studi in fashion design con Vivienne Westwood, fashion designer che segnerà l’era del punk,
ma ciò non lo ferma dalla volontà di studiare anche fotografia all’Università di Belle Arti di Berlino.
Dopo la laurea, la confusione tra i due campi di formazione, fotografia e moda,lo porta a decidere di unire queste due ambizioni e di fare il grande passo diventando un fotografo di moda.
Grazie all’editor Isabella Blow, i suoi debutti sono piuttosto significativi fin dal suo arrivo alla Condé Nast Publications di Londra.

 

Kristian Schuller porta avanti il ​​suo lavoro su scala internazionale principalmente attraverso diverse riviste di moda come Vogue, Harper Bazaar, Elle e Glamour.
I suoi numerosi viaggi in giro per il mondo danno ritmo alla sua vita. L’artista trotta tra Londra, Parigi, New York e Berlino. Come afferma lui stesso, l’arte imita la vita.

 

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LO STILE

 

Kristian Schuller è un fotografo guidato dalla composizione, dalla padronanza del fulmine ma anche dalla precisione del movimento.
Un movimento che aggiunge energia e consistenza alle sue stampe: tempeste di tessuti, vortici di fumo, macchie d’acqua o esplosioni di polvere.

 

 

La gente dice che non sono un minimalista! Mi piace raccontare storie.
Direi che sono più un narratore; qualcuno che creerà una storia, come un film, che fissa l’eternità, cattura un’immagine, cattura un momento.
Mi piace che ci sia, proprio come al cinema, un prima e un dopo.

 

Ispirato anche da Ancient Photography o dai film di Federico Fellini, Kristian Schuller incoraggia indiscutibilmente la grandezza della teatralità a trovare la sua strada verso il suo obiettivo
Si può riconoscere Schuller attraverso una tecnica perfetta e una creatività unica che ha messo in luce alcune delle top model quali Gisele Bundchen, Amber Arbucci o Heidi Klum.
Schuller è il fotografo di moda che afferma di non essere “spigoloso“.

 

 

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Non ridurrò mai il mio lavoro all’aspetto fashion
Non nascondo che provengo dall’industria della moda, sono affascinato dalla donna, ma alla fine sono un fotografo.
Gli uomini e le donne che fotografo li amo così come sono, ma mi piace che la moda li sublimi, anzi li enfatizzi.
La moda è creativa, ma il punto centrale delle mie immagini sta nella persona, nella modella e non in ciò che indossa.

 

Mi piace ascoltare le cose della vita quotidiana, tutto ciò che mi circonda.
Non importa cosa succede, sono i piccoli momenti, quei brevi momenti che prendi e ne trai idee.
Voglio creare storie, voglio spiegare e creare personaggi con le mie storie che sedurranno le persone.

 

 

 

 

 

 

Ti sei perso gli appuntamenti precedenti?

Li trovi qui 😉

Steven Meisel
Giampaolo Sgura

 

Noi ci vediamo al prossimo appuntamento con un nuovo fotografo!

 

 

 

Elisa

Storia della fotografia
20 Fotografi di Moda che non puoi non conoscere: Giampaolo Sgura

20-FOTOGRAFI-DI-MODA-DEVI-CONOSCERE-GIAMPAOLO-SGURA

27/10/2020
Elisa Schininà

20 Fotografi di Moda che non puoi non conoscere: Giampaolo Sgura

Un nuovo appuntamento settimanale nel mondo della moda!

”Mai confondere la Moda con lo Stile, e il Sesso con l’Amore” – Giampaolo Sgura

 

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GQ Style UK

 

GLI INIZI

Giampaolo Sgura nasce in Puglia in una famiglia di agricoltori, produttori di olio di oliva.
Ricorda vivamente di essere fin da giovane affascinato dalla moda, senza avere purtroppo idea su come entrare in quel mondo elusivo.

Nessun progetto di carriera e l’ammissione sul non sapere come muoversi, lo portano a spostarsi a Milano per studiare Architettura, mondo che lo avvicina piano piano all’educazione alla moda, e successivamente alla fotografia, accreditandogli un’innegabile affinità per le riviste di moda che crescono.

La sua prima esibizione ebbe luogo all’Idriscalo Luna Park di Milano, girando un editoriale per l’Italian Glamour Magazine.
Dieci anni dopo, il fotografo, ora anche direttore creativo, vive a New York.

 

Vogue Japan – September 2015

 

 

LO STILE

 

Sgura cita Avedon e Irving Penn come fonti di ispirazione, ma è attento a sottolineare come la sua visione sia incentrata sul presente, in particolare con il suo lavoro in studio: dispone spesso di sfondi semplice per i ritratti, richiamo a Penn, mettendo a fuoco il suo obiettivo sulle donne e sui vestiti, ma alimentando la cornice con la sua fresca adrenalina, senza lasciare da parte il forte impatto della composizione, richiamo della sua conoscenza dell’architettura..

Non c’è nulla di meccanico nelle sue foto. Sgura afferma di non essere in grado di lavorare fino a quando non ha ‘sentito’ i vestiti, selezionato gli accessori e visto la modella pronta, pettinata e truccata e vestita con l’abito abbinato.

 

‘’Non posso entrare in uno studio, impostare l’illuminazione e poi chiedere al modello di arrivare. Non sono ‘’quel’’ tipo di fotografo, ho bisogno di costruire la scena, ed ogni scena è a sé diversa’’

spiega, rifiutando un set calcolato a favore di crude risposte emozionali.

 

Questi termini rigorosi ed autoimposti si focalizzano su un impegno fotografico che si fonde in modo forte con l’attività di vendita di abbigliamento.
E i suoi scatti vendono.

‘’Voglio essere commerciale, non è una parola negativa nel mio stile’’

Scelta di carriera intelligente, soprattutto se si considera che il sistema moda rimane, nonostante la sua facciata, un servizio mirato all’innovazione ed all’industria conservativa.
Questa sua decisione non gli ha negato il successo di apparire regolarmente su copertine internazioni quali Vogue Paris, Vogue Japan, Vogue Germany, Vogue Spain, Vogue Brazil, Teen Vogue, Allure Magazine, e l’elenco continua.

Ha rappresentato brand quali Dolce&Gabbana, Moschino, Versace, Roberto Cavalli. Le sue campagne ricevono risultati più eclatanti rispetto alle loro vetrine di moda.
Raccontano la storia del brand, e il suo heritage italiano ed il suo modo di osservare sono sicuramente parte del grande successo.

 

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Vogue Brazil – August 2014

 

ALCUNI LAVORI

Con Sgura prende vita la sua visione personale della donna: l’iconico scatto di una freddissima ragazza bionda che riassume il messaggio dei suoi lavori, un’illustrazione classica e un’emozione di fine suspance.

Quello che sappiamo della ‘’donna di Sgura’’ è che è alla costante ricerca di qualcosa, indossando abiti spettacolari.

‘’A mio parere, le mia foto non hanno bisogno di tante informazioni. È più interessante per me quando l’osservatore riesce ad utilizzare la sua immaginazione, e crea la sua storia partendo dalla mia immagine’’

Sicuramente, la figura che rimane in testa, è quella di una donna forte, potente, che richiama
la tradizione ed il fascino della donna italiana.

Sgura rifiuta l’essere definito un romantico, la genesi delle sue immagini è genuinamente basata sulla facciata superficiale del sistema moda, e questo lo rende sicuramente uno degli attuali fotografi leader di moda. 

 

Twin Set Campaign

 

 

Dolce&Gabbana SS12

 

 

 

Just Cavalli FW12

 

 

Noi ci vediamo al prossimo appuntamento con un nuovo fotografo!

 

 

 

Elisa

Storia della fotografia
20 Fotografi di Moda che non puoi non conoscere: Steven Meisel

20-FOTOGRAFI-DI-MODA-DEVI-CONOSCERE-STEVEN-MEISEL

29/09/2020
Elisa Schininà

20 Fotografi di Moda che non puoi non conoscere: Steven Meisel

Un nuovo appuntamento settimanale nel mondo della moda!

Visione e controversia nel mondo di Steven Meisel

 

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GLI INIZI

Meisel non nasce come fotografo, bensì come illustratore di moda, sua primordiale passione: all’inizio della sua carriera Steven Meisel non fotografava le donne per vivere,
le disegnava al Women’s Wear Daily, dove sedeva accanto al veterano illustratore di moda Kenneth Paul Block.
Negli anni ’70 la rivista specializzata in moda utilizzava ancora le illustrazioni sulla copertina, come facevano alcuni grandi magazzini per la pubblicità.

 

Meisel apprezzava la regolarità del suo lavoro d’ufficio, e le due serate settimanali in cui insegnava alla Parson, dove aveva studiato illustrazione.
Ma il richiamo di qualcosa di diverso si faceva sentire.
Iniziò a tirare fuori una macchina fotografica e prese l’abitudine di sorvegliare le agenzie di modelle per una breve possibilità di catturare quelle donne meravigliose.

 

Durante lo studio di una collezione femminile, si reca per la prima volta all’agenzia Elite dove viene autorizzato a fare provini fotografici alle modelle.
Da qui inizia una collaborazione e un doppio lavoro: in settimana si dedica alle collezioni,e nei weekend alle modelle (una di loro è Phoebe Cates).
Scatta le foto nel suo appartamento a Gramercy Park oppure per strada.

È solo poco tempo dopo, che alcune di queste modelle portano le foto alla redazione di Seventeen e i redattori ne rimangono conquistati.

 

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CENNI SULLA CARRIERA

Il successo di Meisel è in parte dovuto all’apprezzamento per il suo stile da parte di “regine della stampa” come le direttrici di Vogue Italia e Vogue USA, Franca Sozzani e Anna Wintour.

 

Per Vogue Italia è stato l’unico fotografo per la copertina negli ultimi 15 anni.
Ha curato campagne adv per VersaceValentinoD&GCalvin Klein (per il quale ha creato dei servizi fotografici molto controversi), PradaLanvinMulberry e Anna Sui.

 

Meisel è inoltre accreditato della scoperta di molte top model, tra cui Linda Evangelista e James Rousseau.
Ha reso famose Heather Bratton e Coco Rocha ritraendole spesso su Vogue Italia.
Tra le sue muse Stella TennantKaren Elson e Kristen McMenemy.

 

 

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Zara Spring 2020 Campaign by Steven Meisel

 

 

LO STILE

“Il mio stile lo definisco un po oltraggioso, un po’ pazzo o malato – quando mi è permesso fare quello che voglio”

Caratterizzato dal rigore, da un’essenziale formalità, da una perfezione distaccata Meisel vanta una estrema capacità visionaria e narrativa.
Non si possono immaginare gli anni ’90 senza il suo apporto estetico.
Il suo obiettivo ha fotografato le creazioni di griffe prestigiose indossate dalle donne più belle del mondo, che ha involontariamente contribuito a rendere indiscusse icone di bellezza a livello internazionale.

 

“I miei lavori preferiti sono quelli che mi permettono di dire qualcosa: la questione nera; quello che prende in giro le celebrità;
la cosa dei paparazzi; quello dell’istituto mentale; quelli a cui ho un minuto per pensare; tutti quelli che sono i più controversi in effetti.
Ma non è perché sono controversi che mi piacciono, ma perché dicono qualcosa di più di una bella donna con un bel vestito.
Anche questo mi piace, ma cercare di dire qualcosa è anche il mio obiettivo “.

 

 

ALCUNI LAVORI

CINEMATIC

Per le pagine del mensile Vogue Italia, Meisel ha ricostruito una serie di indimenticabili set di film in cui le donne sono vittime di violenza.

Nessun desiderio di scioccare, ma piuttosto di creare consapevolezza su quello che è un orrore da condannare!”.

Fa effetto leggere nella didascalia: “pizzo sangallo con gonna plissettata”, “raso, strecth con collo a fiocco”, “cady di seta con collo e polsini ricamati”.
Una storia reale su cui, per contrasto, il gioco del patinato dello scatto sottolinea la carnalità del reale, peggiore della fiction.
E conduce in una dimensione finemente ironica. Non è la prima volta che Vogue Italia decide di rappresentare la realtà, anche la più controversa, attraverso il suo linguaggio, che è l’estetica.

 

 

 

MAKEOVER MADNESS

Servizio fotografico iconico che presenta una serie di modelli, su cui spicca Linda Evangelista, che enfatizza la lotta che molti modelli affrontano quando si sottopongono ad un intervento chirurgico
per trasmettere l’idea di bellezza che il mondo della moda richiede, e quindi di farne parte quel mondo.
È una critica alla misura in cui le modelle (e le attrici del resto) faranno per farsi un nome in quel mondo complicato, e le riprese lo normalizzano.

Il servizio fotografico è curato nel dettaglio, tra inquadrature, styling, props, e patinatura tipica della moda. La satira di Meisel si ripropone anche in questo fantastico editoriale.

 

 

 

 

 

 

 

Insomma, non la ”solita” fotografia di moda, con questo artista 😉

Noi ci vediamo al prossimo appuntamento con un nuovo fotografo!

 

 

 

Elisa

Storia della fotografia
I 20 Fotografi di Moda che non puoi non conoscere!

20-FOTOGRAFI-DI-MODA-MERTMARCUS

21/09/2020
Elisa Schininà

I 20 Fotografi di Moda che non puoi non conoscere!

Un nuovo appuntamento settimanale nel mondo della moda!

 

Mert & Marcus – Gucci Campaign

 

 

Durante il percorso di Accademia, oltre a parlare di fotografia e di post-produzione, dedichiamo sempre del tempo a parlare di ‘nomi‘ della fotografia o del ritocco.
Non è scontato, ma un buona base di conoscenze  e di capacità in questi due campi si sviluppa grazie allo studio ed all’osservazione dei lavori che ci circondano.

 

 

Per questo è importante dare spazio, oltre alle tecniche fotografie e di ritocco, a delle liste di reference!
Nomi più o meno conosciuti a cui attingere per studiarne lo stile, la comunicazione, ampliare le conoscenze e, ultimo ma decisamente non meno importante,
da sfruttare per sviluppare la nostra creatività ed il nostro stile personale.

 

 

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Rankin – A focus on eyes

Questo appuntamento settimanale vuole parlarvi dei volti della moda:
credimi, aldilà dei fotografi ‘big’ super noti,
c’è un elenco di nomi che non puoi non conoscere 😉

 

 

 

Tenterò di stuzzicare la tua curiosità e te ne anticipo qualcuno…

 

…mai sentito parlare di Juergen Teller?
Giampaolo Sgura?
Mert & Marcus?
David Lachapelle?

Sarà un format interessante, io mi preparerei per prendere appunti! 😉

 

 

Elisa

News ed Eventi
Il Metodo SPRITZ! per Photoshop e il fotoritocco

UNO SPRITZ FOTOGRAFATO DA GIORGIO CRAVERO

02/08/2019
Simone Poletti

Il Metodo SPRITZ! per Photoshop e il fotoritocco

Per dieci anni tutti hanno insegnato Photoshop e il fotoritocco come si insegna matematica a scuola.

Beh, sai cosa? Non funziona!

È il momento di cambiare approccio e diventare dei fighi della post in modo semplice e divertente!

Ti è mai capitato di partecipare ad uno di quei workshop di Photoshop in cui ti fanno sedere tutti in fila (come a scuola), poi un tizio inizia a parlare e lo fa per ore e ore (come a scuola)?

Sempre lo stesso tizio (o tizia) ti spara lì 200/300 nozioni che non capisci (come a scuola) e nel frattempo cerchi di prendere appunti, seguire quello che dice, guardare la proiezione, ecc…

Alla fine della lezione non ci hai capito un cazzo (come a scuola) e con ogni probabilità dovrai chiedere ad un amico di darti ripetizioni.

Come a scuola appunto 😉

(In alcuni di questi workshop mi hanno detto che non si possono nemmeno fare domande durante la lezione… Minchia! Neanche a scuola!)

C’è un piccolo problema: Photoshop non si impara a memoria e un corso fatto come una lezione delle medie è davvero inutile. Oltre che faticoso e noioso.

Lo ammetto, all’inizio anche io ho fatto i corsi a “lezione frontale”.

Però ho capito molto presto che non funzionava come volevo (anche se tutti mi facevano i complimenti) e che si poteva fare meglio.

Così ho reso i workshop dal vivo più interattivi, facendo domande e chiedendo agli allievi di farne tante, il più possibile.

Ho inserito esercitazioni progressive, commentando insieme risultati, lavorando in gruppo per alcune parti più “creative”.

Abbiamo messo a disposizione degli allievi monitor EIZO e tavolette Wacom, li ho “sfidati” a creare immagini insieme.

Insomma, come sempre in FotografiaProfessionale, cambiamo le cose di continuo per farle funzionare meglio 😉

Si può fare ancora meglio, così ho creato il Metodo SPRITZ! per imparare Photoshop e il fotoritocco in modo divertente e veloce!

Ogni tanto mi fisso con qualcosa e inizio a studiare (mai fatto a scuola, ma per ciò che mi appassiona sì).

Così ho approfondito le discipline per l’apprendimento attivo, di cui si parla molto da anni soprattutto nelle scuole materne ed elementari.

Ho anche due amiche, Monica e Valentina, che si occupano di questo: Monica ha una scuola bilingue che utilizza questi metodi e Valentina li insegna a genitori ed insegnanti.

Mi sono chiesto “Può essere utile e rendere la cose più semplici a chi studia fotografia e post?” Mi sembrava di sì, quindi ho sfruttato le mie conoscenze e mi sono dato da fare 🙂

Ho scoperto che tante delle cose che fanno parte dei fondamenti di questo metodo di insegnamento e apprendimento le facevamo già. Altre erano alla base dei corsi di Ekis, alcuni tenuti dal mio socio Andrea Grassi. Ma altre cose non le avevo mai sperimentate o l’avevo fatto in modo molto limitato.

L’Apprendimento Attivo: imparare divertendosi e partecipando.

L’Active Learning è una forma di apprendimento in cui l’insegnante si impegna a coinvolgere direttamente gli studenti nel processo di apprendimento attraverso la partecipazione attiva alla lezione, la discussione dei materiali di lavoro, l’impegno in giochi di ruolo, casi di studio, brevi esercizi scritti, autovalutazione, ecc…

L’Apprendimento Attivo può prevedere anche esercizi e giochi, diverse disposizioni dell’aula in base all’obiettivo della lezione, la suddivisione in gruppi di lavoro autonomi.

Cos’è il Metodo SPRITZ? Come funziona?

Il metodo SPRITZ! per imparare Photoshop e il Fotoritocco è il riassunto di tutta la mia esperienza sul campo come ritoccatore professionista e soprattutto come formatore.

S sta per STRATEGIA: approccio strategico al fotoritocco.

Perché quando hai davanti un’immagine non sai mai da dove iniziare per correggerla?
Perché tutti ti insegnano un approccio “tattico” fatto di tecniche separate o di “segreti” che funzionano solo con quei valori e quelle immagini.
La correzione delle immagini richiede un approccio STRATEGICO: per fare sì che ogni tecnica e ogni regolazione vada nella giusta direzione, all’interno di un piano preciso!

Avere un approccio strategico ti consentirà di sfruttare al meglio le tue risorse ed essere più veloce ed efficace.

P sta per PRATICA: Photoshop si impara con tanta pratica.

Pratica, tanta tanta pratica. Nulla più dell’esperienza diretta ti consentirà di ottenere risultati.

Nel metodo SPRITZ! ogni tecnica viene spiegata, mostrata e messa subito in pratica.
Esercitazioni, prove, errori e correzioni: è così che otterrai risultati più in fretta!

R sta per RIPETIZIONE: la ripetizione rende perfetti (o quasi 😉 ).

Non c’è arma più potente della pratica e della ripetizione per far sì che una cosa entri a far parte di te. Ogni cosa e ogni tecnica viene ripetuta e utilizzata di continuo per tutto il corso in combinazione con quelle nuove.
Così non impari solo le tecniche: scopri come metterle insieme nel tuo flusso di lavoro!

I sta per IMMERSIONE: immersione in un ambiente professionale.

Il modo migliore per raggiungere un livello da Pro è lavorare con professionisti veri e con strumenti e tecniche professionali.
Per questo in ogni corso il team di professionisti di FotografiaProfessionale è lì per supportarti in ogni momento.

Ambiente professionale vuol dire anche attrezzature professionali: monitor EIZO, fotocamere FujiFilm, tavolette Wacom, luci e attrezzatura Apromastore.

T sta per TECNICA: tecniche semplici per risultati professionali.

La pratica comanda, ma la tecnica è fondamentale.
Le mie tecniche personali per ottenere risultati professionali in tempi ridottissimi.
Photoshop non è fatto di tecniche complicatissime da fisico termonucleare ma di tecniche SEMPLICI, che combinate insieme ti permetteranno risultati incredibili!

E la Z? Z sta per ZOT!, i “colpi di fulmine” per dominare Photoshop!

Gli ZOT! sono tecniche velocissime e super efficaci, consigli e trucchi del mestiere da vero ritoccatore che ti insegnerò durante questo corso.
Non solo: per ogni ZOT! ho creato una scheda fisica (di cartoncino) fighissima con ogni passaggio della tecnica illustrato, con tanto di scorciatoie da tastiera e consigli.

Cosa succede in un corso SPRITZ?

Beh, per prima cosa non è detto che succeda ciò che ti aspetti 😉
I corsi dal vivo fatti con il metodo SPRITZ! cambiano ogni anno, ma sicuramente ti puoi aspettare che:

1) I tavoli saranno divisi a gruppi di 4 postazioni o magari a ferro di cavallo, o in cerchio.

2) Parteciperai attivamente alla decisione degli argomenti da trattare: c’è un programma, ma sarà sempre tagliato “su misura” del gruppo.

3) Lavorerai INSIEME ai tuoi colleghi: vi confronterete per tutta la durata del corso, imparando l’uno dall’altro.

4) Farai esercitazioni e lavoro pratico, correggerai le esercitazioni dei tuoi colleghi e loro le tue.

5) Imparerai divertendoti e facendo esperienza diretta.

6) Potrai fare TUTTE le domande che vuoi. Anzi, iniziamo subito, hai domande? Scrivile qui sotto 🙂

7) Mano a mano che ci addentriamo in Photoshop e nel fotoritcco imparerai tecniche progressivamente più fighe!

8) Per ogni tecnica e concetto fondamentale riceverai una scheda ZOT! con tutte le info che ti servono per essere autonomo.

9) Sceglierai le immagini da correggere e se vuoi puoi portare le tue.

10) Alla fine raggiungerai un livello che ora non ti aspetti neanche.

Tutto questo e tanto tanto altro è il Metodo SPRITZ!

Ti assicuro che sarà divertente, intenso, impegnativo e diverso da tutto quello che hai provato fino ad oggi.

Non vedi l’ora di provare?

Bene, il prossimo corso è proprio Photoshop SPRITZ! a novembre, a Parma.

Clicca qui sotto per iscriverti!

Ci vediamo fra Spritz e livelli,

a presto 😉

 

Simone Poletti

Storia della fotografia
Storia della Fotografia: Ansel Adams

ANSEL ADAMS

17/07/2019
Francesca Pone

Storia della Fotografia: Ansel Adams

Eccoci di nuovo con il nostro appuntamento tutto dedicato alla Storia della Fotografia 🙂

Non te ne sarai mica dimenticato perché troppo preso dalle ferie, vero?! ⛱

Oggi parliamo di…

Ansel Adams!

 

 

 

Ansel Adams
Ansel Adams

 

 

Ansel Adams potrebbe essere definito uno dei padri fondatori della fotografia paesaggistica, un fotografo da idee e stili innovativi che ancora oggi riscuotono grande successo.

Adams nasce nel 1902 a San Francisco e, a pochi anni dalla sua nascita, conosce sulla propria pelle l’inaudita violenza e forza che può avere la natura: nel 1906, infatti, il Paese fu scosso da un violento terremoto che segnò la sua vita… e il suo volto!

Fu proprio durante questo accaduto, infatti, che Adams cadde e si fratturò il naso; questo gli causò una deformazione del setto nasale, che lo contraddistinguerà per il resto dei suoi giorni.

 

Ansel non dimenticò mai la brutale forza della natura e, pian piano, si innamorò letteralmente della sua maestosità.

 

 

Fotografia di Ansel Adams
Fotografia di Ansel Adams

 

 

La sua relazione con la Fotografia iniziò a 14 anni, quando ricevette in regalo una Kodak Brownie, e visitò il Yosemite National Park per poter immortalare i suoi primi paesaggi.

La grande passione per la fotografia, per i paesaggi e la natura sarà la costante eterna che caratterizzerà la vita di Ansel Adams.

 

 

Non ci sono regole per una buona foto, ci sono solo buone fotografie

 

 

Ansel non era uno studente modello, anzi.

Non amava andare a scuola e a 17 anni si rivelò un pessimo studente.

 

Dopo essere guarito dall’influenza spagnola che aveva ucciso milioni di persone, Ansel Adams si iscrisse al Sierra Club, un’organizzazione ambientalista che si occupava di pianificare e progettare gite annuali alla scoperta della natura: fu in quelle occasioni che il fotografo raccolse grandi scatti e perfezionò, man mano, la sua tecnica fotografica e i suoi scatti… Rigorosamente in bianco e nero 😉

 

Lo stile di Ansel Adams è unico, delicato, dall’aspetto pittoresco. A piccoli passi, il fotografo si immerge in un contesto naturale, lo scopre, ne mette in luce i propri particolari, lo immortala e lo presenta all’osservatore implicito come un soggetto mai stravolto, consueto.

 

 

Fotografia di Ansel Adams
Fotografia di Ansel Adams

 

 

Uno dei momenti più importanti della carriera e della storia di Ansel Adams è la fondazione del gruppo f/64 nel 1932.

Il nome è dovuto alla minima apertura del diaframma, una tecnica sì complessa ma che permette di allargare la profondità di campo riducendo lo sfumato dello sfondo e risaltandone i dettagli.

Questa, infatti, è una delle regole della fotografia paesaggistica tanto cara ad Adams 🙂

 

Nel frattempo, il fotografo continuò a prendere parte alle escursioni organizzate dal Sierra Club e, nel corso degli anni, molti dei suoi scatti divennero fonti ufficiali per mettere in luce alcune problematiche ambientali.

Ansel, infatti, era in grado di dare vita a fotografie vere e senza filtri, essenziali per poter far conoscere al mondo come la natura si stava evolvendo.

 

 

Fotografia di Ansel Adams
Fotografia di Ansel Adams

 

 

 

Ho sempre pensato che la fotografia sia come una barzelletta: se la devi spiegare non è venuta bene

 

 

Ancora oggi, Ansel Adams è molto studiato nelle scuole di Fotografia per l’invenzione del sistema zonale.

Si tratta di una tecnica nata per la fotografia in bianco e nero, che oggi può essere usata sia dalla fotografia digitale che da quella analogica. Questa tecnica prevede lo studio dell’esposizione per sviluppare tutta la sfera di toni che fanno parte di una scena.

Lo scopo della tecnica è quello di offrire un’immagine il più fedele possibile a quella reale, oltre che facilitare il lavoro del fotografo durante il settaggio della macchina fotografica.

 

 

Fotografia di Ansel Adams
Fotografia di Ansel Adams

 

 

Nella sua vita non si occupò solo di ritrarre la tanto amata natura, ma si dedicò anche a qualche reportage: uno dei più importanti fu quello realizzato durante la visita al Manzanar War Relocation Center, dove vennero internati tutti i nippo-americani durante l’attacco bellico di Pearl Harbour.

Ansel Adams visitò il centro e documentò le serene condizioni di vita dei nippo-americani, totalmente diverse rispetto a quelle documentate qualche anno prima dalla fotografa Dorothea Lange.

Le foto di Adams vennero poi esposte al MoMa di New York e non si risparmiarono a critiche e polemiche a causa dell’avanzare della Seconda Guerra Mondiale e del risentimento provato dagli americani nei confronti dei loro connazionali.

 

 

Fotografia di Ansel Adams
Fotografia di Ansel Adams

 

 

Secondo Ansel, la fotografia è il riflesso del proprio autore.

Più studi, più leggi, più ascolti musica e scatterai fotografie, più sarai in grado di fare la differenza nel tuo campo ed emergere.

Nessuno potrà mai ottenere la tua stessa fotografia, perché questa non è solo frutto di settaggi o di luce, ma è soprattutto frutto dell’anima del fotografo 🙂

 

Grazie alle sue fotografie, Adams è stato in grado di raccontarci la maestosità e la grandezza della natura. Tutto questo senza emozioni vere e proprie da immortalare, ma solo da farci provare.

Le sue foto ci parlano e ci raccontano quella che nel tempo è stata ed è la natura, oggi un tema a noi così caro e tutt’altro che banale 🙂

 

 

L’assoluta facilità con cui possiamo produrre un’immagine banale porta spesso ad una totale mancanza di creatività

 

 

Francesca

Interviste
Intervista a Nicola Montanari

FOTOGRAFIA DI NICOLA MONTANARI

12/07/2019
Francesca Pone

Intervista a Nicola Montanari

Negli scorsi mesi abbiamo lavorato assieme al fotografo Nicola Montanari per la realizzazione dei nuovi video-corsi sulla fotografia di ritratto: “Ritratto con Flash a Slitta” e “Ritratto in Esterno” 🙂

 

Siamo entusiasti dei nuovi progetti e, assieme a noi, anche Nicola Montanari 😉

Tra uno shooting e l’altro, ho potuto conoscerlo un po’ più a fondo…

 

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News ed Eventi
Adobe ti costringe ad aggiornare: facciamo chiarezza

22/05/2019
Francesca Pone

Adobe ti costringe ad aggiornare: facciamo chiarezza

Negli ultimi giorni è iniziata a circolare una notizia da parte di Adobe che ha preoccupato diversi utenti.

Alcuni di voi ci hanno scritto per avere informazioni in merito: cerchiamo, allora, di fare chiarezza sulla tempesta che ha colpito le vecchie suite Creative Cloud 😉

 

 

È stata una semplicissima mail da parte di Adobe a spaventare gran parte degli utilizzatori: l’azienda, infatti, sta comunicando agli utenti delle vecchie versioni di Adobe Creative Cloud che non dispongono più della licenza per utilizzare il pacchetto. Se intendono ancora fruirne, allora devono aggiornare la suite alle versioni più recenti.

Ma quello che più ha spaventato i clienti non è tanto il dover aggiornare la suite, accettando anche costi più elevati, bensì l’avviso da parte di Adobe di poter incorrere in potenziali denunce da terze parti per l’utilizzo (senza permesso) del software non aggiornato.

 

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Post-produzione
Una goccia alla volta: la post per lo Still Life Beverage

UNO STILL LIFE BEVERAGE DI GIORGIO CRAVERO

07/05/2019
Simone Poletti

Una goccia alla volta: la post per lo Still Life Beverage

La Post-Produzione per lo Still Life Beverage: una disciplina fra la meditazione e la velocità.

Faccio una premessa: la post e il vino sono due delle mie passioni più grandi, quindi questo articolo sarà pieno di doppi sensi fra bevande (da meditazione) e post (da sorseggiare). Perdonami 🙂

Oltre a fare il ritoccatore e ad aiutare i fotografi a far pace con la post, sono un appassionato di fotografia. Amo i ritratti e tutto ciò che è foto in studio, ma quando mi mettono davanti un oggetto con cui giocare e un kit di luci da poter torturare, lì davvero mi diverto come un matto.
Anche perché lo Still Life si adatta perfettamente al mio modo di fare post e alle cose che amo di più nel ritocco.
La post per lo Still Life è una roba da ossessivi compulsivi del pixel, fatta di precisione, tecnica e pazienza. Di superfici da pulire, colori da uniformare e portare perfettamente “a cromia”, oggetti da regolare, drizzare, rendere perfetti. Curve da lisciare, riflessi da eliminare o enfatizzare, una quantità spropositata di tracciati, maschere, gruppi e piccole regolazioni quasi impercettibili.

La post per lo Still Life Beverage porta tutto ad un livello superiore: è più difficile, più tecnica, più divertente e più appassionante!

Fare post per lo Still Life Beverage vuol dire avere un rapporto quasi simbiotico fra ritoccatore e fotografo: il lavoro dell’uno è determinante per quello dell’altro ed entrambi definiscono il risultato finale con la qualità del loro intervento.

Questo significa che il fotografo deve scattare il meglio possibile, curando ogni minimo dettaglio e confrontandosi spesso con il ritoccatore per decidere insieme cosa rifinire in post e cosa invece deve essere concluso già in scatto.

Alcune immagini, come lo splash di Aperol Spritz qui sopra, presuppongono l’uso di diversi scatti, preparati con attenzione e uniti in post per un risultato incredibile.

 

L’ingresso della post nella fotografia di Still Life (non solo di bevande), ha portato ad un incredibile aumento delle possibilità creative e della qualità del prodotto finale. Oggi sono possibili cose che semplicemente erano irrealizzabili senza l’intervento della post e gli stessi fotografi di still life scattano e “pensano” in modo diverso: con meno limiti, più velocità, più opportunità.

L’uso della post ha introdotto nello Still Life una serie di possibilità prima inimmaginabili: dal focus stacking agli effetti speciali come splash e composizioni di oggetti.

Oggi, anche grazie alla post, le immagini di still life sono più veloci da realizzare, più belle, più creative e alla portata di un maggior numero di fotografi.

Per questo è ancor più di prima fondamentale studiare, lavorare, esercitare e accrescere al massimo le proprie competenze per riuscire ad essere al top in un settore nel quale la qualità media dei professionisti è altissima e i migliori del mondo sfiorano vette incredibili.

Nel caso dello Still Life la solita frasetta da social “Sono tutti Fotografi” non vale proprio.

Se vuoi essere ad un livello da vero pro in questo settore devi diventare un fotografo di grande qualità e competenza tecnica e un ritoccatore con i controcazzi (scusa il termine, ma rende l’idea 😉 ).

 

Cosa serve per una post di qualità nello Still Life Beverage?

1. Fotografie di altissima qualità, concordate prima dell’inizio dei lavori

2. Conoscenza dei materiali e delle superfici

3. Capacità di realizzare tracciati super-precisi in brevissimo tempo

4. Capacità di interpretare la visione del fotografo e interpretarla al meglio

5. Velocità e precisione nella pulizia dell’immagine dai difetti

6. Competenza nella correzione colore

7. Gestione di luci, ombre e prospettive

8. Capacità di riprodurre effetti reali attraverso la post

1. Fotografie di altissima qualità, concordate prima dell’inizio dei lavori

Puoi essere il miglior ritoccatore del mondo, ma se gli scatti non sono di altissima qualità ti aspettano lunghe ore di lavoro scomodo e difficile per poi ottenere risultati discutibili. Sono il primo io ad accorgermene: quando lavoro sulle foto dei miei clienti (professionisti di alto livello), il lavoro è semplice, divertente e piuttosto veloce; quando invece creo immagini partendo da scatti miei (come fotografo sono un semplice appassionato), ho molte più difficoltà.

Una grande post non può sostituire un grande scatto.

 

2. Conoscenza dei materiali e delle superfici

Ogni materiale riflette la luce e si comporta in modo differente: non solo il fotografo, ma anche il ritoccatore deve saperlo. Altrimenti ci ritroviamo con vetri lucidi dai riflessi satinati, liquidi senza trasparenze, riflessioni su superfici a specchio ecc…

Se hai dubbi, prendi oggetti veri e guarda come reagiscono alla luce, come riflettono, come si specchiano. La Post deve, il più possibile, riprodurre effetti reali e veritieri: il modo migliore per ottenerli è “copiarli” dalla realtà (quando non è possibile ottenerli direttamente in scatto 😉 )

3. Capacità di realizzare tracciati super-precisi in brevissimo tempo

“Un tracciato è per sempre”.

Non l’ha detto Ansel Adams, l’ho detto io, ma rimane vero 🙂

Nello Still Life il tracciato è semplicemente l’unico modo sensato per separare parti dell’immagine in modo preciso, qualitativo e sempre editabile. Perché, come sempre, ogni cosa che fai in post deve essere sempre editabile e ripristinabile: devi sempre poter tornare indietro.

In un’immagine di Still Life possiamo avere anche 20/25 tracciati diversi, sono fondamentali e non ti pentirai MAI di aver preparato un tracciato in più.

Li odi? Vieni al mio workshop di Photoshop Base e farò in modo che scoppi l’amore! 😉

4. Capacità di capire la visione del fotografo e interpretarla al meglio

Capire quello che ha il fotografo in testa, che immagine ha in testa, quali sono per lui le caratteristiche imprescindibili e i difetti da eliminare.

Capire soprattutto qual è il messaggio che deve essere trasmesso, con quale tono e con che linguaggio.

Queste sono le cose che un ritoccatore DEVE saper fare. Ovviamente, se sei sia il fotografo che il ritoccatore, è molto più facile.

 

5. Velocità e precisione nella pulizia dell’immagine dai difetti

Esistono diverse tecniche per la pulizia e la correzione dei difetti, ognuno ha la sua preferita. Il mio consiglio principale è: trova il tuo modo, sii disposto a cambiarlo (io lo faccio piuttosto spesso), ma non lasciarti prendere dalle mode.

Per capirci: la “separazione delle frequenze” non è la soluzione ad ogni male e non è vero che è il metodo usato da TUTTI i ritoccatori professionisti. È vero però che può essere molto utile, mixata ad altre tecniche e che lo stesso metodo che utilizzi per correggere l’incarnato di una modella può essere usato per eliminare la polvere dal quadrante di un orologio o da un bicchiere.

Il tuo flusso di lavoro per l’eliminazione dei difetti deve essere:

1. Collaudato e a prova di bomba

2. Semplice per te (la semplicità è un fattore soggettivo, ma se usi un metodo che trovi astruso e non ti “calza” alla perfezione, meglio cambiarlo)

3. Deve preservare la texture dei materiali

4. Deve permetterti risultati di qualità altissima in tempi brevi

 

6. Competenza nella correzione colore

La correzione del colore è un fattore importantissimo in ogni tipo di Still Life. Soprattutto quando devi metter insieme scatti realizzati magari con luci leggermente diverse (per enfatizzare un dettaglio rispetto ad un altro) devi essere in grado di uniformare cromaticamente e tonalmente ogni parte dell’immagine.

7. Gestione di luci, ombre e prospettive

Conoscere il modo di muoversi della luce e delle ombre, per poter riprodurre certi effetti in post, è importantissimo.

Come è fondamentale conoscere la prospettiva e il funzionamento dei piani prospettici e focali. Per questo consiglio sempre ai miei ritoccatori di fare un corso di disegno: le regole del disegno sono le stesse che dovrai rispettare nella composizione di un’immagine digitale.

8. Capacità di riprodurre effetti reali attraverso la post

Nelle composizioni Beverage, come nelle immagini ambientate, può essere necessario ricreare effetti che in scatto non abbiamo potuto ottenere: dalle ombre di oggetti inseriti in un secondo momento a gocce d’acqua, fumo, ecc…

La soluzione migliore è sempre quella di avere uno scatto da montare, ma a volte capita che, per problemi di tempo o di disponibilità, si debba fare di necessità virtù. A quel punto, un po’ di esperienza e una bella banca di effetti e immagini pronte all’uso (raccolte nel tempo) può salvarti la vita 😉

Queste sono, secondo me, le cose che ti servono per una post da Pro nello Still Life Beverage, ma sono sicuro che ce ne possano essere tante altre: scrivi nei commenti quelle che vengono in mente a te 😉

Se vuoi diventare un Pro della Fotografia Still Life, non posso che consigliarti la Masterclass con Giorgio Cravero, a partire dal primo video-corso, dedicato proprio alla Fotografia di Beverage!

 

Ci sentiamo al prossimo articolo o al prossimo corso di FotografiaProfessionale!

A presto 🙂

 

Simone Poletti

Interviste
Riccardo Pieri, fotografo di emozioni

FOTOGRAFIA DI RICCARDO PIERI

15/03/2019
Francesca Pone

Riccardo Pieri, fotografo di emozioni

Cosa significa fotografare matrimoni oggi?

Significa emozionarsi e dare vita ad un racconto personale, un reportage fedele fatto di stati d’animo, condivisioni e soprattutto persone che hanno reso meraviglioso il giorno più importante nella vita di una coppia 🙂

Tutto questo con uno stile personale e “fuori moda”.

Perché le mode passano, proprio come dice Riccardo Pieri 😉

Il 23 Marzo, Riccardo sarà uno dei relatori al Photography PRO Day 2019: in attesa del suo intervento, ho scambiato con lui qualche parola per capire com’è oggi la fotografia matrimonialista 🙂

 

Riccardo Pieri
Riccardo Pieri

 

FP: Raccontaci chi sei 🙂

Piacere, sono Riccardo!
Amo la vita, i viaggi e la mia famiglia. Tutto ciò che è naturale mi mette di buon umore per il semplice motivo che odio la finzione, dovuta ad ogni contesto.

Odio svegliarmi presto al mattino, rispondere in tempo reale ai messaggi, ma soprattutto odio i luoghi comuni.

Fare il fotografo per me vuol dire emozionarsi, scoprire e condividere: amo con tutto me stesso il mio lavoro, da sempre. Sono tra quelle persone fortemente convinte che se qualcosa va male nella nostra professione dipende quasi sicuramente da noi stessi e dal nostro approccio; dare la colpa agli altri è fin troppo facile e dannoso.

 

FP: Quando e come è iniziata la tua carriera da fotografo matrimonialista?

Sono fotografo matrimonialista dal 2012, è iniziato tutto per caso, o quasi.

Forte di questa passione ho deciso di lasciare il mio lavoro precedente per dedicarmi a tempo pieno al settore fotografico.
Inizialmente i dubbi mi perseguitavo ogni secondo, e ancora oggi, a distanza di quasi 7 anni non se ne sono andati. Credo che questo sia anche normale perché ogni giorno siamo costretti ad affrontare nuove sfide per fa si che la nostra professionalità resti tale.

 

Fotografia di Riccardo Pieri
Fotografia di Riccardo Pieri

 

FP: Cosa significa per te fare il fotografo matrimonialista oggi?

Tanto…veramente. Per chi ci affida il compito di raccontare uno dei giorni più importanti della vita dobbiamo avere sempre massimo rispetto e concentrazione unita, ovviamente, ad un’alta tecnica fotografica.

Con tutti i mezzi che ormai hanno a disposizione i nostri clienti, direi proprio che sono abituati a vedere ottime immagini, per cui dobbiamo cercare di stupirli, ma sopratutto emozionarli, con ogni mezzo possibile.

 

FP: Usi i social network? Sono utili nel lavoro di un fotografo?

Non usare oggi l’aiuto dei social network per mostrare e, soprattutto, promuovere la nostra attività, sarebbe veramente dannoso per la nostra professione. Attenzione, però, a non abusarne o a credere che possano sostituire la nostra personalità: questo ancora non è possibile. Ricordatevi un’altra cosa, forse la più importante: avere tanti like non significa che le nostre fotografie sono migliori rispetto ad altre con pochi.

 

FP: Come vedi il rapporto tra fotografia e post-produzione?

Credo che entrambi gli argomenti vadano di pari passo. Fotografare e post-produrre in un determinato modo ci permette di avere una precisa personalità in termini qualitativi del lavoro. Credo altrettanto fortemente che una pessima fotografia non potrà mai diventare bella grazie ad un’accurata fase di elaborazione, invece una buona fotografia grazie ad un’ottima post-produzione possa diventare vincente.

 

Fotografia di Riccardo Pieri
Fotografia di Riccardo Pieri

 

FP: Ti occupi personalmente della post-produzione dei tuoi scatti?

Assolutamente sì! Come ho detto in precedenza, fa parte del nostro modo di vedere la fotografia, in particolare quando riguarda un racconto personale; al contrario invece, se si tratta di scatti di Still Life oppure di architettura non avrei alcun dubbio, mi affiderei a chi meglio di me sa usare i vari programmi di elaborazione grafica.

 

FP: Che consigli daresti a chi vuole fare il fotografo matrimonialista oggi?

Bisogna avere uno stile proprio e fresco, senza trarre spunto dai tanti blog che si trovano in giro. Le mode passano, il vostro gusto non lo farà mai se lo tenete costantemente attivo.

 

Fotografia di Riccardo Pieri
Fotografia di Riccardo Pieri

 

FP: Il 23 Marzo sarai ospite del Photography PRO Day. Di cosa parlerai e quali strategie condividerai?

Sarà per me un grande onore prendere parte al Photography PRO Day e cercherò prima di tutto di trasmettervi la mia passione per la fotografia e vi darò qualche consiglio utile per intraprendere questa fantastica professione.

 

FP: C’è qualcosa che vorresti dirmi e che non ti ho chiesto?

Una cosa vorrei dirla: per fare questo lavoro dobbiamo essere prima in pace con noi stessi, altrimenti non possiamo certamente esserlo con gli altri e questo trasparirebbe dalle nostre foto.

 

Fotografia di Riccardo Pieri
Fotografia di Riccardo Pieri

 

FP: Ci vediamo il 23 Marzo allora 😉

 

 

Francesca