Interviste
La Post secondo Martina Romano

FOTOGRAFIA DI LETIZIA TOSCANO, FOTORITOCCO DI MARTINA ROMANO

22/02/2019
Francesca Pone

La Post secondo Martina Romano

Nei giorni scorsi, assieme al team di FotografiaProfessionale, mi trovavo a Torino per lavorare sulle riprese di un nuovo video-corso con il fotografo Giorgio Cravero 🙂

Allora ho colto la palla al balzo e ho chiamato Martina Romano per parlare del suo intervento al Photography PRO Day: e allora perché non intervistarla? 🙂

Ci siamo sedute in studio e, tra qualche risata e qualche gaffe, abbiamo iniziato a parlare di lei e della sua professione.

 

 

Martina Romano
Martina Romano

 

FP: Ciao Martina, intanto grazie per aver accettato l’intervista. Parlaci di te e presentati!

MR: Sono Martina Romano, una ritoccatrice di Torino specializzata in Fashion e Beauty Photography. Ho iniziato circa quattro o cinque anni fa la mia carriera da freelance e lavoro con diversi fotografi: ho iniziato prima su Torino, ma da un po’ collaboro con fotografi da tutta Italia e anche all’estero.

Ultimamente sto uscendo un po’ dai miei schemi e sto allargando il mio lavoro alla Post-produzione Automotive e Still Life: sono dei campi che mi interessa esplorare, soprattutto perché voglio approfondire la post-produzione a 360°.

Da poco tempo, inoltre, sono una docente allo IED di Torino per un corso di Design in cui ovviamente insegno Photoshop; spesso contribuisco come relatrice a Workshop e seminari di altre realtà, infatti sarò presente anche al Photography PRO Day: grazie per l’invito!

 

Fotografia di Francesco Italia, fotoritocco di Martina Romano
Fotografia di Francesco Italia, fotoritocco di Martina Romano

 

FP: Quando è stata la prima volta in cui ti sei approcciata alla post-produzione?

MR: La prima volta che mi sono approcciata alla post-produzione è stato poco prima dell’università: ho lavorato per due anni come fashion designer per un brand italiano e lì ho imparato ad usare Photoshop e me ne sono innamorata. Non avevo mai utilizzato questo software: lì in azienda dovevo utilizzarlo più che altro per disegnare abiti, quindi più sul design. Per conto mio allora ho iniziato a lavorare sulle fotografie di moda che trovavo in azienda e da lì è stato un colpo di fulmine con la post-produzione.

Pian piano ho capito che non mi interessava tanto la progettazione degli abiti, piuttosto le fotografie degli abiti e la fotografia di moda; allora mi sono iscritta all’università di Firenze laureandomi in Comunicazione Visiva. Poi sono tornata a Torino e ho pensato a come poter far diventare la post-produzione una carriera a tempo pieno. Ho impiegato diversi mesi a realizzare un buon portfolio: per realizzarlo ho chiesto in prestito ad amici e fotografi le loro immagini, su cui ho potuto fare pratica.

 

Fotografia di Erika Banchio, fotoritocco di Martina Romano
Fotografia di Erika Banchio, fotoritocco di Martina Romano

 

FP: Quanto pensi sia indispensabile costruirsi un buon portfolio?

MR: È fondamentale: nessuno mi ha mai chiesto quale fosse il mio titolo di studio.

Il portfolio è essenziale perché è un biglietto da visita personalizzato, è ciò che fai vedere di te. Bastano poche immagini per costruire un portfolio di qualità: il trucco sta nello scremare i lavori realizzati, anche se inizialmente è difficile. La tendenza è quella di raccogliere più materiale possibile; bisogna studiare ogni singola immagine e pensare se quel lavoro potrebbe colpire l’attenzione del cliente.

Dobbiamo sempre ricordarci che noi parliamo con le immagini e le immagini devono comunicare; ce la si gioca tutta al primo impatto.

 

FP: Quanto conta la specializzazione per avere successo?

MR: All’inizio è fondamentale specializzarsi. Io ho seguito questa strada: inizialmente ho cercato di comprendere quale fotografia fosse più di mio interesse, allora ho scelto Beauty e Fashion perché erano i campi che mi piacevano di più. Specializzarsi è essenziale per conoscere a fondo il nostro settore e per fare sempre meglio il nostro lavoro.

Nel mio caso, ora che mi sento di conoscere completamente la post-produzione in campo Beauty e Fashion, ho deciso di allargare i miei confini. Il mio obiettivo è quello di fare post-produzione a 360° per trovare sempre nuovi stimoli.

 

Fotografia di Letizia Toscano, fotoritocco di Martina Romano
Fotografia di Letizia Toscano, fotoritocco di Martina Romano

 

FP: Come vedi il rapporto tra fotografia e post-produzione?

MR: Secondo me sono sorelle: sono nate insieme ed hanno un rapporto molto stretto. Sento spesso accusare la post-produzione di essere l’ultima arrivata che vuole stravolgere il mondo della fotografia, ma non è così: la post-produzione è vecchia tanto quanto la fotografia, perché nata in camera oscura con lo sviluppo dell’immagine.

Io vedo il fotoritocco in due modi: c’è quello affine alla fotografia, cioè come seconda fase di un processo unico; in quel caso se non c’è fotografia, non c’è post-produzione. Poi c’è la post-produzione che, personalmente, definisco più spinta: si tratta di una post che ti permette di creare un’immagine da zero. Anche questa è post, ma è svincolata dalla fotografia. Qui non si parla più di fotografia, ma di creazione di una nuova immagine.

 

FP: Che consigli daresti a chi vuole fare il ritoccatore oggi?

MR: Come detto prima, bisogna assolutamente costruirsi un valido portfolio: quando ho iniziato io ricordo che non avevo le idee ben chiare e nessuno mi aveva detto che potevo fare della post-produzione la mia professione; io la vedevo più come un divertirmi su Photoshop e non pensavo che potesse davvero essere un lavoro. Ho voluto provarci e mi sono applicata per mesi a creare un valido portfolio e un sito.

Pronto tutto il necessario, ho iniziato ad inviare il materiale ai fotografi torinesi: alcuni mi hanno risposto subito e ho fatto per loro dei test. Da quei contatti sono nate diverse collaborazioni.

Bisogna essere autocritici ed osservare il lavoro degli altri, facendo molta selezione: oggi con i social siamo bombardati da immagini e la post-produzione è ovunque. Bisogna distinguere la post-produzione mediocre da quella di alto livello: è essenziale fornirsi un’adeguata cultura dell’immagine.

Oggi tantissimi vogliono fare i ritoccatori, ma occorre la giusta formazione: quando ho iniziato io, non ho trovato corsi di formazione adatti alle mie esigenze. Poi ho scoperto qualche mese fa la vostra Accademia di PostProduzione: è proprio quello che avrei voluto fare!

 

Fotografia di Ugo Ricciardi, fotoritocco di Martina Romano
Fotografia di Ugo Ricciardi, fotoritocco di Martina Romano

 

FP: Molti ritoccatori ascoltano musica lavorando. Tu che musica ascolti mentre lavori? Hai mai provato con gli audiolibri?

MR: Ho provato con gli audiolibri soprattutto durante i lavori più ripetitivi come possono essere i cataloghi, ma non ci sono mai riuscita. Ascolto sempre la musica: il mio artista preferito è Jhonny Cash ma mi piace anche il Country, il Blues, il Jazz, il Rock n’ Roll.

Ho iniziato anche a prendere lezioni di canto, così posso cantare mentre post-producoPer la gioia dei miei vicini!

 

FP: C’è qualcosa che vorresti dirmi che non ti ho chiesto?

MR: Beh che ho iniziato a prendere lezioni di canto non me l’hai chiesto… Ti inviterò alla mia prossima Jam Session 😀

Sono molto contenta di essere stata contattata per il Photography PRO Day 2019 e non vedo l’ora di poter condividere con voi le mie tecniche e le mie strategie: parlerò proprio di come gestire il marketing da freelance, quindi come trovare clienti e come porsi con le figure professionali con cui si collabora.

 

FP: Grazie per questa intervista, ci vediamo presto!

 MR: Grazie a voi, ci vediamo il 23 Marzo a Reggio Emilia 😉

 

Francesca

Recensioni
EIZO CG2730: Come un monitor mi ha cambiato la vi(s)ta

IO E IL MIO EIZO CG2730

29/01/2019
Simone Poletti

EIZO CG2730: Come un monitor mi ha cambiato la vi(s)ta

Come un Monitor mi ha cambiato la vi(s)ta: la storia d’amore fra me e il mio EIZO CG2730

ATTENZIONE: QUESTA È UNA RECENSIONE DEDICATA PRINCIPALMENTE ALLA USER EXPERIENCE DI UN FOTOGRAFO/RITOCCATORE, NON TROVERAI DATI TECNICI E SUPER-PIPPONI SULLE CARATTERISTICHE DEI MATERIALI, MA I MOTIVI CHE HANNO FATTO SCOCCARE LA SCINTILLA FRA ME E IL MIO CG2730

Se qualche anno fa mi avessero detto che avrei sofferto di nostalgia per un monitor, li avrei presi per matti.

E invece…

 

Abbiamo una unit che si occupa di produzioni fotografiche e video, dall’organizzazione, alla creatività, fino allo staff sul set (ritoccatori, assistenti digitali, fotografi, ecc…) e al ritocco. Si chiama Flow.

Alcuni giorni fa il team di Flow è partito per un servizio fotografico di alcuni giorni e, come sempre, abbiamo fornito i monitor per il set, compreso il mio EIZO CG2730, con tutti i suoi adesivi 🙂

Io invece sono rimasto in ufficio, a registrare nuovi video-corsi e ad occuparmi di FotografiaProfessionale e del nostro nuovo gruppo Facebook “Diventa un PRO”.

 

Beh, dopo meno di mezza giornata, nonostante abbia a disposizione la mia Wacom Cintiq, sentivo già terribilmente la mancanza del mio monitor. Incredibile come un pannello di qualità possa cambiarti la vita professionale così tanto!

Questa non è una recensione tecnica, puoi trovarne tantissime su internet e io credo che sia invece molto più utile parlare dei benefici reali che un monitor di questo tipo può dare a chi fa il lavoro del ritoccatore e del fotografo e a chi fotografa e ritocca per passione, ma con la voglia di avere il miglior risultato possibile.

Quindi ti spiegherò come questo monitor è stato determinante per migliorare la mia esperienza professionale quotidiana!

Sono convinto che uno strumento di lavoro, che sia una macchina fotografica, un obiettivo, un computer, una tavoletta, un software o un monitor debba avere alcune caratteristiche fondamentali:

1) Permetterti un risultato di qualità superiore;

2) Rendere il tuo lavoro più veloce e più semplice;

3) Essere più veloce e performante di te: è lui che deve “aspettare” te e non tu che devi “aspettare” lui 😉

4) Aiutare a migliorare la tua vita lavorativa riducendo problemi di salute, postura, vista, ecc…

5) Durare a lungo;

6) Avere un costo coerente con le prestazioni e la durata.

Per questo, non sono minimamente interessato ai dati tecnici fini a se stessi, ma credo che sia comunque utile un riepilogo delle caratteristiche del monitor, che puoi trovare in fondo all’articolo.

L’EIZO CG2730 è un monitor della serie ColorEdge, di fascia medio alta, con tecnologia True Black. Diciamo che è superiore ai monitor della serie CS e inferiore al CG277 e al CG279 (il mio prossimo monitor).

Lo sto usando ormai da un anno in modo davvero intensivo e credo che sia giunto il momento di condividere con te quella che è diventata davvero una grande storia d’amore 🙂

COME L’EIZO CG2730 HA MIGLIORATO L’ERGONOMIA DEL MIO SPAZIO DI LAVORO

Mi occupo principalmente di quattro attività:

1) Creo corsi di post in video e faccio workshop di post dal vivo

2) Mi occupo della gestione di FotografiaProfessionale

3) Faccio ritocco in remoto e sul set per diverse aziende e fotografi

4) Sono il Direttore Creativo di un’agenzia di comunicazione

 

Per questo il mio spazio di lavoro deve comprendere una serie di attrezzature che mi consentano di “cambiare ruolo” molto rapidamente, più volte al giorno.

Ho un microfono per registrare corsi, risposte audio alle vostre domande e le lezioni in streaming dell’Accademia di Post.

Un Mac Book Pro che devo poter staccare da tutto il resto per portarlo con me ai workshop e alle lezioni di Photoshop che tengo allo IED Moda di Milano.

Una Wacom Cintiq Pro 24 per ritoccare meglio e più velocemente e soprattutto il mio monitor EIZO per avere una sicurezza assoluta nella correzione cromatica delle immagini che realizzo per i miei clienti e correggo per i fotografi con cui collaboro.

Grazie al design particolare del monitor, molto sottile e piuttosto alto alla massima estensione, con la sua palpebra profonda e anti-riflesso, ho potuto ottimizzare lo spazio.

Ho posizionato il monitor sopra alla Cintiq, così posso ritoccare in gran velocità e mi basta alzare lo sguardo rapidamente, di tanto in tanto, per controllare che cromie e toni siano a posto. La Cintiq ha un pannello davvero ottimo, che la posizionerebbe piuttosto in alto fra i monitor per il ritocco, ma ti assicuro che non è paragonabile all’affidabilità del CG2730.

Quando poi devo fare correzione cromatica mi basta spegnere la Wacom Cintiq e dedicare tutta la mia attenzione al monitor EIZO.

L’unico piccolo vero difetto è l’assenza nella scatola di un cavo HDMI. Ci sono tutti i cavi possibili ed immaginabili, ma non un cavo HDMI 😉

COME L’EIZO CG2730 MI HA SALVATO LA VISTA

Lavoro davanti ad un monitor per 8/10 ore al giorno da quasi 29 anni, spesso per 6 giorni alla settimana, anche 7 se ho un workshop nel weekend.

Sono miope, porto le lenti a contatto e ultimamente gli occhiali per leggere; sono allergico al pelo di gatto (e ho una gatta in casa) e questo mi fa gonfiare gli occhi e mi cancella la lacrimazione per due periodi all’anno.

Insomma, sono un vero disastro!!! 🙂

Fino a qualche tempo fa ero disperato, arrivavo a sera con gli occhi stanchissimi e con dei mal di testa FEROCI.

Da un anno a questa parte, da quando ho sostituito il precedente monitor con il mio EIZO CG2730, la mia vita e la mia vista sono cambiate.

Non so come spiegartelo, andrebbe visto e provato, ma guardando questo monitor ti renderai conto che la QUALITÀ del contrasto e del dettaglio è diversa. Non è più contrastato, è semplicemente… migliore.

Dopo 8 ore di lavoro i miei occhi sono INCREDIBILMENTE meno stanchi e il mal di testa è molto meno frequente (non è sparito del tutto perché a volte, con certi clienti… 😉 ).

Questo intendo quando parlo di benefici!

L’incredibile qualità del pannello si traduce in un comfort operativo mai provato prima.

I tuoi occhi ti ringrazieranno, la tua cervicale farà la ola e sarai molto meno stanco.

COME L’EIZO CG2730 HA MIGLIORATO LA QUALITÀ DEL MIO LAVORO

Se ti occupi di fotografia e di post-produzione, l’affidabilità cromatica del tuo monitor è fondamentale.

L’EIZO CG2730 ti garantisce una resa davvero eccellente e ha alcune caratteristiche che ritengo fondamentali:

Sonda di calibrazione hardware interna e profilo legato al monitor

Questo significa che il tuo monitor ha una sonda interna, che esce quando richiamata dal software di calibrazione (Color Navigator), tarata specificamente sul TUO pannello. È la garanzia di una calibrazione e di una profilatura affidabile e costante nel tempo. Il fatto poi che la profilatura sia “interna” al monitor ti consente di staccare il monitor dal tuo computer, collegarlo ad un altro e avere comunque la stessa resa cromatica.

Possibilità di gestire diversi profili

Puoi calibrare e profilare il tuo EIZO CG2730 per la fotografia, per la stampa e per il web e avere sempre immediatamente a disposizione i diversi profili con un semplice click su un tasto del monitor.

Calibrazione Automatica ogni 200 ore di lavoro

Capita di solito la sera, quando spengo il computer, che il mio EIZO mi dice “Hey, io rimango acceso e mi calibro da solo” 😉 Così ogni 200 ore il CG2730 ripete la calibrazione e io ho sempre il monitor in ottima forma, con i suoi bei colori affidabili e corretti.

Non mi devo più ricordare di fare la calibrazione, non devo più avere una sonda hardware esterna, non mi devo più preoccupare di nulla, se non di accendere il mio monitor e lavorare al meglio.

 

Quanto costa?

Non pochissimo, ma il valore reale è decisamente superiore e se tieni d’occhio la pagina Facebook di EIZO Italia potrai trovare spesso delle offerte molto interessanti su monitor ex-fiera (o ex workshop di FotografiaProfessionale) con pochissime ore di lavoro, a prezzi incredibili 😉

l’EIZO CG2730 è uno strumento potentissimo, affidabile, preciso, che non ha bisogno di manutenzione o di interventi.

Mi ha permesso di migliorare la mia produttività, aumentare la qualità dei risultati e ha reso più semplice il mio lavoro.

Come ti avevo preannunciato, si tratta di una grande storia d’amore 🙂

Ho preferito parlarti della mia esperienza diretta proprio perché credo che sia molto importante sapere cosa questo monitor può fare per te, quali benefici reali e immediati può darti.

Quindi non mi resta che lasciarti alle caratteristiche tecniche e darti appuntamento al prossimo corso o al prossimo articolo sul sito FotografiaProfessionale.

Buon lavoro e buon divertimento.

 

Simone Poletti

CARATTERISTICHE TECNICHE (dal sito EIZO)

Il monitor propone un’elevata risoluzione di (2560 x 1440 Pixel), un ottimo rapporto di contrasto di 1500:1 e una luminosità di 350 cd/m2. In questo modo strutture e grafiche possono essere elaborate con grande precisione. I contorni dei caratteri sono chiari e nitidi. Il modulo LCD con tecnologia IPS (Wide Gamut) consente un angolo di visione di 178 per una visione senza perdita di cromaticità e contrasto anche dai lati.

  • LCD a 27“ Wide Gamut a 2560 x 1440 pixel (WQHD) per un gamut estremamente ampio
  • Circuito ASIC per una riproduzione cromatica precisa
  • Copertura del 99% dello spazio AdobeRGB e del 98% dello standard DCI P3
  • Sensore di calibrazione integrato nel cabinet
  • Calibrazione hardware del punto di bianco, della gamma e della luminosità
  • Digital Uniformity Equalizer – distribuzione luminosa omogenea su tutto lo schermo
  • Tabella colore a 16 bit e gestione del colore a 10 bit per canale
  • Correzione automatica del drift colore e della luminosità
  • Ingresso Display Port, DVI-D e HDMI
  • Set completo: software ColorNavigator per la calibrazione e palpebra luce in dotazione
Post-produzione
Corsi e workshop: come faccio a evitare i “pacchi”?

COME EVITARE DI PRENDERE UN “PACCO”?

18/01/2018
Simone Poletti
4 commenti ]

Corsi e workshop: come faccio a evitare i “pacchi”?

10 semplici regole per scegliere un video-corso o un workshop di qualità e non prendere pacchi

 

Lavoro in un’azienda che fa corsi di formazione, quindi ti avverto fin dall’inizio: in questo articolo non mi sentirai parlar male di chi fa corsi 🙂

Ma, facendo formazione da diversi anni, mi rendo conto ogni giorno di più che molti sono un po’ disorientati dalla presenza sul mercato di un’enormità di workshop e corsi di fotografia e di post-produzione.

Diciamoci la verità: tanti fotografi che facevano un po’ fatica a “tirare fine mese” si son messi a fare corsi, forse invogliati dal successo di team più strutturati, come il nostro o altri che sono su questo mercato da anni.

Ci sono anche tanti fotografi che hanno iniziato a fare corsi spinti dai loro amici e conoscenti, perché sono semplicemente bravi ad insegnare!

Ci sono poi tanti che vengono ai workshop o acquistano video-corsi e pensano “Posso farlo anche io!“. Così il giorno dopo aprono una pagina Facebook e si mettono a distribuire tutorial o a vendere corsi live.

In particolare in questi primi giorni del 2018 ho visto comparire sui social una miriade di corsi, workshop, incontri di fotografia e di post: dal corso base di fotografia al workshop più evoluto.

Chiariamo subito un punto: non c’è niente di male. Chiunque si lanci in una nuova impresa ha la mia solidarietà e il mio “in bocca al lupo”.

Anzi, alcuni sono davvero bravi e la concorrenza fa solo e sempre bene: tiene “alta l’asticella” e ti ricorda ogni giorno che devi migliorare costantemente e tenerti aggiornato 😉

Il successo di FotografiaProfessionale è dovuto a tre fattori: alla nostra bravura (scusa l’immodestia, ma è vero), al sostegno e allo sprone dei nostri utenti (fantastici!) e al fatto che ci sono tanti colleghi bravissimi che ci costringono a fare sempre meglio.

 

Poi, come è sempre accaduto in ogni campo (anche nella fotografia, è solo questione di tempo), quelli bravi rimangono e hanno successo, quelli scarsi scompaiono nel nulla e cambiano mestiere.

Quindi, se il problema non è la concorrenza o il fatto che ci siano tanti fotografi che fanno corsi e workshop, qual è?

Il problema è che tu, come utente interessato a questi workshop o a questi corsi, spesso non trovi gli strumenti per capire cosa è valido e cosa no.

Spesso ai miei workshop mi sento dire “Ho fatto decine di corsi prima di trovare voi, provavo un po’ a caso prendendo anche grosse fregature”.

Come fai ad evitare quelle fregature e andare dritto al punto, trovando subito il corso o il workshop che fa per te?

Coma fai a distinguere cosa ti può essere davvero utile da una perdita di tempo e denaro?

Beh, credo che si possa stilare un piccolo “Vademecum dell’aspirante allievo“, una serie di piccoli ma utili consigli per facilitare la tua scelta.

Non ti preoccupare, sarò breve e non dovrai studiare un tomo di 1000 pagine. Mi affiderò all’esperienza, al buonsenso e… alla sintesi 😉

 

Sarò breve e sintetico
Sarò breve e sintetico

10 semplici regole per scegliere un video-corso o un workshop di qualità e non prendere pacchi

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Recensioni
Alla scoperta del pianeta Luminar

SCOPRIAMO INSIEME LUMINAR PER MAC

27/12/2016
Simone Poletti
4 commenti ]

Alla scoperta del pianeta Luminar

Ti guiderò nei primi passi sulla superficie di Luminar, il nuovo editor per le immagini dedicato agli utenti Apple, che sfida Lightroom Photoshop e Capture One.

 

Luminar è un software per l’editing delle tue fotografie prodotto da MacPhun, azienda che già ha “sul campo” plug-in e software per Mac come Intensify e Aurora HDR. MacPhun inoltre ha ricevuto da Apple il riconoscimento come “Best of the Year” per le proprie applicazioni per ben 5 anni consecutivi, dal 2012 ad oggi.

Luminar si presenta come una total-workflow app, cioè copre tutte le fasi del lavoro, dallo sviluppo del RAW al ritocco più complesso.

Con questi presupposti e una presentazione in pompa magna, devo dire che Luminar mi ha incuriosito parecchio 🙂

 

Una parte del sito MacPhun dedicata a Luminar
Una parte del sito MacPhun dedicata a Luminar

 

Mi ha anche un po’ insospettito, perché troppe volte ho sentito parlare del “nuovo Photoshop” o del “nuovo software professionale più potente sul mercato“, per poi trovarmi davanti a software con un evidente complesso di inferiorità che tentavano (al massimo) di essere al livello di Photoshop, senza proporre un vero punto di vista differente.

Mi spiego, ho provato Affinity Photo e tanti altri software che, negli anni, si sono proposti come “valida alternativa” o come appunto “the new Photoshop“. Spesso (per ora, sempre) questi software vengono pubblicizzati con iperboli e assoluti che sicuramente incuriosiscono, ma al acconto dei fatti i risultati sono sempre stati deludenti.

Perché?

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Tecnica Post-Produzione
12 cose da EVITARE come la peste quando ritocchi le tue immagini (2a Parte)

12 COSE DA EVITARE: LA SECONDA PARTE!

04/11/2016
Simone Poletti
2 commenti ]

12 cose da EVITARE come la peste quando ritocchi le tue immagini (2a Parte)

Ci sono altre 6 cose da evitare nella post di una fotografia. Altre 6 tremende “trappole”!

 

Qualche giorno fa ho iniziato ad elencarti quelle che, secondo me, sono le 12 cose da evitare per ottenere una post di qualità, quelle che devi fuggire come la peste se vuoi che le tue immagini siano belle, salve e naturali 😉

Le prime 6 “Cose da Evitare” le trovi qui, nella prima parte di questo articolo, ma ricapitoliamole brevemente:

  1. Non sfruttare al meglio le potenzialità del RAW
  2. Applicare regolazioni contrastanti
  3. Non considerare i Profili Colore
  4. Schiarite locali con effetto “Luce Divina”
  5. Desaturazione selettiva
  6. Colori iper-saturi e innaturali

Sono tutte cose che anche io ho fatto, almeno una volta, per poi capire che erano dannose, quindi se anche tu hai una foto che fa parte della lista… non te ne vergognare!

Da anni mi occupo di editing delle immagini e di formazione nel campo della post, e so che esistono le mode e alcune cose sono irresistibili…

Tutti abbiamo maltrattato un HDR, almeno una volta nella vita.

È un passaggio importante nella vita di ogni fotografo/ritoccatore.

Un trauma dal quale si deve guarire, uscendone migliori 😉

Ma capita che qualcuno rimanga catturato nella rete degli aloni e della iper-saturazione, quindi può essere utile che io finisca la mia lista e ti elenchi le

Altre 6 cose che dovresti sempre evitare quando correggi le tue foto (Seconda parte da 7 a 12)

PS: Come nel precedente articolo, userò degli esempi pratici, torturando appositamente alcune fotografie di Simone Conti.

Se sei una persona sensibile e dallo spiccato senso estetico… non proseguire nella lettura, potresti soffrire molto.

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News ed Eventi
Anarchy in the WPP: il World Press Photo senza regole

ANARCHY IN THE WPP: IL WORLD PRESS PHOTO SENZA REGOLE (FOTO: EVERETT COLLECTION)

27/10/2016
Gloria Soverini

Anarchy in the WPP: il World Press Photo senza regole

Il World Press Photo ha annunciato la nascita di un concorso nel quale sarà possibile partecipare senza doversi preoccupare troppo delle regole

 

Ebbene sì: dopo che negli ultimi anni il WPP ha dovuto gestire la squalifica di numerose foto perché non rispettavano gli standard del concorso, dopo le critiche per la vittoria delle foto staged, dopo che ad ogni edizione nasce una guerra in merito all’uso della post… gli organizzatori hanno pensato ad una soluzione: ci sarà un concorso a sé la cui partecipazione non prevede regole.

 

L’annuncio è stato fatto ieri da Lars Boering, Direttore Esecutivo della Fondazione World Press Photo, nel comunicato relativo alle attività previste nel 2017; al punto #8 del programma si legge che

In October 2017 there will be a new contest for creative documentary photography. […] This contest will be for professional visual storytellers who, in wanting to communicate about actual people, events or issues, deploy creative techniques in constructing, processing and presenting images. This contest will not have rules limiting how images are produced, and will not have categories.

[ Ad ottobre 2017 ci sarà un nuovo concorso dedicato alla fotografia documentaria creativa. Potranno accedervi i visual-storyteller professionisti che, volendo trattare di personaggi, eventi o problematiche attuali, lo fanno attraverso l’uso di tecniche creative nella costruzione, nell’elaborazione e nella presentazione delle immagini. Questo concorso non avrà norme che limitano come le immagini vengono prodotte, e non avrà categorie. ]

 

A differenza di quanto avviene con il concorso tradizionale per fotogiornalisti, che l’hanno scorso ha visto la squalifica del 20% dei finalisti e la successiva implementazione di un Codice Etico, il nuovo concorso non sarà vincolato dalla più classica etica del fotogiornalismo.

I fotografi potranno partecipare presentando una foto singola o con una serie di immagini relative ad una storia; i giudici esamineranno le foto e assegneranno i premi per la migliore documentazione sociale, personale, per la presentazione più innovativa e altro ancora.

 

Questa ultima mossa del World Press Photo è la risposta al dibattito in corso riguardo agli standard in materia di fotografia e fotogiornalismo nell’era della fotografia digitale.

L’Australian Professional Photography Awards (APPA) è stato recentemente al centro di questo dibattito dopo che il fotografo di rilievo Ken Duncan ha richiamato l’attenzione sul fatto che Lisa Saad, la vincitrice del concorso di quest’anno, abbia presentato un set di illustrazioni fotografiche.

Se questo nuovo concorso del World Press Photo senza regole guadagnerà rilievo nel settore, forse altri concorsi di prestigio ne seguiranno l’esempio.

Cosa ne pensi?
Scrivilo in un commento!

Gloria

I WANNA BE WPP!

(articolo liberamente tradotto da PetaPixel)

Tecnica Post-Produzione
12 cose da EVITARE come la peste quando ritocchi le tue immagini (1a Parte)

DESATURAZIONE SELETTIVA? NON LO FARE!

13/10/2016
Simone Poletti

12 cose da EVITARE come la peste quando ritocchi le tue immagini (1a Parte)

Ci sono 12 cose da evitare, cose che possono rovinare la post di una fotografia anche solo a nominarle.

 

Proviamo: “Desaturazione Selettiva“. Ecco, vedi?

Ogni tanto incontro un amico di vecchia data o mi presentano qualcuno e mi viene chiesto “Cosa fai nella vita?

Ho riformulato la risposta tante volte, in base all’evoluzione del mio ruolo professionale e in base all’umore del periodo. Ultimamente rispondo:

“Fra le altre cose, insegno ai fotografi ad usare Photoshop senza farsi male”.

La definizione è riduttiva e non spiega nel dettaglio cosa faccio io o cosa fa FotografiaProfessionale, ma ha tre grandi pregi:

1) chiarisce il “succo”

2) è sintetica e soprattutto…

3) la capiscono tutti 😉

Nel mio ruolo di “Istruttore di Anti-Infortunistica per Photoshop“, mi capita spesso di parlare con fotografi e ritoccatori. Durante i workshop, durante le giornate di Accademia, in occasione dei seminari e degli eventi a cui partecipo in giro per l’Italia, ma anche rispondendo a post su Facebook, email e messaggi privati.

E capita sempre più di frequente di discutere di questa o quella tecnica, di certi effetti e certe mode tipiche del ritocco.

Soprattutto durante le lezioni dell’Accademia di Post cerco di indirizzare i miei allievi il più lontano possibile dagli “scogli” che possono essere davvero dannosi per le loro fotografie e per la qualità della loro post.

Ho cercato di riassumere i consigli che do di solito in Accademia in alcuni punti, alcune cose che secondo me un fotografo non dovrebbe fare mai, o dovrebbe smettere di fare subito! Eccole qui insieme a qualche esempio di immagine devastata dal ritocco.

12 Cose che dovresti sempre evitare quando correggi le tue foto (Prima parte: da 1 a 6)

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Fotografia
Perché i fotografi non consegnano i RAW: una guida per i tuoi clienti

PERCHé I FOTOGRAFI NON CONSEGNANO I FILE RAW AI CLIENTI?

11/02/2016
Gloria Soverini

Perché i fotografi non consegnano i RAW: una guida per i tuoi clienti

È un’idea che mi frulla in testa da un po’ di tempo: sempre più spesso, durante i nostri workshop di fotografia e post-produzione o nelle “chiacchierate” con le Balene dell’Accademia, uno dei temi su cui ci confrontiamo maggiormente non riguarda tanto questa o quella tecnica, la scelta di un obiettivo piuttosto che un altro, ma la GESTIONE DEI RAPPORTI CON IL CLIENTE.

Si tratta di un tasto dolente tanto per il professionista che ha appena avviato la propria attività, quanto del fotografo con esperienza decennale.
Perché?
Perché i tempi cambiano ed evolve anche la clientela: se una volta una persona poteva portare un rullino a sviluppare e ritirare le stampe senza colpo ferire, dal momento che ogni processo veniva demandato al fotografo, adesso ci si trova davanti ad un cliente più consapevole che chiede consigli su corpi macchina più performanti, che si diletta con una post-produzione base, che… chiede i file RAW del servizio che hai realizzato per il suo matrimonio.

COSA?!
Respiri e conti mentalmente: 1, 2, 3, 4, 5… 10.000…
Mentre cominci a sentire nella tua testa “O Fortuna” di Carl Orff e conti fino ad un numero improponibile, il cliente sta ancora aspettando che tu gli dica “sì”.

Solitamente, la risposta è “no”.
Ma ecco che appena il cliente si rassegna, sentendosi anche un po’ maltrattato per il rifiuto, ne arriva un altro che chiede la stessa cosa.
Ti è capitato?
A me puoi dirlo, non lo saprà nessuno (più o meno :D): ti sei sentito un po’ maltrattato anche tu, vero? Magari incompreso, perché sappiamo tutti perfettamente che il file RAW è grezzo, che è incompleto, che la foto finita ha bisogno di cure, di riduzione del disturbo e di tutti quei procedimenti che rendono una foto la TUA foto: trattamento colore, contrasto del dettaglio, effetti particolari.

Tutti lo sanno, dicevo… ma tutti chi?

Sei sicuro che il tuo cliente, abituato a sentir parlare solo di megapixel, di zoom ottici, di “filtri integrati”, nelle pubblicità o nei centri commerciali, sappia DAVVERO cos’è un RAW? 🙂
La frustrazione de “il tizio X mi ha chiesto anche la consegna dei RAW, ma secondo te…”, è come un cane che si morde la coda: tu ti senti un po’ offeso, il cliente non capisce perché rifiuti la richiesta, e ognuno resta a rimuginare.

Come fare?
Semplice: credo che il modo migliore per evitare domande come questa sia FARE INFORMAZIONE.

Scegliere e Sviluppare le Fotografie di Matrimonio videocorso gratuito

In FotografiaProfessionale facciamo formazione a fotografi e ritoccatori, ma sempre di più mi sono resa conto che in generale si dovrebbe pensare anche al cliente che a loro si rivolge, perché se è vero che il digitale ha reso la fotografia più famigliare, allo stesso tempo è necessario che ci sia la giusta confidenza e che certi argomenti vengano trattati in modo più approfondito. Insomma: a ognuno il suo!

Di seguito troverai 10 punti sul “Perché i fotografi non consegnano i RAW”, utili sia per te (perché possono darti uno spunto per una risposta articolata), ma soprattutto utili per i tuoi clienti, perché capiscano che rifiuti non perché vuoi tenere le foto per te, ma perché vuoi consegnare il miglior lavoro possibile.
Si tratta delle motivazioni che la fotografa Jessica Kobeissi ha condiviso in un video di qualche minuto, che ho pensato di tradurre per chi non mastica di inglese tanto quanto di fotografia 😉

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1. I file RAW non sono il prodotto finale
Come dice Simone Conti, è come andare in un ristorante e pretendere che il cuoco ti dia gli ingredienti e non il piatto finito 😉

2. I potenziali clienti vedono le foto finite nel tuo portfolio, non i RAW
Il tuo stile è il connubio perfetto fra come scatti le foto e come le post-produci

3. I RAW hanno bisogno di sviluppo e procedimenti specifici
Non lo sai ancora, ma tu NON vuoi fare sviluppo e post. Potresti iniziare a piangere

4. Potrebbero esserci editing e post senza il tuo consenso
È come dare a qualcuno la bozza di un tuo manoscritto e poi vedere il libro pubblicato con correzioni ed aggiunte fatte da terzi

5. A volte, la post è davvero necessaria
Correzione dei difetti e rimozione degli elementi indesiderati sono fra gli elementi che rendono le foto il risultato del lavoro di un professionista, e non il frutto del caso. La cura è sia durante lo scatto, che dopo 🙂

6. Molti clienti non sono contenti delle foto non postprodotte
“Se la post è fatta bene, sembra così naturale che non pensi che ci sia… ma c’è, fidati” 😉

7. Qualità più che quantità
Preferisci avere 150 foto bellissime, sviluppate e postprodotte con attenzione al dettaglio, o preferisci avere 2.000 foto non ritoccate, grezze, come se le avesse scattate tuo cugino?

8. Non ce l’ho con te. Parliamone
Non sto dicendo che non ti darò i file RAW perché non voglio che tu sia felice

9. Non voglio che venga giudicato il mio lavoro non finito
“Voglio assicurarmi che qualunque cosa vedano le persone, rappresenti il mio lavoro completo”

10. Perdita di potenziali clienti
La fotografia è un flusso che va dallo scatto alla post, e solo la foto “finita” lo rappresenta pienamente

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Posto che ci sono punti che non ritengo necessari condividere (ad esempio l’ultimo, non è un problema del tuo attuale cliente se rischi di perderne altri, è un TUO problema), sicuramente informare la persona che hai davanti, piuttosto che pretendere che immagini o capisca da sola argomenti che conosci perché fanno parte del tuo lavoro, è un buon modo per ritrovarsi a metà strada:
tu sarai tranquillo perché non dovrai “giustificarti”, il tuo cliente capirà che non può avere i file RAW perché si tratta di materiale incompleto e che ci tieni a dare il massimo consegnando fotografie scattate bene e postprodotte in modo professionale.

Ti è mai capitato di sentirti chiedere i RAW? Com’è andata a finire?
Ci sono altri motivi che, magari, hai utilizzato tu stesso e che non hai trovato nell’elenco?

Scrivilo in un commento, la tua esperienza potrebbe essere d’aiuto anche ad altri (o potrebbe essere d’aiuto a te per sentirti meno solo in questo mondo di persone che fanno domande che non vorresti sentire… 😉 )

Gloria

Tecnica Post-Produzione
In viaggio per crescere: pensavo d’essere un trainer e invece sono un calzolaio!

IN VIAGGIO PER CRESCERE

09/02/2016
Simone Poletti

In viaggio per crescere: pensavo d’essere un trainer e invece sono un calzolaio!

In questi giorni ho letto e sentito molte cose che mi hanno ispirato, che hanno contribuito a rafforzare alcune mie convinzioni e anche a chiarirmi le idee su alcuni aspetti di progetti in corso e idee pronte per nascere.

Una di queste è una frase di Sebastião Salgado che molti hanno condiviso in occasione del suo compleanno:

“Per un fotografo

è più importante avere buone scarpe

che una buona macchina fotografica”.

 

Beh, come non essere d’accordo?

Per un fotografo è fondamentale il viaggio, la capacità di muoversi e raggiungere luoghi e storie differenti, essere esploratore e “cercatore” di fotografie.

Questa però è solo la prima chiave di lettura di una frase che invece nasconde molti significati e molte esortazioni all’azione.

 

Sì, perché le scarpe buone servono anche al nostro cervello: scarpe che ci permettano di esplorare nuove conoscenze e iniziare un viaggio che non ha mai fine, in costante evoluzione e in costante crescita. Sono fermamente convinto che si continui a crescere fino al giorno della propria morte e che si diventi davvero “vecchi” il giorno in cui si smette di imparare.

Quando smettiamo di “camminare” e il nostro viaggio di apprendimento ed esperienza termina, abbiamo smesso di diventare grandi e abbiamo iniziato ad invecchiare.

Per questo, credo che un paio di buone scarpe per il cervello e una nuova meta ogni giorno possano davvero essere il miglior regalo che un fotografo possa fare a se stesso e alla sua fotografia.

 

C’è un’altra frase che mi ha molto colpito per la sua semplicità, ma che ritengo molto vera.

“Una delle differenze

fra chi ha successo e chi non ne ha

è che le persone di successo cercano apprendimento,

le persone che non hanno successo cercano intrettenimento”.

Cioè, di solito (di solito) le persone che hanno successo hanno una caratteristica in comune: sono persone alla costante ricerca di nuove competenze e nuove conoscenze, persone che vogliono crescere; chi, invece, fatica a raggiungere i propri obiettivi, spesso è più che altro alla ricerca di un “passatempo” e un intrattenimento fine a se stesso…

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Tecnica Post-Produzione
Lightroom: un piccolo profilo segreto per iniziare al meglio lo sviluppo

PROFILO DI CALIBRAZIONE, CHI ERA COSTUI?

21/01/2016
Simone Poletti
1 commento ]

Lightroom: un piccolo profilo segreto per iniziare al meglio lo sviluppo

Ciao, oggi voglio darti un consiglio semplice, veloce ma davvero molto utile per migliorare la qualità del tuo sviluppo fin da subito.

Da quando esiste la fotografia digitale abbiamo tutti un rapporto con la tecnologia molto più stretto e simbiotico: forse perché un po’ tutto il mondo è cambiato e la tecnologia è entrata in ogni singolo ambito. La tendenza di molti, io per primo, è quella di dare per scontato che il prodotto che ci viene fornito sia già impostato nel modo migliore possibile.

Non discutiamo i settaggi della macchina fotografica perché, almeno all’inizio, diamo per scontato che sia già impostata nel modo giusto; come non resettiamo i canali del digitale terrestre “fino a quando si vedono” 😉

Insomma, un po’ per pigrizia e un po’ per paura di sbagliare, lasciamo tutto com’è, salvo poi lamentarci del risultato…

Riportato alla PostProduzione, questo è il motivo per il quale, di solito, nessuno controlla le Opzioni degli strumenti di Photoshop prima di usarli, con risultati spesso deludenti e con conseguente spreco di tempo per capire “cosa è successo???”

Ecco, il piccolo (grande) segreto che voglio svelarti oggi riguarda proprio la Post, in particolare lo sviluppo e una singola, piccola regolazione che può cambiare DRASTICAMENTE il risultato del tuo lavoro e la qualità della tua immagine.

Partiamo da un piccolo assunto, fondamentale per capire ciò che succede e perché succede.

Come al solito cercherò di privilegiare la chiarezza al linguaggio tecnico, qualche ingegnere si scandalizzerà, ma l’importante è che tutti capiamo al meglio la sostanza 😉

Il RAW è un file “grezzo” che contiene tutti i dati raccolti dal tuo sensore e che viene elaborato dallo sviluppatore RAW durante l’acquisizione per restituirti la migliore qualità possibile dell’immagine. I dati che il software “riceve”, vengono interpretati da un Algoritmo di Demosaicizzazione ed influenzati da un Profilo di Calibrazione Fotocamera che dovrebbe darne la miglior traduzione possibile, tenendo conto delle caratteristiche della tua macchina fotografica.

Trovi questo profilo in Lightroom, nel modulo sviluppo, nella sezione Calibrazione Fotocamera.

Lightroom è, in questo momento, il software più utilizzato per lo sviluppo e per la post in generale, negli ultimi anni ha superato anche Photoshop con il quale, a mio parere, costituisce una accoppiata molto ben assortita.

Video-corso Completo di Lightroom CC
Video-corso Completo di Lightroom CC

Di default in Lr questo profilo è impostato su Adobe Standard, cioè il profilo che Adobe ritiene il più adatto per ottenere la miglior qualità possibile nella traduzione del tuo RAW. Il fatto che questo profilo sia modificabile dovrebbe però farti venire qualche sospetto 😉 LEGGI TUTTO >>