Storia della fotografia
Tutto per colpa di qualche pixel “di troppo”

LA PRIMA MACCHINA DIGITALE DI STEVEN SASSON, 1973

09/10/2018
Francesca Pone

Tutto per colpa di qualche pixel “di troppo”

  Mi ricordo di aver avuto sei anni quando ho stretto fra le mani la mia prima macchina fotografica: era una vecchia Kodak, tutta nera e rigorosamente a rullino.

Ero in gita con la scuola materna in una fattoria, un classico per farti scoprire la natura: impugnata la mia nuova amica, iniziai a scattare foto alla location, agli animali e alle mie compagne 📸 

Scattate quelle fotografie, non mi restava che portare il rullino in uno studio fotografico ed attendere che me lo sviluppassero per vederne il vero risultato.

 

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Fotografia
Racconto di una foto che non c’è

PIGEON POINT LIGHTHOUSE VISTO DALL’IPHONE6PLUS

13/01/2016
Simone Conti
2 commenti ]

Racconto di una foto che non c’è

Non ho una vera e propria foto che racconti tutto. A dire il vero non ho proprio la foto… ancora…

Oggi è stato, per me, uno di quei giorni che non puoi dimenticare. È stato divertente, rischioso, emozionante… bello! Ma vediamo una cosa alla volta, andiamo con ordine.

Finalmente è arrivata la mia nuova-vecchia macchina fotografica direttamente dal Giappone. Ho deciso di tornare alle basi con una macchina di circa 15 anni fa, a pellicola‬ però… niente digitale. Voglio riscoprire l’attesa dello sviluppo, l’ansia della mancanza della certezza del risultato, un po’ di limiti tecnici e scattare meno, con più cura del solito, per avere un risultato con un “sapore” particolare.

Qui a San Francisco la pellicola si trova in abbondanza e senza problemi. Ci sono almeno due negozi che ne hanno due frigoriferi pieni, e ci sono almeno 5 laboratori che sviluppano in C41 e due di questi anche in E6. Tutti offrono come servizio i provini, oltre che a contatto, anche in digitale (scansioni a “bassa” risoluzione). Poi, naturalmente, si possono richiedere le scansioni ad alta risoluzione. Da un negativo (o positivo) medio formato 645 è semplice ricavare un DNG a 16bit da circa 50 Megapixel.

La macchina fotografica l’ho fatta spedire a ‪‎Yahoo‬! (grazie Jen!) perché qui a casa la cassetta delle lettere è minuscola e non volevo che il corriere la lasciasse davanti all’ingresso… in mezzo a una zona iper-turistica di San Francisco… davanti alla fermata del Cable Car!
Così mi sono fatto un giretto a Sunnyvale dopo pranzo per andarla a recuperare. Ho preso la 101 verso Sud: zero traffico e autostrada a 5 corsie.

Scopo della giornata: recuperare la Mamiya‬ 645 e andare a provarla immediatamente al faro di Pigeon Point per la Golden Hour.

Annalisa, una delle ragazze del team dove lavora Jen, mi accoglie all’ingresso con una montagna di scatole (ho fatto arrivare là giusto un altro paio di cose!). Due chiacchiere al volo e inizio a spacchettare l’unica scatola con diciture in giapponese. Operazione non facile senza forbici o altri strumenti, e con un imballaggio che è praticamente un groviglio, a prova di bomba, di nastro adesivo. Dopo enormi, inenarrabili fatiche, ho finalmente in mano la macchina… e mi accorgo che il venditore giapponese ha omesso di inserire nella confezione le batterie. Mi servono 6 AA per il corpo (fino qui tutto facile) e una CR2032 per il film-back… e qui si complica!

 

Fry's Electronics - Sunnyvale
Fry’s Electronics – Sunnyvale

 

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Interviste
Datemi un palco e vi dirò chi sono: intervista a Dustin Rabin

BILLY TALENT, AIR CANADA CENTRE, 2/2/2007 © DUSTIN RABIN

22/12/2014
Gloria Soverini
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Datemi un palco e vi dirò chi sono: intervista a Dustin Rabin

Qual è il tuo genere fotografico preferito, la tua passione più grande, il campo che ti infervora maggiormente e che ti fa desiderare di avere sempre la macchina fotografica a portata di mano?

Il mio è la fotografia live, senza ombra di dubbio!
Quando non faccio foto ai concerti, allora cerco su internet le gallery dei fotografi professionisti in campo musicale e sogno ad occhi aperti.
Sapendo di questa mia grande passione, spesso ricevo delle email con link a siti del genere da Simone Poletti e Simone Conti, come piccoli regali che mi vengono recapitati di tanto in tanto – qui in ufficio è sempre Natale, insomma, anche quando non si scartano i pacchi 😉

È così che sono capitata sul sito di Dustin Rabin – in realtà, mi è stato suggerito anche perché ha fotografato una delle mie band preferite, i Queens of the Stone Age; oltre che fotografa, sono soprattutto una patita di musica 🙂
Dustin ha un’incredibile capacità di adattarsi alle diverse situazioni e di offrire un immaginario visivo mai uguale a se stesso; ogni sua foto, pur mantenendo un filo conduttore con tutte le altre, vive di vita propria e rispecchia in maniera perfetta il momento in cui è stata scattata, le energie delle persone ritratte, le atmosfere che si respiravano al momento del click.

Questo è ciò che mi ha colpito del suo lavoro; ecco perché invito anche te a visitare il suo sito, ricco di immagini di concerti, backstage e ritratti di musicisti – alla fine dell’intervista troverai il link.
Mi auguro che Dustin Rabin ti piaccia tanto quanto è piaciuto a me!
Ora è venuto il momento di lasciarti alle sue parole 🙂

FP: Ciao Dustin, benvenuto su FotografiaProfessionale!
Quando hai cominciato a fotografare?

DR: Grazie a mio padre ho avuto a che fare con le macchine fotografiche per la maggior parte della mia vita. È lui che mi ha insegnato le basi della fotografia (diaframma, tempi di scatto, iso) quando ero molto giovane e ho giocato con cose come la profondità di campo e il mosso usando la Minolta di mia madre.

FP: Hai mai partecipato a corsi di fotografia, preso lezioni o altro, oltre che da tuo padre? 🙂

DR: Ho partecipato ad un corso di comunicazione di 2 anni che includeva un semestre di fotografia in bianco e nero, che insegnava sia le basi che lo sviluppo e la stampa in bianco e nero. Sono molto contento di aver fatto esperienza stampando le mie foto in camera oscura, per il resto conoscevo già gli argomenti trattati.

FP: Il tuo centro d’interesse riguarda soprattutto la fotografia live. Quando e perché hai cominciato ad esserne attratto?

DR: Al college intervistavo le band per la nostra radio e a volte le interviste venivano stampate nel giornale della scuola. Una volta mi è stato dato un pass foto per scattare ad un concerto, e quello è stato per me l’inizio di una nuova vita.

Dave Grohl - Foo Fighters © Dustin Rabin
Dave Grohl – Foo Fighters © Dustin Rabin

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Interviste
MUSTAFA SABBAGH: OSSESSIONI E QUASI-VERITÀ

© MUSTAFA SABBAGH

08/07/2014
Gloria Soverini
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MUSTAFA SABBAGH: OSSESSIONI E QUASI-VERITÀ

A maggio Simone Poletti mi ha detto: “Ti porto a vedere la mostra di un fotografo che secondo me ti piace”, ed in effetti aveva così tanto ragione che ho pensato anche di intervistarlo…
Mustafa Sabbagh è stato immerso per anni nelle atmosfere della moda; è stato assistente di Richard Avedon, ed oggi si distingue per le sue immagini eleganti, ma allo stesso inquiete, disturbanti, ricercate. La volontà di conoscere meglio la persona dietro la macchina fotografica è stata esaudita dalle sue risposte cordiali e profonde, ma anche dalle pieghe dei suoi neri, dalla pelle dei suoi soggetti (a lui così cara), dal gusto così classico ma così moderno dei suoi set; forse mai come in questo caso ho sentito una certa vicinanza con il fotografo “interrogato”, sarà per i sorrisi che sono affiorati sulle mie labbra man mano che le risposte si svelavano, oppure per il modo concreto in cui riesce a concatenare riflessioni e concetti diversi fra loro, e a trasporli in immagini.
Insomma, un fotografo poliedrico con una solida base di pensiero che sfocia in un’azione conturbante dai risultati inaspettati.
Che dici, facciamo cominciare sì o no quest’intervista? 😉

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Interviste
Il “capovolgimento della realtà”: la slow-photography di Moises Levy

WATER TREE – © MOISES LEVY

18/03/2014
Gloria Soverini
3 commenti ]

Il “capovolgimento della realtà”: la slow-photography di Moises Levy

Il mondo di oggi è veloce, velocissimo; anche nella fotografia si cercano prestazioni rapide con macchine fotografiche che scattino quasi simultaneamente al pensiero che guida la mano di chi le regge.
Moises Levy, invece, ferma il tempo nel tempo per mostrarci la realtà con occhi diversi… le sue immagini eleganti mi hanno incuriosita e affascinata, quindi ho voluto saperne di più, e leggendo le sue risposte ho spesso sorriso.
Sono curiosa di sapere se hai sorriso anche tu giungendo alla fine di questa intervista 🙂 LEGGI TUTTO >>

News ed Eventi

“LA NATURA è IL MIO REGNO” – ANSEL ADAMS A MODENA

14/09/2011
Ingrid Iotova

“La Natura è il mio Regno” – Ansel Adams a Modena

© Ansel Adams

Il prossimo 16 settembre inaugura a Modena, presso l’ex Ospedale Sant’Agostino, la mostra fotografica dal titolo “La Natura è il mio Regno”. La mostra, che durerà fino al 29 Gennaio 2012, raccoglie 70 scatti del maestro statunitense dello scatto paesaggistico in bianco e nero, nonché padre del “Sistema zonale” che mira a riprodurre l’intera gamma di sfumature di grigio presenti nello scatto paesaggistico in bianco e nero.

Ansel Adams (01 Febbraio 1902 – 22 Aprile 1984).

Nato a S. Francisco (California) da famiglia benestante, è considerato uno dei maestri della fotografia paesaggistica in bianco e nero.

Introverso e timido, ha sempre avuto problemi ad inserirsi nell’ambiente scolastico, in parte anche a causa del naso fratturato durante il terremoto del 1906 che ne cambiò drasticamente l’aspetto.

Non riscosse particolare successo negli studi, arrivando ad ottenere il diploma di media inferiore.

All’età di 12 anni impara autonomamente a suonare il pianoforte e per una decina di anni la carriera musicale fu il suo principale intento, fino al giorno in cui conobbe la fotografia.

Nato e cresciuto tra le dune del Golden Gate, scatta le sue prime fotografie durante un viaggio al Yosemite National Park. Il profondo legame con la natura segnerà per sempre la sua vita e i suoi scatti. Egli stesso, parlando della sua vita, la definì
“ colorata e modulata dal gesto supremo della Terra”.

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