News ed Eventi
Le mostre fotografiche di Aprile 2019

PIXY LIAO, “IT’S NEVER BEEN EASY TO CARRY YOU”, 2003

01/04/2019
Francesca Pone

Le mostre fotografiche di Aprile 2019

Tutte le mostre fotografiche in Italia ad Aprile 2019!

(se vuoi segnalarci altre iniziative, scrivi un commento e le aggiungeremo alla lista)

 

 

* I n a u g u r a n o*

 

A Beautiful Image. Horst P. Horst

Dal 12 Aprile al 9 Giugno

Palazzo Magnani – Reggio Emilia

https://www.fotografiaeuropea.it/fe2019/mostra/horst-p-horst/

 

Unbridled Curiosity. Larry Fink

Dal 12 Aprile al 9 Giugno

Palazzo Da Mosto – Reggio Emilia

https://www.fotografiaeuropea.it/fe2019/mostra/larry-fink/

 

Arabian Transfer. Michele Nastasi

Dal 12 Aprile al 9 Giugno

Palazzo Da Mosto – Reggio Emilia

https://www.fotografiaeuropea.it/fe2019/mostra/michele-nastasi-2/

 

Crack. Jacopo Benassi

Dal 12 Aprile al 9 Giugno

Chiostri di San Pietro – Reggio Emilia

https://www.fotografiaeuropea.it/fe2019/mostra/jacopo-benassi/

 

Giovane Fotografia Italiana #7 

Dal 12 Aprile al 9 Giugno

Chiostri di San Domenico – Reggio Emilia

https://www.fotografiaeuropea.it/fe2019/mostra/famiglie-un-mondo-di-relazioni/

 

Confessioni. Canzoni vissute

Dal 12 Aprile al 9 Giugno

Spazio Gerra – Reggio Emilia

https://www.fotografiaeuropea.it/fe2019/mostra/confessioni/

 

Obiettivo Granata: 1919 – 1929. Origine e ascesa della Reggiana Calcio

Dal 12 Aprile al 9 Giugno

Spazio Scapinelli – Reggio Emilia

https://www.fotografiaeuropea.it/fe2019/mostra/obiettivo-granata-1919-1929/

 

Pixy Liao. Experimental Relationship

Dal 12 Aprile al 9 Giugno

Chiostri di San Pietro – Reggio Emilia

https://www.fotografiaeuropea.it/fe2019/mostra/pixy-liao/#

 

Master of Photography – The Exhibition

Dal 12 Aprile al 9 Giugno

Chiostri di San Pietro – Reggio Emilia

https://www.fotografiaeuropea.it/fe2019/mostra/master-of-photography/

 

 

 

* I n  C h i u s u r a *

 

Robert Mapplethorpe. Coreografia per una mostra

Fino all’8 Aprile

Museo Donnaregina – Napoli

http://www.madrenapoli.it/mostre/robert-mapplethorpe/?fbclid=IwAR2XKHy4YkSZ6l0Hgmd0he978ufItVBFmCjsKVuhWevypNk1acSTR4xYlyk

 

Coco, Audrey, Jackie: Lo Stile Senza Tempo. Fotografie Di Mark Shaw

Fino al 14 Aprile

Mantova Outlet Village – Mantova

http://www.mantovaoutlet.it/it/land-of-mantova/coco-audrey-jackie-lo-stile-senza-tempo-fotografie-di-mark-shaw

 

Thomas Struth: Nature & Politics

Fino al 22 Aprile

MAST – Bologna

https://www.panorama.it/foto/grandi-fotografi/thomas-struth-mostra-al-mast-bologna/

 

Denis Hopper

Fino al 28 Aprile

Galleria Ono Arte – Bologna

http://www.onoarte.com/index.php

 

Ernst Haas. Marylin Monroe & The Misfits

Fino al 28 Aprile

Galleria Ono Arte – Bologna

http://www.onoarte.com/gallery/index.php

 

Icons. Steve McCurry

Fino al 28 Aprile

Palazzo GIL – Campobasso

http://www.fondazionecultura.it/?q=node/1494

 

 

* I n  C o r s o *

 

Alessandro Imbriaco. Un posto dove stare

Fino al 1° Maggio

Parco Archeologico Appia Antica – Roma

http://www.parcoarcheologicoappiaantica.it/eventi/alessandro-imbriaco-un-posto-dove-stare/

 

Vivian Maier

Fino al 5 Maggio

Scuderie del Castello Visconteo – Pavia

http://www.milanotoday.it/eventi/vivian-maier-2019pavia.html?fbclid=IwAR1d_u05vbz8SJn1YqqT6b0wUy7Wbuwtscvy09DzpZS3DJYsKwwb-8cbBm0

 

Wildlife Photographer of the Year

Fino al 2 Giugno

Forte di Bard

https://www.fortedibard.it/mostre/wildlife-photographer-of-the-year-2019/?fbclid=IwAR2ZJ5G_2QT-HvNer3_Fnj7k5FWuLefTutylSm2u_AXS8oCHwRajq_

 

Robert Capa. Retrospective

Fino al 2 Giugno

Mole Vanvitelliana – Ancona

https://www.mostrarobertcapa.it/?fbclid=IwAR1p4kY0ELNvGa3THxW4uKHZuc2A–BhekUU-WxoB_AXkcN2d61dRnrzhqw

 

Inge Morath. La vita, la fotografia

Fino al 2 Giugno

Casa dei Carraresi – Treviso

https://www.ilturista.info/blog/14558-La_Mostra_su_Inge_Morath_a_Treviso_Casa_dei_Carraresi/

 

Lee Miller

Fino al 9 Giugno

Palazzo Pallavicini – Bologna

https://www.palazzopallavicini.com/

 

Michael Gaffney. Muhammad Alì

Fino al 16 Giugno

PAN – Napoli

https://www.artribune.com/arti-visive/fotografia/2018/12/da-letizia-battaglia-a-vivian-maier-5-mostre-di-fotografia-da-non-perdere-nel-2019-in-italia/

 

L’Italia dei Fotografi. 24 Storie d’Autore

Fino al 16 Giugno

M9 – Venezia Mestre

https://www.themammothreflex.com/grandi-fotografi/2018/12/18/mostra-italia-dei-fotografi-m9-mestre/?fbclid=IwAR0zq_oKuHL7gq8R8fKjOkdficSOJ0tOtvLDPsZwYdIEy-hd8JaRwq-sO4s

 

ROBERT MAPPLETHORPE. L’obiettivo sensibile

Fino al 30 Giugno

Gallerie Nazionali di Arte Antica – Roma

https://www.barberinicorsini.org/evento/robert-mapplethorpe-lobiettivo-sensibile/

 

Steve McCurry. Leggere

Fino al 1° Luglio

Palazzo Madama, Corte Medievale – Torino

https://www.guidatorino.com/eventi-torino/steve-mccurry-leggere-mostra-torino-2019/

 

 

Ferdinando Scianna. Viaggio, memoria, racconto

Fino al 28 Luglio

GAM – Palermo

https://www.gampalermo.it/museo/mostre/ottobre-2005-oggi/625-scianna-2019.html

 

 

Letizia Battaglia. Fotografia come scelta di vita

Fino al 18 Agosto

Casa dei Tre Oci – Venezia

https://www.themammothreflex.com/grandi-fotografi/2018/12/19/letizia-battaglia-mostra-fotografia-venezia/

 

Franco Fontana. Sintesi

Fino al 25 Agosto

Palazzo Santa Margherita – Modena

https://zero.eu/it/news/una-grande-mostra-omaggio-a-franco-fontana-a-modena/

 

 

Buone mostre 🙂

 

Francesca

Interviste
Stefano Oppo: mantenersi con la fotografia stock

FOTOGRAFIA DI STEFANO OPPO

18/03/2019
Francesca Pone

Stefano Oppo: mantenersi con la fotografia stock

Manca davvero poco al Photography PRO Day 🙂

Stefano Oppo, fotografo stock, sarà uno degli otto magnifici relatori di quest’edizione.

Se ancora non conosci il mondo della fotografia stock, non puoi assolutamente perderti la nostra chiacchierata 😉

Stefano Oppo
Stefano Oppo

 

 

FP: Ciao Stefano, innanzitutto grazie per l’intervista. Raccontaci chi sei!

 

Sono Stefano Oppo e sono un fotografo e videomaker professionista da oltre trent’anni 🙂

 

FP: Quando e come hai iniziato ad essere un fotografo stock? Ora lo sei a tempo pieno?

 

Ho iniziato nel 1995: l’agenzia fotografica di Milano per cui lavoravo distribuiva tramite cataloghi cartacei le immagini delle grosse agenzie di stock americane, tedesche e olandesi.

Quando decise di mettersi in proprio e di creare una collezione tutta Italiana, mi fece un contratto per realizzare 50 produzioni. Probabilmente sono stato il primo fotografo a realizzare produzioni di stock a Milano. Da lì poi sono stato contattato da agenzie con cui lavoro tutt’ora.

 

Fotografia di Stefano Oppo

 

FP: Come ti sei approcciato alla fotografia stock?

 

Inizialmente non è stato facile: dovevo fare tutto da solo, cercare truccatori promettenti che non facessero pagare troppo, dovevo trovare una stylist che portasse vestiti ma anche accessori e oggetti di scena e, soprattutto, dovevo trovare modelli a basso costo, in un periodo in cui i modelli a Milano costavano davvero tanto.

 

FP: Quali sono i criteri con cui un’agenzia stock seleziona i propri fotografi?

 

Non è l’agenzia che sceglie i fotografi di stock, ma è il fotografo che decide se fare stock. È un mestiere che richiede molta costanza e molto impegno: conosco fotografi professionisti che sono stati contattati da grosse agenzie ma poi non hanno continuato, altri invece che non sono neanche fotografi hanno presentato i loro lavori ad un’agenzia e sono stati ingaggiati.

Fotografia di Stefano Oppo
Fotografia di Stefano Oppo

 

FP: Che consigli daresti a quelli che vogliono far diventare la fotografia stock una fonte di guadagno a tempo pieno?

 

Non scoraggiarsi se gli inizi sono poco promettenti: la fotografia di stock funziona come un volano, deve prendere velocità prima di decollare. Inoltre iniziare da soli è molto difficile perché i contenuti che vengono richiesti dal mercato sono difficili da individuare senza una esperienza specifica.

 

Fotografia di Stefano Oppo

 

FP: Come vedi il rapporto tra fotografia e post-produzione? Ti occupi personalmente della post dei tuoi scatti?

 

È un rapporto strettissimo: la post ha la stessa importanza che aveva una volta il laboratorio di sviluppo quando bisognava avere un amico sviluppatore per ottenere i risultati desiderati! Oggi bisogna saper utilizzare sia Lightrooom che Photoshop. Personalmente sono molto esigente e mi piace controllare tutte le fasi, dallo scatto alla post produzione. Se non fossi in grado di farmi la post da solo, allora dovrei trovare qualcuno coi miei stessi gusti estetici.

 

FP: Quali sono i soggetti che preferisci fotografare? E quelli più venduti tra le tue fotografie?

 

Mi piace molto fotografare le persone, infatti quelli sono anche gli scatti più venduti. Questo, però, non vuol dire necessariamente che siano quelle che fanno guadagnare di più…
Fotografia di Stefano Oppo

 

FP: Il 23 Marzo sarai al Photography PRO Day. Su cosa sarà impostato il tuo speech? Sei emozionato?

 

Non tutti conoscono il mercato della fotografia di stock, quindi parlerò di come si diventa fotografi di stock e di cosa bisogna fare per avere successo in quel campo, ancora oggi poco conosciuto 🙂

 

FP: C’è qualcosa che non ti ho chiesto e vorresti dirmi?

 

La fotografia di stock è un mercato che, con poco impegno, permette di avere un introito mensile. Quanto grande dipende da noi, tutto sta ad iniziare 😉

 

FP: Allora ci vediamo il 23 Marzo, grazie Stefano!

 

Francesca

Interviste
Riccardo Pieri, fotografo di emozioni

FOTOGRAFIA DI RICCARDO PIERI

15/03/2019
Francesca Pone

Riccardo Pieri, fotografo di emozioni

Cosa significa fotografare matrimoni oggi?

Significa emozionarsi e dare vita ad un racconto personale, un reportage fedele fatto di stati d’animo, condivisioni e soprattutto persone che hanno reso meraviglioso il giorno più importante nella vita di una coppia 🙂

Tutto questo con uno stile personale e “fuori moda”.

Perché le mode passano, proprio come dice Riccardo Pieri 😉

Il 23 Marzo, Riccardo sarà uno dei relatori al Photography PRO Day 2019: in attesa del suo intervento, ho scambiato con lui qualche parola per capire com’è oggi la fotografia matrimonialista 🙂

 

Riccardo Pieri
Riccardo Pieri

 

FP: Raccontaci chi sei 🙂

Piacere, sono Riccardo!
Amo la vita, i viaggi e la mia famiglia. Tutto ciò che è naturale mi mette di buon umore per il semplice motivo che odio la finzione, dovuta ad ogni contesto.

Odio svegliarmi presto al mattino, rispondere in tempo reale ai messaggi, ma soprattutto odio i luoghi comuni.

Fare il fotografo per me vuol dire emozionarsi, scoprire e condividere: amo con tutto me stesso il mio lavoro, da sempre. Sono tra quelle persone fortemente convinte che se qualcosa va male nella nostra professione dipende quasi sicuramente da noi stessi e dal nostro approccio; dare la colpa agli altri è fin troppo facile e dannoso.

 

FP: Quando e come è iniziata la tua carriera da fotografo matrimonialista?

Sono fotografo matrimonialista dal 2012, è iniziato tutto per caso, o quasi.

Forte di questa passione ho deciso di lasciare il mio lavoro precedente per dedicarmi a tempo pieno al settore fotografico.
Inizialmente i dubbi mi perseguitavo ogni secondo, e ancora oggi, a distanza di quasi 7 anni non se ne sono andati. Credo che questo sia anche normale perché ogni giorno siamo costretti ad affrontare nuove sfide per fa si che la nostra professionalità resti tale.

 

Fotografia di Riccardo Pieri
Fotografia di Riccardo Pieri

 

FP: Cosa significa per te fare il fotografo matrimonialista oggi?

Tanto…veramente. Per chi ci affida il compito di raccontare uno dei giorni più importanti della vita dobbiamo avere sempre massimo rispetto e concentrazione unita, ovviamente, ad un’alta tecnica fotografica.

Con tutti i mezzi che ormai hanno a disposizione i nostri clienti, direi proprio che sono abituati a vedere ottime immagini, per cui dobbiamo cercare di stupirli, ma sopratutto emozionarli, con ogni mezzo possibile.

 

FP: Usi i social network? Sono utili nel lavoro di un fotografo?

Non usare oggi l’aiuto dei social network per mostrare e, soprattutto, promuovere la nostra attività, sarebbe veramente dannoso per la nostra professione. Attenzione, però, a non abusarne o a credere che possano sostituire la nostra personalità: questo ancora non è possibile. Ricordatevi un’altra cosa, forse la più importante: avere tanti like non significa che le nostre fotografie sono migliori rispetto ad altre con pochi.

 

FP: Come vedi il rapporto tra fotografia e post-produzione?

Credo che entrambi gli argomenti vadano di pari passo. Fotografare e post-produrre in un determinato modo ci permette di avere una precisa personalità in termini qualitativi del lavoro. Credo altrettanto fortemente che una pessima fotografia non potrà mai diventare bella grazie ad un’accurata fase di elaborazione, invece una buona fotografia grazie ad un’ottima post-produzione possa diventare vincente.

 

Fotografia di Riccardo Pieri
Fotografia di Riccardo Pieri

 

FP: Ti occupi personalmente della post-produzione dei tuoi scatti?

Assolutamente sì! Come ho detto in precedenza, fa parte del nostro modo di vedere la fotografia, in particolare quando riguarda un racconto personale; al contrario invece, se si tratta di scatti di Still Life oppure di architettura non avrei alcun dubbio, mi affiderei a chi meglio di me sa usare i vari programmi di elaborazione grafica.

 

FP: Che consigli daresti a chi vuole fare il fotografo matrimonialista oggi?

Bisogna avere uno stile proprio e fresco, senza trarre spunto dai tanti blog che si trovano in giro. Le mode passano, il vostro gusto non lo farà mai se lo tenete costantemente attivo.

 

Fotografia di Riccardo Pieri
Fotografia di Riccardo Pieri

 

FP: Il 23 Marzo sarai ospite del Photography PRO Day. Di cosa parlerai e quali strategie condividerai?

Sarà per me un grande onore prendere parte al Photography PRO Day e cercherò prima di tutto di trasmettervi la mia passione per la fotografia e vi darò qualche consiglio utile per intraprendere questa fantastica professione.

 

FP: C’è qualcosa che vorresti dirmi e che non ti ho chiesto?

Una cosa vorrei dirla: per fare questo lavoro dobbiamo essere prima in pace con noi stessi, altrimenti non possiamo certamente esserlo con gli altri e questo trasparirebbe dalle nostre foto.

 

Fotografia di Riccardo Pieri
Fotografia di Riccardo Pieri

 

FP: Ci vediamo il 23 Marzo allora 😉

 

 

Francesca 

Interviste
La rivoluzione della fotografia secondo Luca Pianigiani

MARKETING E COMUNICAZIONE NEL MONDO DELLA FOTOGRAFIA

14/03/2019
Francesca Pone

La rivoluzione della fotografia secondo Luca Pianigiani

Luca Pianigiani è un giornalista molto impegnato che, tra un lavoro e l’altro, mi ha sopportata e ha risposto a qualche mia domanda in vista del Photography PRO Day 😉

Luca, infatti, sarà uno dei relatori dell’edizione 2019 e il suo intervento si focalizzerà su com’è oggi la fotografia in un mondo quasi completamente digitale 🙂

Luca Pianigiani
Luca Pianigiani

 

FP: Raccontati, chi sei?

 

Sono nato con la fotografia (praticamente mi sono sviluppato con il D-76… scusate, roba antica, forse serve cercarla su Google) ma mi sono convinto presto (e mi davano del pazzo) che la fotografia sarebbe “entrata” dentro un computer.
Visto che non ci capivo nulla, ho studiato tanto e quindi hanno iniziato ad indicarmi come “esperto”, una cosa facile quando si è tra i pochi a parlare di qualcosa che nessuno conosce. Poi sono passati i decenni, continuano a darmi del pazzo, anche se per altri motivi (ma ci sono abituato 😉 )

 

FP: Di cosa si occupa Jumper e com’è nato il blog? Qual è il tuo ruolo in questa realtà?

 

Di fatto, non è mai stato un “blog”. È semplicemente una delle emanazioni della prima rivista, nata nel 1995, che parlava appunto di fotografia “nuova”.
La rivista si chiamava Jump, poi le evoluzioni hanno portato verso una pubblicazione digitale, e poi verso un sito, da qui Jumper.
Da sempre parliamo ai fotografi professionisti, ma non di macchine fotografiche: di innovazione e di modi per poter vivere di fotografia, che significa marketing, capacità di proporsi e trend che generano guadagno vero.

 

FP: Cosa ne pensi del mestiere di fotografo?

 

Che è quasi come parlare di astronauti. Tutti vivono sulla Luna, ma pochi hanno la possibilità di andarci sul serio.
In un mondo in cui ci sono miliardi di “fotografi” armati di cellulari e di canali per distribuire le loro immagini, fotografo è chi di mestiere vende fotografie ed è difficile se non si propone qualcosa di veramente forte e vendibile. Fare belle foto non basta, non è mai bastato, ma alcuni possono emergere se mettono a fuoco le priorità della committenza, ovvero di chi compra le fotografie e specialmente perché le compra.

 

FP: Quali sono, secondo te, le più grandi difficoltà da affrontare per affermarsi come fotografo?

 

Come ho detto prima, troppe persone che fanno fotografie (che sono meno brutte rispetto alle brutte foto che si facevano in passato: pensate, anni fa le foto “brutte” erano sfuocate, mal esposte, con le teste tagliate; ora, semmai, sono banali, ma tecnicamente corrette).  Ma il vero problema è che molti che vogliono fare i fotografi amano un personaggio del passato: oggi il fotografo è un esperto di comunicazione, di multimedialità, di strategie di marketing, di linguaggi che, incidentalmente, usa una fotocamera che poi è anche una videocamera e poi spesso comunica con uno smartphone e con un computer.

 

FP: Storytelling nella fotografia: secondo te quanto è rilevante e necessario?

 

La narrazione è sempre più fondamentale per creare un messaggio. Le persone non si fermano più che una frazione di secondo, poi “scrollano via”. Se non c’è una narrazione, che si ha voglia di guardare, leggere, ascoltare, si rischia di non essere “seguiti”.

 

FP: Com’è cambiato il mestiere con l’avvento dell’era digitale?

 

Nulla se parliamo di tecnica (cambia solo la tecnica, la parte più banale della storia); tutto se, invece, si pensa al numero di immagini che ci bombardano ogni minuto della nostra vita e l’eccezionale capacità distributiva dei contenuti visuali.

 

FP: I social media hanno influenzato la percezione che ha la società della fotografia?

 

Solo un pochino 😛

 

FP: Se dovessi dare tre consigli di marketing ad un fotografo, cosa gli diresti?

 

Pensate a delle idee e dei messaggi e non solo a delle “fotografie”. In pratica: cosa ho da raccontare e come faccio a spiegarlo?
Domandarsi: chi è interessato a comprare questo progetto, chi potrebbe trarne vantaggio e quindi a chi potrei proporlo?
Dove e come verranno fruite le mie immagini: spesso proporre un contenitore aiuta a trovarne una applicazione. Le foto sfuse richiedono un contenitore, altrimenti rischiano di non avere un valore.
Un libro? Un sito? Una storia (anche su Instagram), un documentario? Lavorate su un progetto che abbia un contenitore, sarà più facile vendere il contenuto.

 

FP: Scrivi di fotografia su Jumper.it: ti impegni anche a fotografare? Com’è nata la tua passione per la fotografia?

Ho iniziato a fotografare da bambino: mio padre era appassionato, io ho sognato di usare la sua Nikon FtnPhotomic e poi l’ho avuta, ma nel frattempo ero passato al digitale e persino all’iPhone 😉 
Fotografo, meno che in passato, ma il mio mestiere è lavorare con la fotografia più dal punto di vista della regia del contenuto che non del click, che quasi sempre lascio fare ad altri che lavorano con e insieme a me (spesso molto giovani, sono docente universitario e ho tanti ragazzi e ragazze bravissimi che hanno bisogno di mettersi in gioco su progetti importanti).

 

FP: Il 23 Marzo sarai al Photography PRO Day. Di cosa parlerai?

 

Di come pensare alla fotografia in modo diverso: non meno creativa, non meno artistica, ma funzionale ai nuovi media, agli schermi, alla comunicazione di oggi. 
Chi dice che siamo in un momento di pessima cultura sbaglia, oppure è invecchiato. La cultura visiva è al massimo della sua forza dalla nascita dell’uomo; il difficile forse è intercettare contenuti di altissima qualità perché la vastità di offerta è enorme. Parlo di come poter “essere percepiti” e cosa proporre per avere in cambio qualcosa di più di un… like.

 

FP: C’è qualcosa che non ti ho chiesto e vorresti dirmi di te?

 

Cosa farò domani… me lo chiedono tutti, visto che il mio lavoro è pensare e spiegare il domani. Il problema è che me lo chiederai domani e sarà già diventato oggi, quindi il futuro sarò diventato presente…. È una corsa che non ha fine, quindi la cosa migliore è trasformare la vita in una ricerca costante, non in un traguardo da raggiungere.

 

FP: Grazie per l’intervista, non vediamo l’ora di ascoltare il tuo intervento 😎

 

Francesca
Interviste
Daria Bonera: un’agente di rappresentanza al Photography PRO Day

CRODINO © CLARA VANNUCCI, DB AGENCY

11/03/2019
Francesca Pone

Daria Bonera: un’agente di rappresentanza al Photography PRO Day

Il Photography PRO Day 2019 è ormai alle porte e i relatori sono stati svelati 😉

Daria Bonera, agente di rappresentanza e photoeditor per Touring Magazine, è una dei relatori più attesi di questa edizione.

Abbiamo fatto due chiacchiere e ho potuto conoscere più di lei e del suo mestiere in vista del 23 Marzo 😉

 

Daria Bonera
Daria Bonera

 

 

 

FP: Parlaci di te, raccontati!

 

Fin da piccola sono sempre stata affascinata dalla fotografia, grazie a mia mamma Grazia Ippolito, fotografa ritrattista.

Ricordo che l’aiutavo a scegliere le foto da proporre alle riviste e spesso l’accompagnavo durante la realizzazione degli scatti.

 

FP: Come e quando hai deciso di diventare un’agente di rappresentanza?

La mia formazione è avvenuta durante i quattro anni in cui ho lavorato per l’Agenzia foto-giornalistica Grazia Neri a New York, oltre che per la fotografa documentarista Donna Ferrato. Solo nel 2008 ho maturato la decisione di aprire la mia agenzia.

 

CRODINO © CLARA VANNUCCI, DB AGENCY
CRODINO © CLARA VANNUCCI, DB AGENCY

 

FP: Quali sono i compiti di un’agente?

 

Scoprire e investire sui nuovi talenti e valorizzare il lavoro di fotografi già affermati 🙂 

 

FP: Quali profili selezioni per la tua agenzia e quali sono i criteri con cui li scegli?

Ultimamente mi sono focalizzata sulla ricerca di fotografi di Interior, settore che mi interessa molto e con il quale ci sono ancora tante potenzialità: il design è un settore in costante crescita.

Milano e i dintorni (Brianza inclusa) sono luoghi strategici, dove poter concretizzare nuove opportunità lavorative.

 

Seleziono nuovi fotografi, in particolare durante le portfolio review (Les Rencontres D’Arles e Eyes in Progress, per citarne alcuni) e ricevo molte candidature di fotografi da tutto il mondo.

Per quanto riguarda i criteri, anche se sono all’inizio della loro carriera, i fotografi devono avere almeno un progetto che sia efficace, coerente, originale e onesto.

In generale, non mi piace quando si vuol fare credere di sapere fare tutto: meglio specializzarsi e concentrarsi su un tipo di fotografia.

 

 

©CLARA VANNUCCI PER DARIA BONERA AGENCY, FERRARI TRENTO
©CLARA VANNUCCI PER DARIA BONERA AGENCY, FERRARI TRENTO

 

FP: Che consigli daresti a chi vorrebbe farsi selezionare da un’agenzia? 

Il consiglio che mi sento di dare è quello di portare anche solo un progetto, che sia però sorprendente, immediato e consistente.

 

FP: Quanto pensi sia indispensabile costruirsi un buon portfolio?
Da agente, quali sono i consigli assolutamente utili da condividere per un buon portfolio?

 

Oggi è più facile con il book digitale: io consiglio di crearne ogni volta uno diverso per tipologia di cliente.
Per ogni sezione o storia, deve esserci il giusto equilibrio tra selezione, scelta e sequenza delle foto. Deve risultare coerente, logico e omogeneo e deve riuscire a mettere in evidenza un punto di vista.
FP: Sei anche una photoeditor per Touring Magazine. Come descriveresti il mestiere di photoeditor?

 

Idealmente è una professione molto creativa, emozionante e stimolante. Cercare o commissionare reportage di viaggi con un taglio documentaristico mi è sempre piaciuto.
Purtroppo la crisi editoriale e della carta stampata ha portato ad avere budget ridotti e numeri sempre più bassi. Oggi produrre diventa l’eccezione, anche se continuo a crederci e a commissionare.
Io, solitamente, cerco fotografi che siano già nel luogo da fotografare e che possano farlo entro due giorni.
©CHRIS STEELE PERKINS PER DARIA BONERA AGENCY, CLIENTE PURINA
©CHRIS STEELE PERKINS PER DARIA BONERA AGENCY, CLIENTE PURINA

 

FP: Che consigli daresti a chi vuole diventare photoeditor oggi? 

 

Deve avere una buona cultura giornalistica e un’ottima conoscenza della fotografia e della storia della fotografia.
Coraggio, talento, intuizione, onestà, etica, sensibilità, determinazione e naturalmente passione: questi sono i particolari tipici in una professione come quella del photoeditor.
FP: Il 23 Marzo sarai tra i relatori del Photography PRO Day. Cosa condividerai con noi?

 

Sono molto contenta ed emozionata di partecipare al Photography PRO Day. Grazie per avermi invitata! 🙂

Vi presenterò la mia agenzia, che quest’anno compie 10 anni, e vi mostrerò alcuni lavori dei miei fotografi e registi e alcune campagne realizzate.

 

 

FP: C’è qualcosa che non ti ho chiesto e vorresti dirmi di te?

Che sono ottimista, che nonostante abbia iniziato a fare questo mestiere quando le grandi agenzie fotografiche chiudevano e le agenzie di pubblicità si ridimensionavano, continuo a crederci! 😉

 

FP: Grazie per quest’intervista, ci vediamo il 23 Marzo!

 

 

Francesca
Interviste
Emilio Tini e un modo nuovo di produrre Fotografia di Moda

FOTO DI EMILIO TINI

08/03/2019
Francesca Pone

Emilio Tini e un modo nuovo di produrre Fotografia di Moda

 

Quando ho iniziato la mia esperienza in FotografiaProfessionale, sentivo spesso parlare in ufficio di Emilio Tini per la sua fotografia nuova e fresca.

Emilio esprime se stesso attraverso i suoi scatti e descrive, a modo suo, ciò che gli si para dinnanzi alla macchina fotografica. La sua fotografia, specialmente con il suo nuovo progetto fotografico Fantastiche Visioni, è una ricerca dei volti che fanno parte di un’Italia in divenire, è una ricerca di ciò che va oltre la superficialità e lo scontato.

Ho avuto il piacere di intervistarlo per te e di conoscere più da vicino la sua fotografia 🙂

 

Emilio Tini
Emilio Tini

 

FP: Come nasce Emilio Tini fotografo? Raccontaci la tua storia.

 

ET: Sono cresciuto in un piccolo borgo medievale in Umbria dove la gente, se non fai le cose che fanno tutti, si spaventa e ti giudica. I miei, sin da bambino, mi hanno fatto crescere in maniera non standardizzata: mi proponevano un approccio personale alla vita, stimolando il protagonismo e la creatività, attraverso la costruzione di giochi a partire dagli oggetti più comuni come foglie, posate, buste e figurine di carta. Mi hanno fatto conoscere da giovanissimo l’arte in tutte le sue sfumature.

Da bambino mi sentivo un po’ alieno tra i miei coetanei. In realtà questo approccio mi ha permesso di avere un punto di vista originale, non scontato che poi mi è servito nella mia professione.

Ho iniziato in questa maniera a esercitare il mio sguardo, il pensiero e il gusto estetico e a soddisfare l’insaziabile fame per le immagini. Poi sono arrivati gli studi dove, oltre a formarmi delle basi solide ho imparato la disciplina, il sacrificio ma anche ad avere lo sguardo e la testa aperti a 360 gradi sul mondo. A diciotto anni ho avuto il privilegio di entrare all’ISIA di Urbino e ho scoperto la fotografia, in particolare Avedon e Bresson, e ne sono rimasto folgorato. Ho subito sposato quella chirurgia estetica di Avedon, quei bianchi e neri netti e amato la poesia e l’ironia, il modo di raccontare storie di Bresson. Ho cominciato allora, all’età di venti anni, a scattare.

Le immagini erano una declinazione di quello che vedevo: la traccia di questi due maestri filtrata attraverso la mia sensibilità. Avevo già le idee chiare di quello che volevo, di quello che doveva essere il mio stile: pulizia, rigore, sensualità, ironia.

 

Giuliano Fujiwara, foto di Emilio Tini (2013)

 

 

Negli anni successivi mi trasferii da Urbino a Milano per un master in Fotografia e per pagarmi le spese facevo da assistente a vari fotografi internazionali e nel frattempo scattavo i primi test per le agenzie di modelle. Le idee erano chiare: zero immagini noiose o già viste. L’ispirazione arrivava sempre dai miei maestri fotografici e dal mio vissuto.

Dopo due anni di lavoro da assistente con un book personale sotto braccio, provavo a bussare a tante porte ma nessuno mi apriva e mi liquidavano dicendo che le mie immagini non funzionavano e spesso aggiungevano che con quello stile strano non sarei mai andato da nessuna parte.

I sacrifici e la perseveranza per inserirmi in questo mondo erano vani. Tanto impegno e pochi risultati, sembrava che se non conoscevi gente influente non andavi ai cocktail party, alle serate di gala, in discoteca… Non potevi entrare in questo meccanismo. Mi sentivo demotivato e scoraggiato. Stavo lasciando Milano per tornare in Umbria, ero deciso a cambiare vita.

Poi Piero Piazzi, noto talent scout e direttore di Women Model Management, vedendo dei test che avevo fatto, mi fissò un appuntamento con la casa editrice Condè Nast. Andai al colloquio pensando all’ennesimo buco nell’acqua, invece furono così entusiasti del mio portfolio, fuori dal comune, che mi proposero sedici pagine per Vogue Gioiello con le top del momento ed i cappelli di Philip Treacy.

Da lì è cominciato tutto: le mie storie forti e creative ricche di staticità dinamica e ironia hanno iniziato a uscire in un circuito internazionale. Un agente mi ha contattato per rappresentarmi a livello internazionale ed è iniziata l’ascesa verso una carriera costellata di lavori importanti, realizzata senza raccomandazioni o giri disonesti. Questo mi rende fiero di me stesso e mi permette di guardarmi allo specchio, con soddisfazione, ogni mattina.

 

L'Officiel Italia, foto di Emilio Tini (2015)
L’Officiel Italia, foto di Emilio Tini (2015)

 

FP: Quali sono, se ci sono, i tuoi riferimenti stilistici, anche al di fuori della fotografia? Cosa ti emoziona e cosa ti appassiona?

 

ET: Sono una persona che ha solo memoria visiva: le immagini restano per sempre, mentre parole, numeri, concetti evaporano. Per questo il lavoro che faccio mi viene spontaneo come respirare!

Per quanto riguarda la fotografia sicuramente Avedon e Bresson; dei contemporanei, nel settore moda, mi affascinano molto Mario Sorrenti per la carnalità e l’ironia delle immagini e Craig McDean per la tecnica.

Fuori dall’ambito fotografico sono un divoratore di immagini.

Ci sono molti autori che mi hanno influenzato: per esempio nel cinema Antonioni, Godard, Polasky, Bellocchio, Bertolucci e Ferreri, mentre nella pittura Hopper, Shiele, Donghi… L’elenco è molto lungo: in ognuno di loro ho trovato dei miei frammenti sensibili e mi ci sono confrontato. Da lì li ho assimilati per ridarli poi al mondo attraverso le mie immagini.

 

FP: Sei un fotografo di moda e un ritrattista: come ti sei avvicinato al mondo della moda? Qual è la tua visione della fotografia fashion?

 

ET: È stato tutto molto causale, ma allo stesso tempo è come se le cose dovessero avere questo corso: sono sempre stato attratto dalle immagini ma in fotografia ho cominciato con il reportage. Un’esperienza tosta e formativa perché scattavo in pellicola, con una gloriosa Rolley Flex 6×6 bi-ottica: poco spazio per errori e molta concentrazione per cercare l’attimo perfetto.

Quando ho cominciato a vivere da solo e facevo l’assistente, mi sono affacciato al mondo della moda quasi per esigenza di sostentamento: fare test per modelle, lookbook e piccoli cataloghi erano il mezzo per vivere, da lì è cominciato tutto.

La mia visione della fotografia di moda è molto personale, credo che si abbia una grande possibilità, fortuna e responsabilità nel poter parlare ad un vasto pubblico ed emozionarlo. Penso che, come diceva Franz Kafka per i libri “Se il libro che stiamo leggendo non ci sveglia con un pugno in testa, perché mai lo leggiamo?”.

Ecco, per me vale lo stesso con la realizzazione delle fotografie, specialmente quelle di moda.

 

Foto di Emilio Tini
Foto di Emilio Tini

 

 

FP: Hai uno stile molto personale, che ci ha colpito immediatamente. Ti ha aiutato a trovare spazio o è stato un ostacolo? Come reagisce il mondo dell’editoria fashion alle proposte creative?

 

ET: Il mio stile è stato sempre una “croce e delizia”: sicuramente è poco commerciale, forte e spigoloso, spesso è stato un ostacolo ma è anche quello che mi ha permesso 15 anni fa di emergere dalla massa di fotografi che operavano nel settore. In Italia è ancora molto dura proporre cose nuove, non viste, fuori dai canoni soliti; all’estero c’è più apertura e rispetto per i creativi e i comunicatori. Spesso in questo paese si lavora a “briglie tirate” con tante paure e limitazioni creative.

 

FP: Come nasce un tuo servizio fotografico? Sei tu che fai le proposte al cliente (o alla rivista) o ricevi input precisi?

 

ET: È un discorso che viene declinato nello specifico a seconda del cliente e delle produzioni. Ogni esperienza professionale è sempre diversa. Sono un professionista e mi metto a disposizione del brand e della mission, ma senza rinunciare al mio punto di vista. Spesso il mio sguardo trasversale è quello che viene richiesto ed è per quello che mi scelgono: un buon equilibrio, pulizia, raffinatezza ed originalità.

 

Foto di Emilio Tini per Gianfranco Ferrè, 2011
Foto di Emilio Tini per Gianfranco Ferrè, 2011

 

FP: Che rapporto hai con la post-produzione? Ti occupi dei tuoi scatti o hai collaboratori che lo fanno?

 

ET: Tutto quello che vedete in una mia immagine è fatto dal vivo sul set: luci, ombre, scenografie, trucchi, esplosioni di glitter e colate di liquidi. Mi piace molto l’artigianalità di questo lavoro, sono un fotografo vecchia scuola ed un purista dell’immagine. Uso la post produzione per pulire la pelle, perfezionare piccoli dettagli, mai per stravolgere l’immagine. Seguo tutto il processo degli scatti: dall’ideazione alle prove di stampa, sono molto preciso e meticoloso ma ho un valido team di professionisti che si occupa della mia post-produzione.

 

FP: Cosa consiglieresti a chi voglia entrare oggi in questo mondo? Qual è la “ricetta del successo” di Emilio Tini?

 

ET: Il panorama è molto cambiato da quando ho cominciato io 15 anni fa. La fotografia digitale dà facile accesso a tutti: i social come Instagram e Facebook sono un veicolo di diffusione e condivisione immediato. Sono oramai tutti fotografi.

Credo che questi nuovi aspetti creino e creeranno sempre più confusione tra fotografia amatoriale improvvisata e professionale e resisteranno solo coloro che sono ben inseriti nel sistema. I budget al ribasso danno accesso ancora di più a professionisti improvvisati e discutibili.

Credo che, soprattutto in Italia, non ci sia una profonda cultura fotografica. La maggior parte delle persone valuta il lavoro in maniera superficiale e con poca professionalità. Non si conosce la storia della fotografia e il suo passato e quindi non si apprezza il presente in maniera oculata, ostacolando lo sviluppo di prodotti e stili freschi e innovativi. C’è molta paura di osare, di creare cose nuove e mai viste.

Ricette per il successo pre-confezionate non ce ne sono: consiglierei di conoscersi bene, indagare quello che si vuole trasmettere, credere in se stessi e nel proprio “sguardo sensibile” senza tradirsi mai: soprattutto adesso è importante avere una voce propria e particolare rispetto alla massa.

Tenacia, costanza, sacrifici ed anche un pizzico di fortuna sono gli ingredienti che funzionano!

 

Foto di Emilio Tini per The Room Magazine, 2015
Foto di Emilio Tini per The Room Magazine, 2015

 

FP: Quanto conta l’attrezzatura? Ti senti più tecnico o istintivo?

 

ET: Sono cresciuto dando spazio sempre più alla mia parte istintiva, alle emozioni, al fiuto per le cose o, nel lavoro, per l’immagine giusta. La vedo come scriveva Bresson:“Fotografare è porre sulla stessa linea di mira la mente, gli occhi ed il cuore: è un modo di vivere”. Penso quindi che si possano creare delle ottime immagini se ci si mette anima e contenuto. Con il tempo però impari anche che un’ottima attrezzatura e padronanza tecnica ti danno la possibilità di esprimerti al meglio, senza limiti, attraverso un ventaglio sconfinato di opzioni.

 

FP: Quanto conta nel tuo lavoro il rapporto con il soggetto? Come lavori di solito sul set? Preferisci la disciplina o un ambiente più rilassato?

 

ET: Sono un appassionato di umanità, mi intrigano le persone e l’interazione con esse è una delle cose che preferisco di questo lavoro. Mi affascina e mi entusiasma la complicità che si crea con i soggetti: amo scavare dentro di loro, condividere noi stessi sul set anche per poco tempo. Il fotografo, per creare delle immagini intense, deve essere anche un filantropo, uno psicologo. Da un dialogo profondo con un soggetto nasce la fiducia e la disponibilità per mettersi in gioco senza filtri, disarmati, darsi e svelarsi per far nascere delle immagini che vibrino e comunichino emozioni.

 

Campagna per Borsalino, Emilio Tini (2014)
Campagna per Borsalino, Emilio Tini (2014)

 

FP: A volte sembra che tu abbia un rapporto quasi metafisico con gli spazi: crei immagini iconiche e molto grafiche (come per Borsalino) con pochi tagli di luce e colore. Quanto contano la grafica e le sintesi per Emilio Tini?

 

ET: L’arte concettuale ed il realismo magico, l’uso metafisico degli oggetti e degli spazi mi hanno sempre affascinato. Sono due correnti artistiche che ho scoperto quando ero adolescente. L’arte concettuale e il realismo magico mi hanno svegliato, aperto la testa e il cuore ed io ora cerco di farlo attraverso le fotografie.

L’arte concettuale per un discorso semiotico, l’uso degli gli oggetti desunti dal quotidiano e riproposti con provocazione nella fotografia. Il realismo magico declinato con meno razionalità e più spiritualità emotiva. Penso alle atmosfere di artisti come Antonio Donghi, Felice Casorati, Edward Hopper ma anche a scrittori come Alejandro Jodorowsky e Milan Kundera.

Le foto sono precise, incise, i particolari e lo spazio ben definiti, ricchi di particolari, atemporalità, dettagli sensoriali immobili, bloccati, immersi in una magica sospensione. I soggetti sono raffigurati con realismo ma, grazie all’aggiunta di elementi surreali o paradossali, danno una rappresentazione di sottile mistero, trasmettono un senso d’irrealtà.

 

Emma Marrone, foto di Emilio Tini (2018)
Emma Marrone, foto di Emilio Tini (2018)

 

FP: A quali progetti sei particolarmente legato e quali sono i prossimi?

 

ET: Sono molto legato alle prime campagne pubblicitarie che ho realizzato. Ero fresco, ingenuo, completamente libero.

Penso alle immagini surreali di Giuliano Fujiwara, designer giapponese, con il quale ho collaborato per 5 anni o agli ADV per Gianfranco Ferrè, in particolare quello con le esplosioni di glitter (zero post-produzione: tutto vero, fatto sul set in tempo reale!) sui corpi dei modelli.

Il prossimo progetto è il progetto della vita! Il mio primo grande progetto fotografico, grande perché mi espongo in prima persona come direttore creativo e fotografo: il mio stile, lo sguardo, la sensibilità, la creatività.

Si chiama ‘Fantastiche Visioni FV’. Esce il 14 Marzo 2019 ed è un progetto artistico e fotografico sui talenti italiani. Verranno presentati attraverso un portale web ed un’edizione cartacea i protagonisti noti e meno noti del made in Italy in una chiave iconografica nuova, fresca, moderna, come non li avete mai visti. Il progetto è diviso in capitoli ed uscirà a partire da quest’anno due volte all’anno. Potete seguirci su www.fantastichevisionifv.com o su Instagram fantastiche_visioni_fv .

 

Fantastiche Visioni FV, Foto di Emilio Tini
Fantastiche Visioni FV, Foto di Emilio Tini

 

 

FP: Quali sono, secondo te, gli ingredienti per un’immagine perfetta?

 

ET: Uno su tutti: il senso del timeless. Un’immagine ben costruita a livello tecnico, compositivo, carica a livello emotivo: un’icona che non diventa vecchia con il passare degli anni.

 

FP: Grazie per l’intervista e in bocca al lupo per il tuo nuovo progetto 😉 

 

Potete seguire qui Emilio Tini:

Sito: www.emiliotini.net

Instagram: emiliotini

Sito Fantastiche Visioni FV: www.fantastichevisionifv.com

Instagram Fantastiche Visioni FV: fantastiche_visioni_fv

 

Francesca

News ed Eventi
Le mostre fotografiche di Marzo 2019

SANA’A, YEMEN, 1997, FOTO DI STEVE MCCURRY

01/03/2019
Francesca Pone

Le mostre fotografiche di Marzo 2019

Tutte le mostre fotografiche in Italia a Marzo 2019!

(se vuoi segnalarci altre iniziative, scrivi un commento e le aggiungeremo alla lista)

 

* I n a u g u r a n o *

 

Inge Morath. La vita, la fotografia

Dal 1° Marzo al 2 Giugno

Casa dei Carraresi – Treviso

https://www.ilturista.info/blog/14558-La_Mostra_su_Inge_Morath_a_Treviso_Casa_dei_Carraresi/

 

Steve McCurry. Leggere

Dal 2 Marzo al 1° Luglio

Palazzo Madama, Corte Medievale – Torino

https://www.guidatorino.com/eventi-torino/steve-mccurry-leggere-mostra-torino-2019/

 

ROBERT MAPPLETHORPE. L’obiettivo sensibile

Dal 15 Marzo al 30 Giugno

Gallerie Nazionali di Arte Antica – Roma

https://www.barberinicorsini.org/evento/robert-mapplethorpe-lobiettivo-sensibile/

 

Letizia Battaglia. Fotografia come scelta di vita

Dal 21 Marzo al 18 Agosto

Casa dei Tre Oci – Venezia

https://www.themammothreflex.com/grandi-fotografi/2018/12/19/letizia-battaglia-mostra-fotografia-venezia/

 

Michael Gaffney. Muhammad Alì

Dal 22 Marzo al 16 Giugno

PAN – Napoli

https://www.artribune.com/arti-visive/fotografia/2018/12/da-letizia-battaglia-a-vivian-maier-5-mostre-di-fotografia-da-non-perdere-nel-2019-in-italia/

 

Franco Fontana. Sintesi

Dal 23 Marzo al 25 Agosto

Palazzo Santa Margherita – Modena

https://zero.eu/it/news/una-grande-mostra-omaggio-a-franco-fontana-a-modena/

 

 

* I n  C h i u s u r a *

 

Pescatore d’immagini. Robert Doisneau

Fino al 3 Marzo

Monastero San Giovanni al Borgo Grande – Cava de’ Tirreni (SA)

http://www.artemagazine.it/mostre/fotografia/item/8194-settanta-scatti-di-robert-doisneau-in-mostra-a-salerno

 

LISETTA CARMI. La bellezza nella verità

Fino al 3 Marzo

Museo di Roma in Trastevere

http://www.museodiromaintrastevere.it/it/mostra-evento/lisetta-carmi-la-bellezza-della-verit?fbclid=IwAR04Em0LNOEZwIGPg_Jsog9zY8IoVGngQe5uMjzy0ooln7tkQNe4KGygLHY

 

Un Mondo Giovane. Le nuove generazioni nello sguardo dei fotografi Magnum

Fino al 3 Marzo

Fondazione Carispezia – La Spezia

https://www.panorama.it/foto/grandi-fotografi/un-mondo-giovane-fotografi-magnum-mostra-la-spezia/

 

Paolo Pellegrin. Un’antologia

Fino al 10 Marzo

Museo MAXXI – Roma

https://www.maxxi.art/events/paolo-pellegrin-unantologia/

 

Vento, caldo, pioggia, tempesta. Istantanee di vita e ambiente nell’era dei cambiamenti climatici

Fino al 10 Marzo

Museo di Roma in Trastevere

http://www.artemagazine.it/mostre/fotografia/item/8257-al-museo-di-roma-in-trastevere-una-mostra-di-greenpeace-italia-racconta-i-cambiamenti-climatici

 

Letizia Battaglia

Fino al 15 Marzo

Museo Fattori – Livorno

http://www.artemagazine.it/mostre/fotografia/item/8413-a-livorno-gli-straordinari-scatti-di-letizia-battaglia

 

Africa. Sebastião Salgado

Fino al 24 Marzo

Binario49 – Reggio Emilia

https://www.ilrestodelcarlino.it/reggio-emilia/cosa%20fare/sebastiao-salgado-1.4400648

 

Sandy Skoglund. Visioni ibride

Fino al 24 Marzo

Centro Italiano per la Fotografia – Torino

http://camera.to/mostre/sandy-skoglund-visioni-ibride/

 

Steve McCurry. Animals

Fino al 31 Marzo

Museo MUDEC – Milano

http://www.mudec.it/ita/steve-mccurry/

 

Blackout, Dark side of Istanbul – Fotografie di Coşkun Aşar

Fino al 31 Marzo

Palazzetto di Baviera – Senigallia

http://www.senigallianotizie.it/1327478966/inaugurata-a-senigallia-la-mostra-di-coskun-asar

 

 

* I n  C o r s o *

 

 

Robert Mapplethorpe. Coreografia per una mostra

Fino all’8 Aprile

Museo Donnaregina – Napoli

http://www.madrenapoli.it/mostre/robert-mapplethorpe/?fbclid=IwAR2XKHy4YkSZ6l0Hgmd0he978ufItVBFmCjsKVuhWevypNk1acSTR4xYlyk

 

Thomas Struth: Nature & Politics

Fino al 22 Aprile

MAST – Bologna

https://www.panorama.it/foto/grandi-fotografi/thomas-struth-mostra-al-mast-bologna/

 

Icons. Steve McCurry

Fino al 28 Aprile

Palazzo GIL – Campobasso

http://www.fondazionecultura.it/?q=node/1494

 

Vivian Maier

Fino al 5 Maggio

Scuderie del Castello Visconteo – Pavia

http://www.milanotoday.it/eventi/vivian-maier-2019pavia.html?fbclid=IwAR1d_u05vbz8SJn1YqqT6b0wUy7Wbuwtscvy09DzpZS3DJYsKwwb-8cbBm0

 

Wildlife Photographer of the Year

Fino al 2 Giugno

Forte di Bard

https://www.fortedibard.it/mostre/wildlife-photographer-of-the-year-2019/?fbclid=IwAR2ZJ5G_2QT-HvNer3_Fnj7k5FWuLefTutylSm2u_AXS8oCHwRajq_

 

Robert Capa. Retrospective

Fino al 2 Giugno

Mole Vanvitelliana – Ancona

https://www.mostrarobertcapa.it/?fbclid=IwAR1p4kY0ELNvGa3THxW4uKHZuc2A–BhekUU-WxoB_AXkcN2d61dRnrzhqw

 

L’Italia dei Fotografi. 24 Storie d’Autore

Fino al 16 Giugno

M9 – Venezia Mestre

https://www.themammothreflex.com/grandi-fotografi/2018/12/18/mostra-italia-dei-fotografi-m9-mestre/?fbclid=IwAR0zq_oKuHL7gq8R8fKjOkdficSOJ0tOtvLDPsZwYdIEy-hd8JaRwq-sO4s

 

Buone mostre 🙂

 

Francesca

Interviste
La Post secondo Martina Romano

FOTOGRAFIA DI LETIZIA TOSCANO, FOTORITOCCO DI MARTINA ROMANO

22/02/2019
Francesca Pone

La Post secondo Martina Romano

Nei giorni scorsi, assieme al team di FotografiaProfessionale, mi trovavo a Torino per lavorare sulle riprese di un nuovo video-corso con il fotografo Giorgio Cravero 🙂

Allora ho colto la palla al balzo e ho chiamato Martina Romano per parlare del suo intervento al Photography PRO Day: e allora perché non intervistarla? 🙂

Ci siamo sedute in studio e, tra qualche risata e qualche gaffe, abbiamo iniziato a parlare di lei e della sua professione.

 

 

Martina Romano
Martina Romano

 

FP: Ciao Martina, intanto grazie per aver accettato l’intervista. Parlaci di te e presentati!

MR: Sono Martina Romano, una ritoccatrice di Torino specializzata in Fashion e Beauty Photography. Ho iniziato circa quattro o cinque anni fa la mia carriera da freelance e lavoro con diversi fotografi: ho iniziato prima su Torino, ma da un po’ collaboro con fotografi da tutta Italia e anche all’estero.

Ultimamente sto uscendo un po’ dai miei schemi e sto allargando il mio lavoro alla Post-produzione Automotive e Still Life: sono dei campi che mi interessa esplorare, soprattutto perché voglio approfondire la post-produzione a 360°.

Da poco tempo, inoltre, sono una docente allo IED di Torino per un corso di Design in cui ovviamente insegno Photoshop; spesso contribuisco come relatrice a Workshop e seminari di altre realtà, infatti sarò presente anche al Photography PRO Day: grazie per l’invito!

 

Fotografia di Francesco Italia, fotoritocco di Martina Romano
Fotografia di Francesco Italia, fotoritocco di Martina Romano

 

FP: Quando è stata la prima volta in cui ti sei approcciata alla post-produzione?

MR: La prima volta che mi sono approcciata alla post-produzione è stato poco prima dell’università: ho lavorato per due anni come fashion designer per un brand italiano e lì ho imparato ad usare Photoshop e me ne sono innamorata. Non avevo mai utilizzato questo software: lì in azienda dovevo utilizzarlo più che altro per disegnare abiti, quindi più sul design. Per conto mio allora ho iniziato a lavorare sulle fotografie di moda che trovavo in azienda e da lì è stato un colpo di fulmine con la post-produzione.

Pian piano ho capito che non mi interessava tanto la progettazione degli abiti, piuttosto le fotografie degli abiti e la fotografia di moda; allora mi sono iscritta all’università di Firenze laureandomi in Comunicazione Visiva. Poi sono tornata a Torino e ho pensato a come poter far diventare la post-produzione una carriera a tempo pieno. Ho impiegato diversi mesi a realizzare un buon portfolio: per realizzarlo ho chiesto in prestito ad amici e fotografi le loro immagini, su cui ho potuto fare pratica.

 

Fotografia di Erika Banchio, fotoritocco di Martina Romano
Fotografia di Erika Banchio, fotoritocco di Martina Romano

 

FP: Quanto pensi sia indispensabile costruirsi un buon portfolio?

MR: È fondamentale: nessuno mi ha mai chiesto quale fosse il mio titolo di studio.

Il portfolio è essenziale perché è un biglietto da visita personalizzato, è ciò che fai vedere di te. Bastano poche immagini per costruire un portfolio di qualità: il trucco sta nello scremare i lavori realizzati, anche se inizialmente è difficile. La tendenza è quella di raccogliere più materiale possibile; bisogna studiare ogni singola immagine e pensare se quel lavoro potrebbe colpire l’attenzione del cliente.

Dobbiamo sempre ricordarci che noi parliamo con le immagini e le immagini devono comunicare; ce la si gioca tutta al primo impatto.

 

FP: Quanto conta la specializzazione per avere successo?

MR: All’inizio è fondamentale specializzarsi. Io ho seguito questa strada: inizialmente ho cercato di comprendere quale fotografia fosse più di mio interesse, allora ho scelto Beauty e Fashion perché erano i campi che mi piacevano di più. Specializzarsi è essenziale per conoscere a fondo il nostro settore e per fare sempre meglio il nostro lavoro.

Nel mio caso, ora che mi sento di conoscere completamente la post-produzione in campo Beauty e Fashion, ho deciso di allargare i miei confini. Il mio obiettivo è quello di fare post-produzione a 360° per trovare sempre nuovi stimoli.

 

Fotografia di Letizia Toscano, fotoritocco di Martina Romano
Fotografia di Letizia Toscano, fotoritocco di Martina Romano

 

FP: Come vedi il rapporto tra fotografia e post-produzione?

MR: Secondo me sono sorelle: sono nate insieme ed hanno un rapporto molto stretto. Sento spesso accusare la post-produzione di essere l’ultima arrivata che vuole stravolgere il mondo della fotografia, ma non è così: la post-produzione è vecchia tanto quanto la fotografia, perché nata in camera oscura con lo sviluppo dell’immagine.

Io vedo il fotoritocco in due modi: c’è quello affine alla fotografia, cioè come seconda fase di un processo unico; in quel caso se non c’è fotografia, non c’è post-produzione. Poi c’è la post-produzione che, personalmente, definisco più spinta: si tratta di una post che ti permette di creare un’immagine da zero. Anche questa è post, ma è svincolata dalla fotografia. Qui non si parla più di fotografia, ma di creazione di una nuova immagine.

 

FP: Che consigli daresti a chi vuole fare il ritoccatore oggi?

MR: Come detto prima, bisogna assolutamente costruirsi un valido portfolio: quando ho iniziato io ricordo che non avevo le idee ben chiare e nessuno mi aveva detto che potevo fare della post-produzione la mia professione; io la vedevo più come un divertirmi su Photoshop e non pensavo che potesse davvero essere un lavoro. Ho voluto provarci e mi sono applicata per mesi a creare un valido portfolio e un sito.

Pronto tutto il necessario, ho iniziato ad inviare il materiale ai fotografi torinesi: alcuni mi hanno risposto subito e ho fatto per loro dei test. Da quei contatti sono nate diverse collaborazioni.

Bisogna essere autocritici ed osservare il lavoro degli altri, facendo molta selezione: oggi con i social siamo bombardati da immagini e la post-produzione è ovunque. Bisogna distinguere la post-produzione mediocre da quella di alto livello: è essenziale fornirsi un’adeguata cultura dell’immagine.

Oggi tantissimi vogliono fare i ritoccatori, ma occorre la giusta formazione: quando ho iniziato io, non ho trovato corsi di formazione adatti alle mie esigenze. Poi ho scoperto qualche mese fa la vostra Accademia di PostProduzione: è proprio quello che avrei voluto fare!

 

Fotografia di Ugo Ricciardi, fotoritocco di Martina Romano
Fotografia di Ugo Ricciardi, fotoritocco di Martina Romano

 

FP: Molti ritoccatori ascoltano musica lavorando. Tu che musica ascolti mentre lavori? Hai mai provato con gli audiolibri?

MR: Ho provato con gli audiolibri soprattutto durante i lavori più ripetitivi come possono essere i cataloghi, ma non ci sono mai riuscita. Ascolto sempre la musica: il mio artista preferito è Jhonny Cash ma mi piace anche il Country, il Blues, il Jazz, il Rock n’ Roll.

Ho iniziato anche a prendere lezioni di canto, così posso cantare mentre post-producoPer la gioia dei miei vicini!

 

FP: C’è qualcosa che vorresti dirmi che non ti ho chiesto?

MR: Beh che ho iniziato a prendere lezioni di canto non me l’hai chiesto… Ti inviterò alla mia prossima Jam Session 😀

Sono molto contenta di essere stata contattata per il Photography PRO Day 2019 e non vedo l’ora di poter condividere con voi le mie tecniche e le mie strategie: parlerò proprio di come gestire il marketing da freelance, quindi come trovare clienti e come porsi con le figure professionali con cui si collabora.

 

FP: Grazie per questa intervista, ci vediamo presto!

 MR: Grazie a voi, ci vediamo il 23 Marzo a Reggio Emilia 😉

 

Francesca

Storia della fotografia
Storia della Fotografia: Sebastião Salgado

RITRATTO DI SEBASTIãO SALGADO

12/02/2019
Francesca Pone

Storia della Fotografia: Sebastião Salgado

In queste ultime settimane ero molto indecisa su chi focalizzarmi nel prossimo articolo dedicato alla Storia della Fotografia.

Poi, proprio presentandoti le mostre del mese, ho avuto l’illuminazione: chi se non Sebastião Salgado, soprattutto adesso che è in mostra a Reggio Emilia? 🙂

 

Ho saputo della sua mostra per caso, scorrendo tra le notizie locali. È stata una fantastica scoperta perché da qualche mese ammiro i suoi scatti e, più li guardo, più me ne innamoro (sì, l’ho conosciuto un po’ tardi). Finalmente potrò vederli dal vivo 🙂

Quando guardi una fotografia non c’è solo bellezza nella composizione, nei colori e nei soggetti: ogni scatto ha una storia tutta sua, qualcosa che il fotografo ha voluto raccontare a noi per “aprirci gli occhi”, per farci scoprire un mondo che va oltre le nostre abitudini e conoscenze.

Ed è proprio questa che fa Salgado con la sua fotografia 🙂

 

Ritratto di Sebastião Salgado
Ritratto di Sebastião Salgado

 

Salgado, classe 1944, è di origini brasiliane e nasce prima come economista per diventare successivamente fotografo. Fu attraverso una delle sue prime esperienze lavorative che decise di rendere la fotografia il suo progetto di vita ed il suo lavoro ideale.

Durante il suo lavoro per l’Organizzazione Mondiale del Caffè, Salgado conosce la vera Africa: lo scopo dei suoi viaggi lavorativi era testimoniare i problemi del terzo mondo per trovare soluzioni adatte ed il mezzo con il quale raccoglie le sue memorie non è che la macchina fotografica. Fu quello il punto di svolta della vita lavorativa di Salgado: dopo essersi dimesso, egli iniziò un viaggio lungo tre anni per immortalare l’Africa attraverso il suo obiettivo fotografico.

 

 

 “Non sono spinto dall’idea di fare foto belle o di diventare famoso ma da un senso di responsabilità : io scrivo con la macchina fotografica, è la lingua che ho scelto per esprimermi e la fotografia è tutta la mia vita”

 

Inoltre, per ben venticinque anni, ha immortalato istanti crudeli dei più grandi conflitti mondiali, tra cui quello del genocidio in Ruanda.

Fu proprio quest’ultima esperienza ad aprirgli gli occhi: vivere quell’avvenimento da testimone fece perdere a Salgado la fiducia nell’uomo e nel mondo e lo sconvolse tanto da risentirne anche in salute.

Toccato dall’esperienza di guerra, accantona per un po’ la fotografia per tornare in Brasile: lì, prendendosi cura delle terre di proprietà familiare, si accorse che per lui la fotografia era essenziale. L’esperienza vera e pura a contatto con la natura gli dà, così, ispirazione per un nuovo progetto fotografico che chiamerà “Genesis”: l’obiettivo è quello di rappresentare animali e paesaggi non ancora contaminati dal progresso umano, dando vita a delle immagini in grado di evocare la bellezza e la potenza della natura.

 

 

Non è lo scoop l’interesse di Salgado, tanto meno le notizie viste e riviste: attraverso il suo obiettivo l’artista brasiliano ci permette di andare oltre le credenze superficiali, per farci conoscere condizioni di vita veramente difficili.

Salgado, oltre che un grande fotografo contemporaneo, mi piace definirlo un testimone del nostro tempo; i suoi scatti fermano il tempo e rivelano quello che non siamo in grado di vedere: miseria, fame, abitudini culturali ma anche allegria, amore per la vita e per la natura che ci circonda.

Ogni persona, ogni luogo ed ogni cultura nascondono un segreto: Sebastião Salgado vuole scoprirlo e allora, a modo suo, lo ritrae e lo studia a fondo superando la semplicità ed attribuendo, ad ogni suo soggetto, una molteplicità di significati.

 

Dall’alto dei suoi 75 anni, oggi è sicuramente uno dei fotografi contemporanei più conosciuti del mondo 🙂

 

 

“Se le mie fotografie arrivano ad essere esposte in un museo vuol dire che hanno anche un valore estetico che le contraddistingue, ma non voglio assolutamente che queste siano lette come delle opere d’arte. Infatti, non nascono per essere oggetto d’arte, ma come un insieme di immagini per informare, per provocare discussioni, dibattiti”

 

Al prossimo appuntamento dedicato alla Storia della Fotografia 🙂

 

Francesca[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

Interviste
I racconti di Gianluca Colla

GIANLUCA COLLA ©

16/01/2019
Lorenzo Montanari

I racconti di Gianluca Colla

Dopo mesi a rincorrerlo, finalmente Gianluca riesce a rispondere (via mail, da un punto indefinito nel globo) alle mie domande. E io non potevo essere più contento di così.

E lo capirai anche tu, leggendo, perché sono così contento.

Un po’ perché Gianluca scatta i generi di fotografia che più mi piacciono, e un po’ perché fa veramente foto stupende, che meritano un approfondimento. Per me è stato come intervistare il mio artista musicale preferito: dopo che hai scoperto qualcosa di più su di lui, le canzoni le capisci meglio, di più.

Con la fotografia è la stessa cosa: dopo che inizi a conoscere il fotografo, inizi a capire le sue foto, non solamente a guardarle.

Signore e signori,

Gianluca Colla.

Ciao Gianluca 😊

So che la tua carriera ti ha portato, e ti sta portando, a viaggiare per tutto il mondo.

Sei stato in Islanda, in India, sul Rio delle Amazzoni, nel Circolo Polare Artico e Antartico… e potrei andare avanti ancora. Quindi sorge spontanea la domanda: da dove mi stai scrivendo adesso? Sei in Italia oppure all’estero?

In effetti giro parecchio… ad esempio mentre in Italia si affronta l’inverno, ti scrivo dal caldo ancora pressante del deserto degli Emirati Arabi. Ad essere onesti le nebbie padane con le quali sono cresciuto, che molti rifuggono, a me mancano molto in questo momento!

 

 

Parlando sempre di viaggi, cosa ti ha tenuto impegnato ultimamente?

L’anno appena concluso è stato ancor più intenso del solito per quello che riguarda i viaggi, sono passato dalla Patagonia, all’Australia, all’Indonesia, al Giappone, a diversi viaggi in Marocco… senza contare i lavori nell’”eurozona” e quelli “dietro casa”, che seppur possano sembrare i meno interessanti, quando viaggi tanto di colpo diventano i più esotici.

Sei un membro di National Geographic Creative, i tuoi lavori sono stati pubblicati sul Washington Post e il New York Times, tra i tuoi clienti si contano Apple, Canon e Fujifilm (di cui sei brand ambassador). Sei Esperto di Fotografia per National Geographic Expeditions e insegni allo European Institute of Design.

Sono risultati veramente incredibili: ma com’è iniziato tutto? Ti ricordi le tue prime esperienze con la macchina fotografica?

In realtà sono arrivato alla fotografia quasi per caso e abbastanza tardi, fino a 18 anni non solo non ho mai scattato una fotografia, ma trovavo anche che i fotografi fossero una razza abbastanza bizzarra: ore e ore a tirarsi appresso una pesante borsa ed aspettare che una nuvoletta si materializzasse da qualche parte… Poi, dopo una lunga avventura in moto in giro per l’Europa con mio padre, di cui non ho praticamente documentazione ma solo bei ricordi ed emozioni, mi sono trovato in mano una vecchia reflex a pellicola e da lì ho cominciato (quasi come fosse la legge del contrappasso) a documentare tutto quello che riuscivo. Adoravo la pellicola diapositiva e la sua unicità, ovvero il fatto che una volta premuto il pulsante di scatto, il gioco era finito. La passione sconfinata per la foto è arrivata immediatamente, ma in realtà la decisione di farne la mia vita è arrivata più tardi. All’epoca pensavo ancora che il mio futuro sarebbe stato disegnare case…

Mentre hai ripercorso un po’ la tua storia, ti è venuto in mente un progetto per te particolarmente significativo? Hai anche uno scatto a cui tieni molto?

Sono tante (troppe, direi) le foto a cui tengo, non tanto per la loro eventuale bellezza, che è un fattore puramente soggettivo, quanto per l’attaccamento emotivo alle persone ritratte. Spesso, nel mio lavoro, debbo in poco tempo entrare nella vita di persone estranee, con cui mi trovo a condividere ogni secondo della loro esistenza, 24h su 24h, e questa intensità crea dei legami molto forti. Per me le foto di queste persone sono tutte dei tesori a cui non posso rinunciare. Ma se proprio devo scegliere un progetto sugli altri, sicuramente quello sulla longevità: ho potuto documentare tutti i più incredibili ultracentenari al mondo, e ho imparato cosi tanto da loro, dalla loro saggezza, dalla loro esperienza. È un’esperienza che mi ha letteralmente cambiato la vita, per cui ha un posto speciale nel mio cuore.

 

 

Guardando i tuoi lavori, si vede come ti piaccia spaziare diverse società e zone del mondo. Parli di persone, parli di luoghi, parli di culture, mondi e storie. Qual è il filo conduttore che lega tutti i tuoi scatti?

Ad essere sincero non cerco un filo conduttore tra storia e storia, direi piuttosto tra foto e foto all’interno di una storia. Memore del viaggio che feci con mio padre, in cui sentii subito la carenza di ricordi in immagini, per me fotografare è diventato documentare qualcosa che altri non hanno la fortuna di vedere o sperimentare di persona, per cui il mio scopo principale è veramente quello di raccontare, fare in modo che chi guarda possa in qualche modo rivivere le emozioni (positive o negative che siano) che io ho vissuto. Dovendo trovare un vero filo conduttore tra le mie foto, questo forse può essere a livello estetico, nel senso che le mie immagini, a prescindere da tema e soggetto, tendono a essere sempre molto colorate, dense e sature.

Nel tuo portfolio vedo raccolte come “South Georgia”, “Call of the Mountain” e “Antarctic Circle”, ma anche altre come “Jugensteel” e “Longevity’s secrets”. Passando quindi dalla natura incontaminata, alla città e alle industrie, come scegli la location dei tuoi scatti?

É la natura del lavoro a dettare la location, io mi adatto… sono estremamente curioso (fin troppo, direbbero alcuni) e la fotografia, oltre che un mezzo per documentare, è per me anche un mezzo per scoprire, per cui trovo interessante sia a livello sociale che a livello visuale una giungla di alberi o una giungla di cemento o una giungla di ghiaccio (anche se tendo a preferire l’ultima).

Amo profondamente la natura e i grandi spazi, ed allo stesso tempo amo profondamente l’essere umano e la sua interazione con l’ambiente e lo spazio che lo circonda, per cui trovo appassionante in egual misura fotografare sia la prima che il secondo.

Avere la possibilità di viaggiare così tanto, incontrare culture diverse e vedere luoghi che di solito vedi solamente in foto (anche grazie a te ovviamente) è per molti fotografi un sogno. Se questa possibilità è anche la stessa che ti dà la motivazione per alzarti con il sorriso ogni mattina… Beh, credo ci si possa dire veramente soddisfatti. In tutto questo, qual è la cosa che ti piace di più del tuo lavoro?

La bellezza del mio lavoro è la possibilità di imparare, in tutte le sue fasi. Prima di un viaggio, studio e apprendo in base alla destinazione, per arrivare (almeno in parte) preparato. Durante il viaggio stesso, la miriade di esperienze sul campo sono una fonte di apprendimento continuo ed una lezione di vita. Dopo il viaggio, condividere le esperienze vissute con altre persone è uno spunto per riflettere ed approfondire ulteriormente quanto vissuto… insomma, suona come una frase fatta, ma è vero che non si finisce mai di imparare!

 

 

Nella tua carriera, oltre ad un fotografo, sei un videomaker e scrivi sul tuo blog.

Quando hai iniziato a dedicati anche ai video? E soprattutto, c’è qualcosa che non sai fare?

Se comincio con la lista delle cose che non so fare domani siamo ancora qua…

Ho iniziato il video 6 o 7 anni fa, quasi per caso. Un cliente mi ha chiesto di lavorare su un progetto di rebranding per il quale voleva il medesimo “occhio” sia per le foto che per il video, e mi sono trovato catapultato in un nuovo universo che mi ha subito affascinato, sia per la forte componente tecnica (alla fin fine sono un nerd mancato) sia per le immense possibilità espressive che si ottengono combinando immagine, movimento e suono. Il video da un lato perde l’immediatezza della fotografia, ma guadagna molto in possibilità espressive nel momento in cui si entra nella fase dell’editing.

La produzione video rappresenta una parte molto grande del lavoro adesso, ed è molto più complessa di quello che potrebbe sembrare: da solo non riuscirei a lavorare su tutti i fronti, infatti dal concept, all’organizzazione alle riprese al montaggio, viene tutto fatto insieme a mia moglie (siamo una delle rare coppie a cui piace lavorare insieme ): è il caso di dire che si respira arie di immagini 24 ore su 24 in casa nostra (uno dei nostri due pargoli poco tempo fa ha già messo in chiaro che da grande vorrebbe aiutarci a fare i video, cosi potranno essere ancora più belli a suo dire…).

Tra foto e video, sicuramente dovrai ben organizzare tutta la tua attrezzatura. Cos’è, però, che non può mai mancare nella tua borsa, per la quale ci sarà sempre spazio?

Si, sicuramente l’attrezzatura deve essere ben organizzata e ben stoccata, e facendo video il quantitativo di materiale cresce esponenzialmente… non ti dico il numero di valigie di materiale che possiedo perché ne ho un po’ vergogna, tant’è che lo tengo segreto anche ai miei familiari.

Comunque, l’equivalente in pieno formato di una focale 35mm non manca mai. È l’ottica con cui mi sento più a casa, quella con cui scatto oltre l’80% delle mie foto e buona parte dei miei video. E’ quella in cui mi rifugio quando a volte il soggetto è talmente bello o talmente difficile che cerco di ridurmi all’essenziale per concentrarmi solo sulla parte creativa e non su quella tecnica. È un po’ per me come la coperta di Linus!

 

Come ben sappiamo tutti, il lavoro di un fotografo non si conclude una volta finiti gli scatti, ma si conclude una volta finita la fase di postproduzione. Tu come gestisci questo procedimento? Quanto è fondamentale per te, la postproduzione, nel lavoro di un fotografo?

Ho un workflow molto semplificato, nel senso che io mi limito a convertire un file e non a postprodurlo e ritoccarlo (questa parte se fosse necessaria la lascerei sicuramente fare a Simone). Per il mio tipo di fotografia, una lavorazione del raw alla massima qualità con la corretta densità colore è tutto quello che cerco. Quindi passo molto tempo ad avere un ambiente di lavoro adeguato, con monitor widegamut, calibrati, etc, ma poi una volta convertito il file non lo tocco più. A volte vorrei essere un utilizzatore avanzato come voi di FotografiaProfessionale, ma in realtà il grosso degli interventi che faccio sulle immagini sono atti a ottenere uniformità cromatica tra fotocamera, monitor e stampante.

Bene, siamo in dirittura d’arrivo. Abbiamo parlato di chi è Gianluca Colla, e di come è diventato Gianluca Colla. Cosa ti riserva il futuro? Hai qualche progetto importante che puoi condividere con me e i lettori?

Il futuro immediato è tante ore a casa a mettere mano a tutti i progetti dell’ultimo anno, che sono stati scattati, ma non ancora completamente “terminati” in quanto a scelta e lavorazione delle immagini (per la parte fotografica) o di editing e montaggio (per la parte video).

Poi, il 2019 per il momento prevede tanta, tanta Islanda… non lo vedete ma c’è un sorrisetto (più un ghigno direi)  soddisfatto, è uno dei miei posti preferiti al mondo dove andare a fotografare!

Ti faccio l’ultima domanda, che in realtà non è una domanda: ti lascio questo spazio per parlare direttamente ai lettori. Sentiti libero di parlare di ciò che vuoi, di consigliarli su qualcosa del mondo della fotografia, dei viaggi… O parlargli di quello che mangerai a cena stasera. Io ho concluso, a te la parola, e grazie per questa intervista.

Questa sera mangerò una qualche pietanza impronunciabile dai contenuti oscuri, con tante spezie, quindi preferisco evitare il pensiero.

Però un consiglio mi permetto di darlo: di tutte le cose che ho avuto la fortuna di imparare lungo il mio cammino, forse la più vera e la più utile me l’ha insegnata un centenario di Okinawa, in Giappone. Quando gli ho chiesto quale fosse il segreto della sua longevità, mi ha mostrato il suo tornito bicipite e guardandomi serio negli occhi ha urlato: “vitamina S” e poi è scoppiato in una grande risata. Ci ho pensato un po’ e poi ho capito che si riferiva al Sorriso, quello vero, quello sincero, quello appunto con la S maiuscola. Siamo tanto presi nella nostra quotidianità che spesso dimentichiamo di prendere le cose un po’ meno seriamente, di lasciare andare lo stress e sorridere di certe situazioni o problemi che tutto in un colpo apparirebbero meno gravi se presi per il verso giusto.

Sorridere, ridere, di sé stessi, della vita, contagiare chi ci circonda con un po’ di buon umore. Questo è quello che più di tutto ci farà vivere, se non più a lungo, almeno meglio. E se il sorriso lo possiamo trasportare anche nel nostro lavoro e nelle nostre immagini, allora il cerchio si chiude veramente!

Grazie a te per le chiacchiere e buona luce a tutti!

 

 

Puoi seguire Gianluca:
Sul suo sito: www.gianlucacolla.eu

Lorenzo

Tecniche Paesaggio 3