Post-produzione
Una goccia alla volta: la post per lo Still Life Beverage

UNO STILL LIFE BEVERAGE DI GIORGIO CRAVERO

07/05/2019
Simone Poletti

Una goccia alla volta: la post per lo Still Life Beverage

La Post-Produzione per lo Still Life Beverage: una disciplina fra la meditazione e la velocità.

Faccio una premessa: la post e il vino sono due delle mie passioni più grandi, quindi questo articolo sarà pieno di doppi sensi fra bevande (da meditazione) e post (da sorseggiare). Perdonami 🙂

Oltre a fare il ritoccatore e ad aiutare i fotografi a far pace con la post, sono un appassionato di fotografia. Amo i ritratti e tutto ciò che è foto in studio, ma quando mi mettono davanti un oggetto con cui giocare e un kit di luci da poter torturare, lì davvero mi diverto come un matto.
Anche perché lo Still Life si adatta perfettamente al mio modo di fare post e alle cose che amo di più nel ritocco.
La post per lo Still Life è una roba da ossessivi compulsivi del pixel, fatta di precisione, tecnica e pazienza. Di superfici da pulire, colori da uniformare e portare perfettamente “a cromia”, oggetti da regolare, drizzare, rendere perfetti. Curve da lisciare, riflessi da eliminare o enfatizzare, una quantità spropositata di tracciati, maschere, gruppi e piccole regolazioni quasi impercettibili.

La post per lo Still Life Beverage porta tutto ad un livello superiore: è più difficile, più tecnica, più divertente e più appassionante!

Fare post per lo Still Life Beverage vuol dire avere un rapporto quasi simbiotico fra ritoccatore e fotografo: il lavoro dell’uno è determinante per quello dell’altro ed entrambi definiscono il risultato finale con la qualità del loro intervento.

Questo significa che il fotografo deve scattare il meglio possibile, curando ogni minimo dettaglio e confrontandosi spesso con il ritoccatore per decidere insieme cosa rifinire in post e cosa invece deve essere concluso già in scatto.

Alcune immagini, come lo splash di Aperol Spritz qui sopra, presuppongono l’uso di diversi scatti, preparati con attenzione e uniti in post per un risultato incredibile.

 

L’ingresso della post nella fotografia di Still Life (non solo di bevande), ha portato ad un incredibile aumento delle possibilità creative e della qualità del prodotto finale. Oggi sono possibili cose che semplicemente erano irrealizzabili senza l’intervento della post e gli stessi fotografi di still life scattano e “pensano” in modo diverso: con meno limiti, più velocità, più opportunità.

L’uso della post ha introdotto nello Still Life una serie di possibilità prima inimmaginabili: dal focus stacking agli effetti speciali come splash e composizioni di oggetti.

Oggi, anche grazie alla post, le immagini di still life sono più veloci da realizzare, più belle, più creative e alla portata di un maggior numero di fotografi.

Per questo è ancor più di prima fondamentale studiare, lavorare, esercitare e accrescere al massimo le proprie competenze per riuscire ad essere al top in un settore nel quale la qualità media dei professionisti è altissima e i migliori del mondo sfiorano vette incredibili.

Nel caso dello Still Life la solita frasetta da social “Sono tutti Fotografi” non vale proprio.

Se vuoi essere ad un livello da vero pro in questo settore devi diventare un fotografo di grande qualità e competenza tecnica e un ritoccatore con i controcazzi (scusa il termine, ma rende l’idea 😉 ).

 

Cosa serve per una post di qualità nello Still Life Beverage?

1. Fotografie di altissima qualità, concordate prima dell’inizio dei lavori

2. Conoscenza dei materiali e delle superfici

3. Capacità di realizzare tracciati super-precisi in brevissimo tempo

4. Capacità di interpretare la visione del fotografo e interpretarla al meglio

5. Velocità e precisione nella pulizia dell’immagine dai difetti

6. Competenza nella correzione colore

7. Gestione di luci, ombre e prospettive

8. Capacità di riprodurre effetti reali attraverso la post

1. Fotografie di altissima qualità, concordate prima dell’inizio dei lavori

Puoi essere il miglior ritoccatore del mondo, ma se gli scatti non sono di altissima qualità ti aspettano lunghe ore di lavoro scomodo e difficile per poi ottenere risultati discutibili. Sono il primo io ad accorgermene: quando lavoro sulle foto dei miei clienti (professionisti di alto livello), il lavoro è semplice, divertente e piuttosto veloce; quando invece creo immagini partendo da scatti miei (come fotografo sono un semplice appassionato), ho molte più difficoltà.

Una grande post non può sostituire un grande scatto.

 

2. Conoscenza dei materiali e delle superfici

Ogni materiale riflette la luce e si comporta in modo differente: non solo il fotografo, ma anche il ritoccatore deve saperlo. Altrimenti ci ritroviamo con vetri lucidi dai riflessi satinati, liquidi senza trasparenze, riflessioni su superfici a specchio ecc…

Se hai dubbi, prendi oggetti veri e guarda come reagiscono alla luce, come riflettono, come si specchiano. La Post deve, il più possibile, riprodurre effetti reali e veritieri: il modo migliore per ottenerli è “copiarli” dalla realtà (quando non è possibile ottenerli direttamente in scatto 😉 )

3. Capacità di realizzare tracciati super-precisi in brevissimo tempo

“Un tracciato è per sempre”.

Non l’ha detto Ansel Adams, l’ho detto io, ma rimane vero 🙂

Nello Still Life il tracciato è semplicemente l’unico modo sensato per separare parti dell’immagine in modo preciso, qualitativo e sempre editabile. Perché, come sempre, ogni cosa che fai in post deve essere sempre editabile e ripristinabile: devi sempre poter tornare indietro.

In un’immagine di Still Life possiamo avere anche 20/25 tracciati diversi, sono fondamentali e non ti pentirai MAI di aver preparato un tracciato in più.

Li odi? Vieni al mio workshop di Photoshop Base e farò in modo che scoppi l’amore! 😉

4. Capacità di capire la visione del fotografo e interpretarla al meglio

Capire quello che ha il fotografo in testa, che immagine ha in testa, quali sono per lui le caratteristiche imprescindibili e i difetti da eliminare.

Capire soprattutto qual è il messaggio che deve essere trasmesso, con quale tono e con che linguaggio.

Queste sono le cose che un ritoccatore DEVE saper fare. Ovviamente, se sei sia il fotografo che il ritoccatore, è molto più facile.

 

5. Velocità e precisione nella pulizia dell’immagine dai difetti

Esistono diverse tecniche per la pulizia e la correzione dei difetti, ognuno ha la sua preferita. Il mio consiglio principale è: trova il tuo modo, sii disposto a cambiarlo (io lo faccio piuttosto spesso), ma non lasciarti prendere dalle mode.

Per capirci: la “separazione delle frequenze” non è la soluzione ad ogni male e non è vero che è il metodo usato da TUTTI i ritoccatori professionisti. È vero però che può essere molto utile, mixata ad altre tecniche e che lo stesso metodo che utilizzi per correggere l’incarnato di una modella può essere usato per eliminare la polvere dal quadrante di un orologio o da un bicchiere.

Il tuo flusso di lavoro per l’eliminazione dei difetti deve essere:

1. Collaudato e a prova di bomba

2. Semplice per te (la semplicità è un fattore soggettivo, ma se usi un metodo che trovi astruso e non ti “calza” alla perfezione, meglio cambiarlo)

3. Deve preservare la texture dei materiali

4. Deve permetterti risultati di qualità altissima in tempi brevi

 

6. Competenza nella correzione colore

La correzione del colore è un fattore importantissimo in ogni tipo di Still Life. Soprattutto quando devi metter insieme scatti realizzati magari con luci leggermente diverse (per enfatizzare un dettaglio rispetto ad un altro) devi essere in grado di uniformare cromaticamente e tonalmente ogni parte dell’immagine.

7. Gestione di luci, ombre e prospettive

Conoscere il modo di muoversi della luce e delle ombre, per poter riprodurre certi effetti in post, è importantissimo.

Come è fondamentale conoscere la prospettiva e il funzionamento dei piani prospettici e focali. Per questo consiglio sempre ai miei ritoccatori di fare un corso di disegno: le regole del disegno sono le stesse che dovrai rispettare nella composizione di un’immagine digitale.

8. Capacità di riprodurre effetti reali attraverso la post

Nelle composizioni Beverage, come nelle immagini ambientate, può essere necessario ricreare effetti che in scatto non abbiamo potuto ottenere: dalle ombre di oggetti inseriti in un secondo momento a gocce d’acqua, fumo, ecc…

La soluzione migliore è sempre quella di avere uno scatto da montare, ma a volte capita che, per problemi di tempo o di disponibilità, si debba fare di necessità virtù. A quel punto, un po’ di esperienza e una bella banca di effetti e immagini pronte all’uso (raccolte nel tempo) può salvarti la vita 😉

Queste sono, secondo me, le cose che ti servono per una post da Pro nello Still Life Beverage, ma sono sicuro che ce ne possano essere tante altre: scrivi nei commenti quelle che vengono in mente a te 😉

Se vuoi diventare un Pro della Fotografia Still Life, non posso che consigliarti la Masterclass con Giorgio Cravero, a partire dal primo video-corso, dedicato proprio alla Fotografia di Beverage!

 

Ci sentiamo al prossimo articolo o al prossimo corso di FotografiaProfessionale!

A presto 🙂

 

Simone Poletti

Interviste
La Post secondo Martina Romano

FOTOGRAFIA DI LETIZIA TOSCANO, FOTORITOCCO DI MARTINA ROMANO

22/02/2019
Francesca Pone

La Post secondo Martina Romano

Nei giorni scorsi, assieme al team di FotografiaProfessionale, mi trovavo a Torino per lavorare sulle riprese di un nuovo video-corso con il fotografo Giorgio Cravero 🙂

Allora ho colto la palla al balzo e ho chiamato Martina Romano per parlare del suo intervento al Photography PRO Day: e allora perché non intervistarla? 🙂

Ci siamo sedute in studio e, tra qualche risata e qualche gaffe, abbiamo iniziato a parlare di lei e della sua professione.

 

 

Martina Romano
Martina Romano

 

FP: Ciao Martina, intanto grazie per aver accettato l’intervista. Parlaci di te e presentati!

MR: Sono Martina Romano, una ritoccatrice di Torino specializzata in Fashion e Beauty Photography. Ho iniziato circa quattro o cinque anni fa la mia carriera da freelance e lavoro con diversi fotografi: ho iniziato prima su Torino, ma da un po’ collaboro con fotografi da tutta Italia e anche all’estero.

Ultimamente sto uscendo un po’ dai miei schemi e sto allargando il mio lavoro alla Post-produzione Automotive e Still Life: sono dei campi che mi interessa esplorare, soprattutto perché voglio approfondire la post-produzione a 360°.

Da poco tempo, inoltre, sono una docente allo IED di Torino per un corso di Design in cui ovviamente insegno Photoshop; spesso contribuisco come relatrice a Workshop e seminari di altre realtà, infatti sarò presente anche al Photography PRO Day: grazie per l’invito!

 

Fotografia di Francesco Italia, fotoritocco di Martina Romano
Fotografia di Francesco Italia, fotoritocco di Martina Romano

 

FP: Quando è stata la prima volta in cui ti sei approcciata alla post-produzione?

MR: La prima volta che mi sono approcciata alla post-produzione è stato poco prima dell’università: ho lavorato per due anni come fashion designer per un brand italiano e lì ho imparato ad usare Photoshop e me ne sono innamorata. Non avevo mai utilizzato questo software: lì in azienda dovevo utilizzarlo più che altro per disegnare abiti, quindi più sul design. Per conto mio allora ho iniziato a lavorare sulle fotografie di moda che trovavo in azienda e da lì è stato un colpo di fulmine con la post-produzione.

Pian piano ho capito che non mi interessava tanto la progettazione degli abiti, piuttosto le fotografie degli abiti e la fotografia di moda; allora mi sono iscritta all’università di Firenze laureandomi in Comunicazione Visiva. Poi sono tornata a Torino e ho pensato a come poter far diventare la post-produzione una carriera a tempo pieno. Ho impiegato diversi mesi a realizzare un buon portfolio: per realizzarlo ho chiesto in prestito ad amici e fotografi le loro immagini, su cui ho potuto fare pratica.

 

Fotografia di Erika Banchio, fotoritocco di Martina Romano
Fotografia di Erika Banchio, fotoritocco di Martina Romano

 

FP: Quanto pensi sia indispensabile costruirsi un buon portfolio?

MR: È fondamentale: nessuno mi ha mai chiesto quale fosse il mio titolo di studio.

Il portfolio è essenziale perché è un biglietto da visita personalizzato, è ciò che fai vedere di te. Bastano poche immagini per costruire un portfolio di qualità: il trucco sta nello scremare i lavori realizzati, anche se inizialmente è difficile. La tendenza è quella di raccogliere più materiale possibile; bisogna studiare ogni singola immagine e pensare se quel lavoro potrebbe colpire l’attenzione del cliente.

Dobbiamo sempre ricordarci che noi parliamo con le immagini e le immagini devono comunicare; ce la si gioca tutta al primo impatto.

 

FP: Quanto conta la specializzazione per avere successo?

MR: All’inizio è fondamentale specializzarsi. Io ho seguito questa strada: inizialmente ho cercato di comprendere quale fotografia fosse più di mio interesse, allora ho scelto Beauty e Fashion perché erano i campi che mi piacevano di più. Specializzarsi è essenziale per conoscere a fondo il nostro settore e per fare sempre meglio il nostro lavoro.

Nel mio caso, ora che mi sento di conoscere completamente la post-produzione in campo Beauty e Fashion, ho deciso di allargare i miei confini. Il mio obiettivo è quello di fare post-produzione a 360° per trovare sempre nuovi stimoli.

 

Fotografia di Letizia Toscano, fotoritocco di Martina Romano
Fotografia di Letizia Toscano, fotoritocco di Martina Romano

 

FP: Come vedi il rapporto tra fotografia e post-produzione?

MR: Secondo me sono sorelle: sono nate insieme ed hanno un rapporto molto stretto. Sento spesso accusare la post-produzione di essere l’ultima arrivata che vuole stravolgere il mondo della fotografia, ma non è così: la post-produzione è vecchia tanto quanto la fotografia, perché nata in camera oscura con lo sviluppo dell’immagine.

Io vedo il fotoritocco in due modi: c’è quello affine alla fotografia, cioè come seconda fase di un processo unico; in quel caso se non c’è fotografia, non c’è post-produzione. Poi c’è la post-produzione che, personalmente, definisco più spinta: si tratta di una post che ti permette di creare un’immagine da zero. Anche questa è post, ma è svincolata dalla fotografia. Qui non si parla più di fotografia, ma di creazione di una nuova immagine.

 

FP: Che consigli daresti a chi vuole fare il ritoccatore oggi?

MR: Come detto prima, bisogna assolutamente costruirsi un valido portfolio: quando ho iniziato io ricordo che non avevo le idee ben chiare e nessuno mi aveva detto che potevo fare della post-produzione la mia professione; io la vedevo più come un divertirmi su Photoshop e non pensavo che potesse davvero essere un lavoro. Ho voluto provarci e mi sono applicata per mesi a creare un valido portfolio e un sito.

Pronto tutto il necessario, ho iniziato ad inviare il materiale ai fotografi torinesi: alcuni mi hanno risposto subito e ho fatto per loro dei test. Da quei contatti sono nate diverse collaborazioni.

Bisogna essere autocritici ed osservare il lavoro degli altri, facendo molta selezione: oggi con i social siamo bombardati da immagini e la post-produzione è ovunque. Bisogna distinguere la post-produzione mediocre da quella di alto livello: è essenziale fornirsi un’adeguata cultura dell’immagine.

Oggi tantissimi vogliono fare i ritoccatori, ma occorre la giusta formazione: quando ho iniziato io, non ho trovato corsi di formazione adatti alle mie esigenze. Poi ho scoperto qualche mese fa la vostra Accademia: è proprio quello che avrei voluto fare!

 

Fotografia di Ugo Ricciardi, fotoritocco di Martina Romano
Fotografia di Ugo Ricciardi, fotoritocco di Martina Romano

 

FP: Molti ritoccatori ascoltano musica lavorando. Tu che musica ascolti mentre lavori? Hai mai provato con gli audiolibri?

MR: Ho provato con gli audiolibri soprattutto durante i lavori più ripetitivi come possono essere i cataloghi, ma non ci sono mai riuscita. Ascolto sempre la musica: il mio artista preferito è Jhonny Cash ma mi piace anche il Country, il Blues, il Jazz, il Rock n’ Roll.

Ho iniziato anche a prendere lezioni di canto, così posso cantare mentre post-producoPer la gioia dei miei vicini!

 

FP: C’è qualcosa che vorresti dirmi che non ti ho chiesto?

MR: Beh che ho iniziato a prendere lezioni di canto non me l’hai chiesto… Ti inviterò alla mia prossima Jam Session 😀

Sono molto contenta di essere stata contattata per il Photography PRO Day 2019 e non vedo l’ora di poter condividere con voi le mie tecniche e le mie strategie: parlerò proprio di come gestire il marketing da freelance, quindi come trovare clienti e come porsi con le figure professionali con cui si collabora.

 

FP: Grazie per questa intervista, ci vediamo presto!

 MR: Grazie a voi, ci vediamo il 23 Marzo a Reggio Emilia 😉

 

Francesca

Tecnica Post-Produzione
Una nitidezza da paura per le tue fotografie!

PAURA EH?: LA NITIDEZZA SPAVENTA CHI NON CE L’HA

03/09/2018
Simone Poletti

Una nitidezza da paura per le tue fotografie!

Ogni tipo di fotografia ha la sua caratteristica irrinunciabile, ma tutti i fotografi hanno un Santo Graal che cercheranno dal primo all’ultimo giorno della loro carriera: la nitidezza perfetta!

Giulio Andreotti amava dire “il potere logora chi non ce l’ha” e la stessa cosa accade con la nitidezza!

La nitidezza è così importante, per un’immagine digitale, che spaventa, soprattutto quando non c’è 😉

Così investiamo tantissimo denaro in ottiche non solo luminose, ma soprattutto incise. Ad un certo punto cambiamo anche il corpo macchina, perché non riesce più a “risolvere” il dettaglio al livello delle nuove ottiche che abbiamo comprato.

Passiamo ore e ore (io per primo) su tecniche di post per ottenere una nitidezza davvero da paura e una delle domande che mi fanno più spesso è “Qual è la miglior tecnica per la nitidezza per la fotografia di …?”

Per questo studio nuove tecniche ogni giorno e ho dedicato un intero corso a questo argomento.

Non esiste una tecnica universale per migliorare la nitidezza. Questo non è dovuto tanto al genere di foto, quanto le caratteristiche tecniche dello scatto e al tuo gusto personale.

Come fai quindi ad ottenere la nitidezza perfetta per i tuoi scatti?

Devi valutare una serie di fattori che ti porteranno a compiere le scelte migliori.

Prima di tutto però, è necessario fare una brevissima introduzione sul funzionamento della nitidezza.

Come al solito cercherò di utilizzare il linguaggio più chiaro possibile, quindi perdonami se non sarò troppo tecnico ed ortodosso 😉

COME FUNZIONA LA NITIDEZZA?

Ogni filtro o tecnica per la nitidezza funziona in base a tre parametri principali:

L’incidenza della nitidezza (cioè quanto è forte)

Il raggio della nitidezza (cioè quanti pixel vengono influenzati dalla nitidezza)

La soglia (cioè su quali aree viene appicata la nitidezza)

 

La Nitidezza, nei software di sviluppo e di ritocco per la fotografia digitale, funziona in questo modo:

il software riconosce delle aree di particolare contrasto tonale in un numero ridotto di pixel. In pratica capisce dove ci sono delle aree dove pixel scuri e chiari si “toccano”.

In base alla soglia impostata, il filtro andrà ad influenzare solo le aree dove questo forte contrasto si sviluppa in pochi pixel (Bordo occhi, bordo del viso, peli della barba, capelli, ecc…o anche aree dove il passaggio avviene in modo più graduale (pelle, aree in ombra, ecc…).

In base al raggio impostato, il filtro andrà ad agire per 1, 2 o “n” pixel, partendo dal “centro” dell’area di contrasto individuata.

In base alla intensità impostata, il filtro andrà ad aumentare in modo proporzionale la differenza fra chiari e scuri nell’area selezionata, creando una maggiore nitidezza percepita.

 

Anche i plug-in che non ti lasciano regolare questi fattori, funzionano (bene o male) nello stesso modo.

La nostra percezione della nitidezza è quindi influenzata dalla differenza tonale fra pixel vicini: quando c’è molta differenza percepiamo molto dettaglio, quando è poca percepiamo sfumature morbide.

Se esageri con l’intensità avrai degli aloni piuttosto evidenti intorno ai contorni dell’immagine.

Alcuni software (come Capture One) hanno già introdotto regolazioni specifiche proprio per supportare una grande intensità della nitidezza, eliminando gli aloni.

Se aumenti troppo il raggio avrai una percezione della nitidezza in stile “fake HDR”, molto forte e fastidiosa.

Sempre meglio mantenere il raggio della nitidezza ad 1,0 pixel (o meno), per avere un’immagine pulita, incisa ma non esasperata.

Se non regoli con attenzione la soglia, rischi che la nitidezza lavori anche su aree dove non dovrebbe agire (pelle, fondi, tessuti, ecc…) creando un effetto di granulosità sull’immagine.

Meglio tenere la soglia su valori che ne limitino l’azione alle sole aree di contrasto già presenti nell’immagine.

In Lightroom, ad esempio, puoi utilizzare la funzione “Mascheratura” che trovi nel pannello “Dettagli”, scorrendo il cursore con il tasto “Alt (option)” premuto, per regolare visivamente le aree di incidenza della nitidezza.

In base a cosa decido l’intensità e il raggio della nitidezza da applicare?

In base a cinque fattori:

1) Dimensione in pixel dell’immagine

Più è grande (in pixel) la tua fotografia e più supporterà (e sopporterà) nitidezza, sia in intensità che in raggio.

Un’immagine di grandi dimensioni (pensa al nuovo sistema medio formato Phase One da 150Mpx!) ti permnette di aumentare la nitidezza senza degrado, un’immagine piccola (sotto i 2000px di lato lungo) soffrirà già con un raggio di 1px.

2) Dimensione del soggetto nell’immagine

Un soggetto molto grande (ad esempio un primo piano) può richiedere anche un raggio maggiore di 1px e accettare un’intensità molto alta, un soggetto piccolo (un paesino all’interno di una vallata) richiede invece raggio minore di 1px.

3) Tipologia di immagine

Il paesaggio è il classico genere di fotografia nella quale applicare una nitidezza molto forte, ma con raggio molto ridotto (e attenzione agli aloni). Un ritratto maschile può dare il meglio con raggio più alto (mai comunque oltre i 2px) e un aspetto piuttosto “crudo”.

Ma una foto di bambini, o un bel ritratto femminile, rendono meglio con metodi per l’aumento della nitidezza più delicati.

4) Sensore

Ogni modello di macchina ha un sensore differente che si comporta in modo diverso rispetto alla stessa tecnica o allo stesso filtro. Io trovo che il dettaglio di Capture One (mixando Nitidezza, Struttura e Chiarezza) sia MERAVIGLIOSO, ma su alcuni RAW l’effetto è granuloso e davvero deludente.

5) Gusto personale

Ognuno ha una percezione differente e ciò che per me può essere esagerato, magari a te piace tantissimo 😉

Tieni conto di questi fattori quando applichi la nitidezza alle tue immagini e segui questo consiglio:

Quando ti sembra che la nitidezza vada bene… abbassala del 20% 😉

Ci sono tantissime tecniche per l’aumento della nitidezza, con caratteristiche ed effetti molto diversi.

Alcune, come quella che io chiamo “Double Focus” e che sfrutta il canale della luminanza in LAB, ti permettono un dettaglio fortissimo e una grande effetto di tridimensionalità. Altre, come “Accentua Passaggio”, hanno un tocco più morbido e delicato.

Alcuni software hanno un plug-in per la nitidezza fantastico, altri decisamente meno…

Insomma, sta a te scegliere la tecnica o il filtro perfetti per la tua fotografia, tenendo conto di un altro fattore molto importante:

Ogni fotografia ti chiederà un tipo di nitidezza differente. Puoi avere la tua tecnica preferita, ma non andrà mai bene SEMPRE 😉

 

Infine, ecco un ultimo consiglio:

Utilizza un filtro per la nitidezza con raggio basso, intensità altissima* e soglia ridotta solo alle aree di massimo contrasto per ottenere un dettaglio fine, super inciso e ottimo per avidenziare i paesaggi, le rocce, i piccoli oggetti nell’immagine.

 

Utilizza un filtro nitidezza con un raggio molto grande (anche 20-30px) e un’intensità molto bassa per ottenere un effetto di maggiore rilievo e tridimensionalità nelle immagini di ritratto o quando è necessario evidenziare volumi e ombre.

 

*Non farlo in RGB, ti troveresti con degli aloni fastidiosi

Non mi resta che darti appuntamento al prossimo articolo o al prossimo corso, buon lavoro e buon divertimento con la nitidezza!

 

Simone P

Tecnica Post-Produzione
La regola del 5 per un fotoritocco di qualità

LA REGOLA DEL 5

14/08/2018
Simone Poletti

La regola del 5 per un fotoritocco di qualità

La Regola del 5 può salvarti da errori terribili nel fotoritocco, aiutarti a ottenere immagini migliori e a costruire un mondo più felice e accogliente!

 

Lo so, molti fotografi sono convinti che i ritoccatori siano esseri senza cuore e senza principi, occupati a trasformare tranci di pizza in modelle (se non hai capito di cosa sto parlando, cerca su YouTube “Photoshop has gone too far”) e a creare nuovi standard di bellezza irraggiungibili con la post.

Ma anche noi abbiamo una coscienza, dei sentimenti e soprattutto delle regole!

Regole che, se usate dal giusto lato della forza (questa volta dovresti sapere di cosa parlo… davvero 😉 ), possono permetterti di ottenere grandi risultati dalla post delle tue fotografie!

 

 

In particolare io utilizzo sempre la Regola del 5 e oggi voglio condividerla con te!

È un cosa molto semplice, niente formule astruse o sequenze da imparare ma tanta attenzione e un po’ di buonsenso, divise in tre parti 😉

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News ed Eventi
Dal vivo è meglio! Un autunno di workshop.

ALLIEVI E STAFF DELL’ULTIMO WORKSHOP LUCI DA PRO

08/08/2018
Simone Poletti

Dal vivo è meglio! Un autunno di workshop.

“Se vuoi diventare davvero bravo a fare una cosa… prova a farla la prima volta!”

È una cosa che ho imparato tanti anni fa da un mio amico appassionato di fotografia: il modo migliore per imparare a fare una fotografia è scattarla. Poi scattarla di nuovo, migliorando ogni volta, fino a quando non viene come vuoi tu!

La stessa cosa vale per la postproduzione: la pratica è insostituibile e davvero importantissima.

Per questo abbiamo creato un percorso formativo come l’Accademia di Post che fa della pratica e dell’esercizio sul campo il suo punto di forza e per questo il nostro calendario dei workshop migliora ogni anno 🙂

I workshop dal vivo sono un’occasione incredibile di crescita e confronto: spesso quei due giorni possono davvero cambiarti per sempre!

Da quasi 10 anni, insieme al team di FotografiaProfessionale, aiuto fotografi e ritoccatori a sviluppare al massimo il loro potenziale e i loro talenti. Che tu sia un professionista, un aspirante tale o un appassionato, il nostro obiettivo è quello di farti vivere al meglio la fotografia e la post, raggiungendo i tuoi obiettivi e realizzando i tuoi sogni.

Per riuscire a vincere questa sfida, io credo che i video-corsi siano fondamentali: sono comodi, sempre pronti all’uso e in poche ore mi permettono di trasferirti tantissime conoscenze e tecniche.

Ma niente è potente ed efficace come la pratica: due giorni di workshop dal vivo possono farti fare un salto in avanti incredibile, che oggi non puoi immaginare.

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News ed Eventi
Un’estate a -70!

UN’ESTATE A -70!

31/07/2018
Lorenzo Montanari

Un’estate a -70!

Fra pochi giorni gli uffici di FotografiaProfessionale si svuoteranno e anche noi partiremo per le (meritate) vacanze, ma saremo sempre disponibili per assisterti e soprattutto ti lasceremo con tantissimi corsi fantastici per l’estate 😉

Infatti, sono arrivate le promozioni estive sull’e-shop di FotografiaProfessionale.it!

 

Potrai trovare gli sconti da oggi (31 luglio) fino al 17 settembre, così avrai tutto il tempo di applicare le tue nuove conoscenze in vacanza, oppure di tornare e programmare con tutta calma la tua formazione per la stagione invernale.

Sono previste forti promozioni, apposta per te che hai fame di gelat.. crescere! Non dovrai più scegliere quale corso comprare tra tutti quelli proposti, adesso potrai sceglierli tutti.

 

Veniamo a noi:

ogni settimana sarà dedicata ad un tema specifico, con sconti dedicati ad ogni corso.

Gli sconti (applicati sul prezzo di listino) sono del:

  • 60% sugli eBook
  • 70% e oltre sui video-corsi
  • 85% massimo sui percorsi completi

 

Potrai trovare alcuni corsi caricati sul nuovo portale, a prova di vacanza: i contenuti sono disponibili in streaming (oltre al classico download), e li puoi guardare anche dal tuo smartphone. Insomma… non hai più scuse 😉

 

La mia lista della spesa è piena, e in valigia ho già fatto spazio per un po’ di tecniche, consigli e trucchi del mestiere.

Mi raccomando, fallo anche tu, e porta in vacanza con te la tua fotografia e la tua post da vero PRO.

 

Lorenzo

 

SUMMER SALES 2018 - FotografiaProfessionale.it

Post-produzione
Corsi e workshop: come faccio a evitare i “pacchi”?

COME EVITARE DI PRENDERE UN “PACCO”?

18/01/2018
Simone Poletti
4 commenti ]

Corsi e workshop: come faccio a evitare i “pacchi”?

10 semplici regole per scegliere un video-corso o un workshop di qualità e non prendere pacchi

 

Lavoro in un’azienda che fa corsi di formazione, quindi ti avverto fin dall’inizio: in questo articolo non mi sentirai parlar male di chi fa corsi 🙂

Ma, facendo formazione da diversi anni, mi rendo conto ogni giorno di più che molti sono un po’ disorientati dalla presenza sul mercato di un’enormità di workshop e corsi di fotografia e di post-produzione.

Diciamoci la verità: tanti fotografi che facevano un po’ fatica a “tirare fine mese” si son messi a fare corsi, forse invogliati dal successo di team più strutturati, come il nostro o altri che sono su questo mercato da anni.

Ci sono anche tanti fotografi che hanno iniziato a fare corsi spinti dai loro amici e conoscenti, perché sono semplicemente bravi ad insegnare!

Ci sono poi tanti che vengono ai workshop o acquistano video-corsi e pensano “Posso farlo anche io!“. Così il giorno dopo aprono una pagina Facebook e si mettono a distribuire tutorial o a vendere corsi live.

In particolare in questi primi giorni del 2018 ho visto comparire sui social una miriade di corsi, workshop, incontri di fotografia e di post: dal corso base di fotografia al workshop più evoluto.

Chiariamo subito un punto: non c’è niente di male. Chiunque si lanci in una nuova impresa ha la mia solidarietà e il mio “in bocca al lupo”.

Anzi, alcuni sono davvero bravi e la concorrenza fa solo e sempre bene: tiene “alta l’asticella” e ti ricorda ogni giorno che devi migliorare costantemente e tenerti aggiornato 😉

Il successo di FotografiaProfessionale è dovuto a tre fattori: alla nostra bravura (scusa l’immodestia, ma è vero), al sostegno e allo sprone dei nostri utenti (fantastici!) e al fatto che ci sono tanti colleghi bravissimi che ci costringono a fare sempre meglio.

 

Poi, come è sempre accaduto in ogni campo (anche nella fotografia, è solo questione di tempo), quelli bravi rimangono e hanno successo, quelli scarsi scompaiono nel nulla e cambiano mestiere.

Quindi, se il problema non è la concorrenza o il fatto che ci siano tanti fotografi che fanno corsi e workshop, qual è?

Il problema è che tu, come utente interessato a questi workshop o a questi corsi, spesso non trovi gli strumenti per capire cosa è valido e cosa no.

Spesso ai miei workshop mi sento dire “Ho fatto decine di corsi prima di trovare voi, provavo un po’ a caso prendendo anche grosse fregature”.

Come fai ad evitare quelle fregature e andare dritto al punto, trovando subito il corso o il workshop che fa per te?

Coma fai a distinguere cosa ti può essere davvero utile da una perdita di tempo e denaro?

Beh, credo che si possa stilare un piccolo “Vademecum dell’aspirante allievo“, una serie di piccoli ma utili consigli per facilitare la tua scelta.

Non ti preoccupare, sarò breve e non dovrai studiare un tomo di 1000 pagine. Mi affiderò all’esperienza, al buonsenso e… alla sintesi 😉

 

Sarò breve e sintetico
Sarò breve e sintetico

10 semplici regole per scegliere un video-corso o un workshop di qualità e non prendere pacchi

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Post-produzione
Brindo alle balene… e ai piani ben riusciti!

IL BRINDISI POST DIPLOMA

09/03/2017
Simone Poletti

Brindo alle balene… e ai piani ben riusciti!

Sono già passati alcuni giorni ma, come sempre, l’eco emotiva di un finale d’Accademia si trascina per settimane.

 

Il finale d’Accademia di cui parlo sono i 4 giorni di workshop che concludono ogni edizione della nostra Accademia di PostProduzione. Questi, a loro volta, si concludono con l’esame che diploma i migliori allievi del corso.

Sai cos’è l’Accademia di Post vero?

Ne ho già parlato davvero tante volte, ma se non ne hai mai sentito parlare, qui trovi tutte le info che ti servono: Accademia di Post 2017.

L’Accademia è un percorso di circa 4 mesi, ed ora che abbiamo terminato la IV edizione credo di averne capite alcune chimiche tipiche. Molte altre però sono peculiari di ogni singolo gruppo di allievi.

Percorrendo insieme una strada lunga 16/18 settimane, lavorando insieme e provando insieme le stesse difficoltà, gli stessi successi e raggiungendo traguardi comuni, si crea uno spirito di “corpo”, una coesione all’interno del gruppo davvero importante. Devo dire che l’atmosfera che si respira in Accademia rimane davvero unica e difficile da spiegare chi non l’abbia provata 😉

 

Al lavoro nelle giornate conclusive

Pensa solo al fatto che, gli allievi dell’Accademia, hanno un modo di chiamarsi fra loro “Balene” che spesso non viene del tutto compreso all’esterno. C’è una ragione molto seria e concreta per quel “soprannome”, ma se vuoi scoprirla… Dovrai venire in Accademia!

Fa parte, come dicevo, di un’atmosfera unica e davvero intensa.

Si respirano le aspettative e la determinazione di ognuno, la voglia di superare i propri limiti e di raggiungere gli obiettivi che mano a mano, settimana dopo settimana, si vanno chiarendo sempre più.

L’Accademia è una mezzofondo corsa a velocità sostenuta: un percorso relativamente breve (per scelta), ma denso di contenuti e sfide appassionanti.

Breve, dicevo, perché chi ha degli obiettivi da raggiungere e ha preso delle decisioni che riguardano il proprio futuro, non può aspettare anni per avere dei risultati tangibili.

Per questo l’Accademia dura 4 mesi: per permetterti di avere subito quello che ti serve per accettare le sfide del mercato in un mondo, quello della fotografia e della post, che non aspetta.

Per questo abbiamo creato un percorso didattico che è, in realtà, un grande acceleratore di risultati e un grande stimolatore di voglia di fare e di ottenere progressi reali.

 

L’ho scritto anche in una recente email: “Se hai solo voglia di passare il tempo facendo qualche foto e imparando due tecniche di post per far bella figura con gli amici, allora no, l’Accademia non fa per te. Ci sono tantissimi workshop, modelsharing e giornate dedicate a questo in giro“.

Ma se per te la fotografia e la post non sono un semplice passatempo, se vuoi risultati, se vuoi raggiungere degli obiettivi concreti e ottenere soddisfazioni, anche economiche, allora l’Accademia è il posto giusto per te.

 

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Quattro mesi passano in un lampo per una persona motivata e che abbia veramente voglia di mettersi in gioco e di dare una svolta decisa alla propria carriera professionale come fotografo, ritoccatore, assistente digitale, grafico, ecc…

Diventano quello che è l’Accademia per i suoi allievi: un’esperienza appassionante, divertente, intensa ed appagante.

Per questo i 4 giorni finali sono una “botta emotiva” così intensa e dura così a lungo…

Lo so, ho la faccia di quello burbero e un po’ orso, ma in realtà sono un gran sentimentale e mi affeziono tantissimo a chi compie questo percorso. E mi sento davvero molto responsabilizzato nei confronti delle persone che investono l’Accademia di un ruolo spesso davvero importante: quello di aiutarli a cambiare le cose.

Per questo mi ritrovo a guardare tutti negli occhi durante quegli ultimi 4 giorni e a ricordare loro perché sono lì e quanta strada hanno fatto. “Ragazzi, vi ricordate come eravate 4 mesi fa? Vi ricordate cosa sapevate fare allora e vi rendete conto di cosa siete in grado di fare oggi?”

Per questo poi, quando si arriva alla fine, diventa difficile non commuoversi quando alle parole “Complimenti, esame superato” segue un abbraccio liberatorio 🙂

 

In questi 4 mesi ho visto persone “normali” fare cose eccezionali, ho visto tanti tenere duro davanti a mille difficoltà e ottenere poi il premio che meritavano. Ho visto Mattia ed Emanuele partire quasi da zero e diventare davvero bravi: è un inizio, certo, ma che inizio!

Ho visto Davide e Andrea affrontare momenti che solo in pochi conoscevamo e venirne fuori con grande grinta. E con mio grande orgoglio.

Ho visto Debora andare un po’ in crisi per poi, lei piccola donna emiliana, tirare fuori una “cazzimma” incredibile e finire con un gran sorriso e mille “Ok, ok!” 🙂

 

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Ne ho citati solo alcuni, ma sono orgoglioso del percorso di ogni singolo allievo dell’Accademia IV, come di quelli delle edizioni precedenti. E sono orgoglioso soprattutto dei risultati che stanno ottenendo DOPO l’Accademia di Post, tracciando la propria strada e determinando i propri successi.

 

E le cose sono andate così bene, sono stati così tanti gli allievi che hanno cambiato davvero le cose nella loro vita professionale che abbiamo pensato: come possiamo far sì che l’Accademia migliori ulteriormente e permetta di ottenere risultati ancora maggiori?

Sai come si dice, no? “Squadra vincente non si cambia”.

Ecco, noi abbiamo cambiato tutto, rivoluzionando il programma e trasformandolo per renderlo ancora più efficace, professionalizzante e produttivo.

Se vuoi puoi scoprire tutto quel che c’è da sapere sulla Nuova Accademia di Post da questa pagina. Scoprirai che abbiamo creato due percorsi successivi e che puoi scegliere tu a che livello arrivare e a che punto fermarti. Scoprirai che abbiamo aumentato le giornate dal vivo e inserito più sessioni fotografiche per farti provare esperienze vere e formative sul campo, insieme ai migliori professionisti del settore. Scoprirai che l’Accademia di Post oggi è davvero l’unico percorso in Italia che ti permetta un processo di crescita così importante in così poco tempo.

 

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Non ci sono trucchi o metodi miracolosi. Niente formule americane del successo o nomi esotici. Nessun “guru” del successo senza sforzi.

L’Accademia è lavoro intenso, impegno, esercizio sul campo, prove pratiche, lezioni in live streaming, workshop dal vivo, tecnica, studio, compiti a casa, entusiasmo, voglia di fare e risultati. Risultati concreti, reali e misurabili settimana dopo settimana.

 

Per aiutarci in questo lavoro così impegnativo, da quest’anno siamo affiancati dal nostro Partner Ufficiale FujiFilm Italia che fornirà macchine fotografiche per gli shooting e altre cose interessanti, e dai nostri Partner Tecnici Wacom e Mafer che ti permetteranno di affrontare le giornate dal vivo con i migliori strumenti possibili.

Insomma, finisce con grandi emozioni un percorso fantastico e siamo già pronti ad iniziarne subito uno nuovo e appassionante.

E sarà spettacolare perché, come diceva un famoso personaggio dei telefilm (ricordi chi?): “Adoro i piani ben riusciti!

Se hai voglia di scoprire quanto bravo puoi diventare, ti aspetto in Accademia 😉

A presto e buon divertimento.

Simone Poletti

 

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Recensioni
Alla scoperta del pianeta Luminar

SCOPRIAMO INSIEME LUMINAR PER MAC

27/12/2016
Simone Poletti
4 commenti ]

Alla scoperta del pianeta Luminar

Ti guiderò nei primi passi sulla superficie di Luminar, il nuovo editor per le immagini dedicato agli utenti Apple, che sfida Lightroom Photoshop e Capture One.

 

Luminar è un software per l’editing delle tue fotografie prodotto da MacPhun, azienda che già ha “sul campo” plug-in e software per Mac come Intensify e Aurora HDR. MacPhun inoltre ha ricevuto da Apple il riconoscimento come “Best of the Year” per le proprie applicazioni per ben 5 anni consecutivi, dal 2012 ad oggi.

Luminar si presenta come una total-workflow app, cioè copre tutte le fasi del lavoro, dallo sviluppo del RAW al ritocco più complesso.

Con questi presupposti e una presentazione in pompa magna, devo dire che Luminar mi ha incuriosito parecchio 🙂

 

Una parte del sito MacPhun dedicata a Luminar
Una parte del sito MacPhun dedicata a Luminar

 

Mi ha anche un po’ insospettito, perché troppe volte ho sentito parlare del “nuovo Photoshop” o del “nuovo software professionale più potente sul mercato“, per poi trovarmi davanti a software con un evidente complesso di inferiorità che tentavano (al massimo) di essere al livello di Photoshop, senza proporre un vero punto di vista differente.

Mi spiego, ho provato Affinity Photo e tanti altri software che, negli anni, si sono proposti come “valida alternativa” o come appunto “the new Photoshop“. Spesso (per ora, sempre) questi software vengono pubblicizzati con iperboli e assoluti che sicuramente incuriosiscono, ma al acconto dei fatti i risultati sono sempre stati deludenti.

Perché?

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Recensioni
JpegMini… qualità Maxi?

JPEGMINI – QUALITÀ MAXI?

21/12/2016
Simone Conti
2 commenti ]

JpegMini… qualità Maxi?

JpegMini è un software che ottimizza sia la dimensione dei file sia i tempi di chi lavora con le immagini, senza rinunciare alla qualità.
L’ho provato e sono pronto a rispondere ad una domanda:

è proprio così?

 

Erano settimane, forse mesi, che sulla mia bacheca Facebook venivo bombardato da annunci pubblicitari relativi a un software per l’ottimizzazione della compressione Jpeg.

Ad Ottobre ho partecipato al Photo Plus di New York (ne ho parlato nella recensione del Profoto D2 500 AirTTL e in quella di NiSi & IRIX 15mm f/2.4) e, dopo tanti annunci, proprio lì mi sono trovato a una persona in carne ossa che mi ha chiesto: «Hai mai sentito parlare di JpegMini?»

Apriti cielo! Gli ho risposto che erano SETTIMANE INTERE che non facevo altro che vedere i loro video e i loro annunci pubblicitari su Facebook… non ne potevo più! 😀

La risposta che ho ricevuto è stata semplice, disarmante e molto efficace: «Sì, ok! Grazie per avere validato l’efficacia del nostro targeting su Facebook, ma alla fine l’hai provato?»

Dani, il ragazzo con cui parlavo, ha continuato:

«Se consegni grosse quantità di foto via web, hai un archivio online con file Jpeg pronti da scaricare per i clienti oppure devi mandare in stampa delle foto è uno strumento utilissimo perché ti fa risparmiare spazio senza minimamente rinunciare alla qualità percepita! Anzi, guarda… abbiamo qui un album di foto dove fianco a fianco puoi vedere il file originale e quello elaborato da JpegMini stampate… ti sfido a trovare le differenze!»

Il mio cervello durante il processo di traduzione dall’Inglese all’Italiano e poi al “Simonese” (il mio personale linguaggio di elaborazione interna) si era arrestato su due punti nevralgici (segue ‘stream of consciousness in Simonese’):

 

  • “Cavoli, mi sto comportando come le persone che giudicano un software, un prodotto, un video-corso ( 😀 ) senza averlo mai provato… Devo cambiare istantaneamente questo mio comportamento da beota! Prima di dire che non mi serve o non mi soddisfa… devo provarlo!
  • “Ma perché mi mostra delle foto stampate (anche dei bei 30×40, eh) quando, ovviamente, la stampa fotografica Type-C (cioè la classica stampa fotografica alla quale siamo abituati) “ammazza” ogni tipo di dettaglio e rende totalmente inutile il confronto? Anche due Jpeg stampati partendo da file con livelli di compressione molto differenti sono generalmente indistinguibili… mi starà ‘perculando’?”

 

L’immediata conseguenza di queste due riflessioni è stata decidere che avrei sicuramente provato JpegMini, cercando di capire cosa fa e come lo fa.

La prima domanda che ho fatto a Dani invece è stata proprio sulle modalità di lavoro del software. Volevo sapere se si trattasse solo di una semplice ottimizzazione della tabella di Huffman o di qualcosa di più articolato.

Per tutta risposta ho ottenuto uno sguardo perplesso, ma curioso… seguito dalla verbalizzazione di quel dubbio ancora inespresso:

«Ma tu fai il fotografo?»

Mi succede spesso… quasi sempre! È il risvolto di avere un background non solo come fotografo… mi piacciono le domande difficili e sono curioso di trovare le risposte!

 

Dani mi spiega che JpegMini è molto più di un semplice ottimizzatore, è una specie di “intelligenza artificiale” che fa più velocemente e meglio il lavoro che potrebbe fare chiunque attraverso vari tentativi. Praticamente il software fa tutte le ottimizzazioni del caso sull’algoritmo di compressione Jpeg e prova “automagicamente” tutte le combinazioni possibili per ridurre lo spazio occupato su disco.

Grazie a un algoritmo di analisi dell’immagine è in grado di capire se c’è differenza percepibile tra un’immagine da lui elaborata e l’originale… a parità di qualità sceglie quella che occupa meno spazio!

 

Terminata la spiegazione e creata un poco più di confidenza termina con: «Lo so che mostrare le stampe tecnicamente non ha alcun senso, occorrerebbe guardare i pixel e come il file viene codificato, ma mostrare le stampe è l’unico modo che abbiamo trovato per attirare l’attenzione dei fotografi: generalmente sono più “visivi” che tecnici!»

Devo ringraziare Dani Megrelishvili e tutto il team di JpegMini per avermi inondato di messaggi pubblicitari e per avermi regalato una licenza di JpegMini Pro da testare… perché se non fosse stato per loro non mi sarei forse fermato al loro stand, mi sarei perso una piacevole chiacchierata e avrei perso l’opportunità di provare senza alcuna spesa un prodotto riguardo al quale ero decisamente scettico.

 

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Come ho eseguito i test?

 

1.

Ho stabilito un campione di 10 immagini di varie dimensioni salvate in Jpeg e tutte alla stessa risoluzione, tanto la risoluzione per questa prova non conta (maggiori info su questo dettaglio le trovi in un eBook di Simone Poletti… “Dallo Scatto alla Stampa”).

2.

Visto che JpegMini, oltre ad ottimizzare la dimensione dei file ha come scopo quello di ottimizzare i tempi di chi lavora con le immagini, ho cercato di capire quanto sia migliore del mio normale modello di lavoro: lavori batch in Photoshop. Ho creato un paio di azioni da poter eseguire in batch utilizzando sia la normale funzionalità “Salva…” che “Salva per Web…” avendo l’accortezza di includere e rispettare il profilo colore di partenza in ambedue i casi (JpegMini lo fa di default).

3.

Ho cronometrato i tempi che occorrono per passare da una cartella di immagini “non trattate” a una cartella di immagini ottimizzate.

Ecco i risultati:

 

File OriginaliPhotoshop
“Salva…”
Photoshop
“Salva per Web…”
JpegMini
Tempo richiesto per iniziare il processoN/A≈19s≈19s0s
Tempo totale dell’operazione per le 10 immaginiN/A44.22s58.11s31.41s
Spazio totale su disco della cartella immagini248.0MB74.7MB109.7MB90MB
Spazio risparmiato0.00%69.88%55.77%63.71%

 

JpegMini si presenta come l’alternativa più rapida per ottenere lo scopo, ma non la migliore per quanto riguarda l’occupazione su disco.

Mi aspetto però, grazie alla sua modalità di funzionamento, il miglior risultato per quanto riguarda l’assenza di artefatti e qualità in generale delle immagini.

Con Photoshop mi sono affidato a settaggi standard per il salvataggio (Qualità 10 con Baseline ottimizzata per “Salva…” e qualità a 85 con sfoca 0,1 per “Salva per Web…”) di tutte le immagini quindi nessuna ottimizzazione è stata fatta rispetto a contenuto, risoluzione e grana dell’immagine. Diamo quindi uno sguardo ai risultati facendo quello che gli Americani chiamano “Pixel Peeping” che anche in Italiano assume un suo senso… il “Pixel Pipping”… “farsi le pippe” con i pixel 😀

 

JpegMini Vs Photoshop “Salva” Vs Photoshop “Salva per Web”
JpegMini Vs Photoshop “Salva” Vs Photoshop “Salva per Web”

 

Se guardi con attenzione il composit di ritagli che ho messo qui sopra (se vuoi puoi scaricare il file TIFF da qui per essere sicuro di vedere “i pixel giusti”!) noterai come il metodo 1 porti ad una leggera accentuazione del contrasto del dettaglio sugli artefatti Jpeg, il metodo 2 “impasti” un po’ il dettaglio e il metodo 3 rispetti in modo abbastanza accurato l’originale.

Avrai anche notato che, se non hai scaricato il file TIFF dal link qui sopra e non hai osservato l’immagine almeno al 200% dell’ingrandimento, le differenze sono NULLE.

Questo significa che “ambetre” (lo so che non si dice!) i metodi, a mio modo di vedere, sono perfettamente validi sia per l’uso su web che per la stampa in qualità fotografica: in una stampa fotografica (se non si ricampiona e si usa una risoluzione di almeno 200dpi) si può tranquillamente utilizzare un qualsiasi metodo di compressione.

 

Dai uno sguardo al confronto qui sotto! Si tratta di una delle immagini di partenza salvata per il web da Photoshop comparata side-by-side con il risultato ottenuto da JpegMini (RICOMPRIMENDO la stessa immagine con cui viene confrontato!)… Cosa te ne pare?

Salva per Web... (521 KBytes) Vs. JpegMini (264 KBytes)

 

A questo punto, ho due domande per te:

  • perché non usare il metodo più veloce o quello che comprime maggiormente (a seconda delle priorità), soprattutto se si devono gestire molte migliaia di immagini come nel caso dei fotografi sportivi, di moda per le sfilate o dei matrimonialisti?
  • quale dei tre metodi sceglieresti per comprimere e ottimizzare ancora meglio i tuoi file Jpeg per la consegna finale?

 

Eh, sì… lo so… vorresti sapere quale dei tre è JpegMini, vero? Mi spiace, ma non te lo dirò (non subito almeno). Per fare in modo che anche la tua percezione sia totalmente scevra da ogni preconcetto vorrei che tu ragionassi e decidessi semplicemente osservando i risultati… visto che sono quelli che contano realmente! Non credi?

Scrivi qui sotto nei commenti (QUI SOTTO nei commenti dell’articolo sul blog, non su Facebook) cosa ne pensi e quali sono le corrispondenze tra metodo 1, metodo 2 e metodo 3 con i relativi approcci usati per l’ottimizzazione.

Tu quale dei tre sceglieresti se avessi bisogno di comprimere e ottimizzare ulteriormente i tuoi file Jpeg?

Sono ansioso di leggere cosa ne pensi!

Simone Conti

 

P.S.: Se vuoi approfondire un po’ il tema dell’ottimizzazione dei file in Jpeg e anche il mondo dell’automazione di Photoshop ti consiglio di dare uno sguardo a questi 2 corsi realizzati da Simone Poletti: