Recensioni
Fujifilm XT-3: colpo di fulmine per una videomaker

FUJIFILM XT-3

30/11/2018
Roberta Bedocchi

Fujifilm XT-3: colpo di fulmine per una videomaker

Come avrai visto dai nostri canali social, ho avuto il piacere e la possibilità di provare la nuova nata in casa Fujifilm: la tanto attesa XT-3 😀

Subito poco dopo aver saputo che Fujifilm avrebbe inviato la nuova XT-3 in agenzia per permetterci di testarla, ha avuto ufficialmente inizio la mia intrepida attesa: ogni campanello che suonava, ogni fattorino che arrivava era motivo di batticuore. Era il pomeriggio di Halloween quando il fattorino ha suonato alla porta della nostra agenzia dicendo “Ho una spedizione per voi da parte di Fujifilm!”.

Sono scattata dalla sedia: l’attesa era terminata e finalmente potevo spacchettarla e stringerla fra le mie mani!

 

Ho potuto testarla giusto per qualche giorno, ma è stato il tempo necessario per innamorarmi a pieno di una fotocamera “senza specchio” come questa.

Ne ho approfittato, allora, per vivermi Reggio Emilia dietro l’obiettivo e provare questo gioiellino che tanto desideravo 😀

 

Il mio set-up video era il seguente :FUJINON XF35mmF2 R WR (equivalente a un 53mm nel

formato 35 mm) e XF50-140mmF2.8 R LM OIS WR (equivalente a un 76- 214 mm nel formato

35 mm), monopiede e stabilizzatore elettronico Zhiyun Crane.

 

Devo essere sincera: lavoro con attrezzatura Fujifilm da quando faccio parte del team di FotografiaProfessionale ed il mio non è stato amore a prima vista con la sorella minore Fuji TX-2.

Da anni utilizzo con grande soddisfazione Panasonic, precedentemente Gh4 e ora Gh5, quindi il mio non è stato un approccio immediato al sistema Fuji. Dopo aver utilizzato la XT-2 in svariati video realizzati, ho iniziato decisamente a familiarizzare con il suo sistema 🙂

Il menù non è sempre molto intuitivo e la grande mancanza di un display completamente ruotabile la rendevano non molto simpatica ai miei occhi. Così, ho deciso di testare la nuova XT-3 per due giorni utilizzandola come se non avessi mai preso in mano una macchina Fuji prima d’ora e senza preconcetti.

 

La XT-3 si presenta come una macchina dalla risoluzione di 26.1 MP (contro i 24 MP della sorella minore) e il processore è il più avanzato X-Processor 4.

Si è posta sul mercato strizzando fortemente l’occhio ai videomaker pro e, rispetto alla sorella minore, ha subìto forti upgrade in campo video, ma non solo: anche rispetto alla cugina XH-1 sono state introdotte decisive migliorie che la rendono, a mio parere, fortemente competitiva e performante.

Ora basta chiacchiere: vediamo nel dettaglio qualche specifica interessante 🙂

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Storia della fotografia
Storia della Fotografia: Willy Ronis

VINCENT SUR LA ROUTE DES VACANCES, 1946 © WILLY RONIS

28/11/2018
Francesca Pone

Storia della Fotografia: Willy Ronis

No, non ci siamo dimenticati di voi e dello spazio tutto dedicato alla Storia della Fotografia 😄

Dopo Man Ray, diamo spazio a Willy Ronis: alcuni fra i migliori scatto del fotografo francese sono in mostra presso la Casa dei Tre Oci di Venezia fino al 6 Gennaio 2019 🙂

Spero di invogliarti quanto basta per partecipare ad una mostra (a mio parere) molto interessante e stimolante, soprattutto per te che cerchi di ottenere sempre il meglio da una passione forte come la fotografia 🙂

 

Alcuni scatti di Willy Ronis in mostra a Venezia
Alcuni scatti di Willy Ronis in mostra a Venezia

 

Dai, iniziamo questo viaggio nella storia 🧐

 

 

Willy Ronis è stato un grande fotografo francese: figlio di immigrati nato il 14 Agosto 1910, Willy eredita la passione per la fotografia e la musica dai suoi genitori; il padre è fotografo e ritoccatore, mentre la madre è insegnante di pianoforte in un circolo musicale.

Fin da giovane, l’artista non aveva ipotizzato ad una carriera nella fotografia: dopo aver iniziato a studiare violino, il suo sogno d’infanzia era sempre stato quello di divenire compositore.

Il suo sedicesimo compleanno, però, fu la svolta per Willy Ronis: il ragazzino chiese in regalo la sua prima macchina fotografica. Si trattava di una Kodak in formato 6,5 x 11, che utilizzò soprattutto per realizzare autoritratti nello studio del padre, che poi stampava autonomamente.

 

“La fotografia è lo sguardo. Si ha o non si ha. Può affinarsi con gli anni, ma si manifesta fin da subito”

 

Willy Ronis, Autoportrait aux flashes, Paris (1951)
Willy Ronis, Autoportrait aux flashes, Paris (1951)

 

L’obbligo militare gli fa lasciare casa e, fino al suo ritorno nel 1932, la fotografia sembra dimenticata: la grave malattia del padre, però, lo obbligò a sostituirlo nel suo studio e Willy fu costretto ad abbandonare la sua grande passione per la musica, coltivata anche durante gli anni di servizio militare.

Il lavoro in studio, purtroppo, non lo entusiasmava affatto, ad eccezione di qualche commissione industriale. Il fotografo decise ugualmente di coltivare le proprie inclinazioni artistiche e nel tempo libero girava per Parigi a caccia di immagini da immortalare: è da quei momenti che il giovane si appassiona realmente alla fotografia e sperimenta formati fotografici sempre più piccoli.

Si approccia, inoltre, alla fotografia di reportage: quegli anni sono molto duri per la Francia e Willy gira per la città per documentare gli avvenimenti per alcuni giornali di sinistra, scrivendo per loro anche qualche articolo.

Nel 1936 viene a mancare suo padre: nonostante la sua difficile situazione economica, decide di chiudere lo studio ereditato dal padre e fare il fotografo illustratore, in particolare a causa dell’enorme discrepanza tra la sua visione della fotografia e i bisogni della clientela. Fu quella decisione che rese la fotografia una scelta di vita per un grande fotografo come lui 🙂

A causa di un’attrezzatura ormai antiquata, Ronis acquistò una Rolleiflex che rese i suoi lavori più rapidi e di qualità. Il fotografo vanta, poi, l’aver vissuto un grande evento storico: fu tra i primi a fotografare la sconvolgente opera “Guernica” di Picasso, dedicata ad un triste episodio della Seconda Guerra Mondiale.

Sono anni difficili, sia per il mondo che per l’artista: la guerra obbliga Ronis ad improvvisare altri mestieri come quello di pittore su gioielli. Dopo la Liberazione (e una lunga pausa), egli torna più determinato che mai sulla fotografia di reportage e lavora anche per la stampa illustrata.

In quegli anni, inoltre, si approccia anche alla moda e alla pubblicità.

 

 

Ronis si è sempre approcciato in maniera empatica alla vita e alle cose semplici, scoprendovi un significato nascosto ma di grande valore. Il fotografo francese è un grande comunicatore, che attribuisce importanza ai messaggi veicolati attraverso i suoi scatti: per lui la fotografia è il tramite per manifestare le proprie emozioni e i propri sentimenti dinnanzi alle situazioni che vive e vede attraverso il suo punto di vista 🙂

Il “Caso” è un concetto a cui lui ha sempre tenuto molto: “La fortuna è il premio della pazienza”, così diceva Willy Ronis. Per lui ogni attimo da immortalare nelle sue fotografie era un dono: una donna che passeggia, un uomo in bicicletta, due amanti che si baciano. Tutto per lui era frutto del caso e della fortuna, un dono che la vita gli offriva 🙂

 

Negli anni, Willy Ronis ha ricevuto molti premi per omaggiare la sua innata bravura: nel 1947 gli viene consegnato il “Prix Kodak” e nel 1957 è medaglia d’oro alla Biennale di Venezia 🙂

Questi, però, sono solo alcuni dei suoi innumerevoli successi che non finirei di elencare 😌

Nel 1983, raggiunta ormai un’età rispettabile, Ronis dona alla città di Parigi il suo intero patrimonio fotografico, frutto di una carriera lunghissima e ancora non conclusa 🙂

È nel Settembre 2009, infatti, che Willy Ronis ci lascia.

Di lui ci restano fotografie mozzafiato, rigorosamente in bianco e nero, per raccontarci il Novecento attraverso i suoi occhi 🙂

 

 

“Una foto significativa è una foto funzionale. La funzione di una foto consiste nella sua capacità immediata di sintetizzare la propria intenzione”

 

 

Francesca

 

Interviste
Giorgio Cravero, fotografo di Still Life, ci racconta un mestiere “artigianale” come la fotografia

NELLO STUDIO DI GIORGIO CRAVERO

24/09/2018
Francesca Pone

Giorgio Cravero, fotografo di Still Life, ci racconta un mestiere “artigianale” come la fotografia

Giorgio Cravero, fotografo di Still Life, è uno dei tanti esperti del settore che gli studenti di Accademia di Postproduzione hanno avuto l’onore di conoscere 🤩

Durante un nostro Workshop organizzato presso il suo studio fotografico a Torino, le nostre Balene hanno potuto scoprire come lavora Cravero sulla fotografia e la postproduzione pubblicitaria e, durante quel weekend, hanno lavorato al suo fianco dalla fase di scatto fino alla postproduzione delle immagini.

Il settore su cui il fotografo torinese lavora di più è il Food & Beverage, ma Cravero vanta anche esperienza in fotografia per gioielli, cosmetica e Fine Art.

Scopriamo insieme a Giorgio Cravero come l’attrezzatura può rendere le tue foto decisamente migliori (e il perché dell’artigianalità della fotografia) 😉

In occasione del Workshop a Torino, FotografiaProfessionale l’ha intervistato per scoprire qualcosa di più su di lui e gli strumenti del mestiere. La particolarità che ho molto apprezzato dell’intervista è il suo definire la fotografia un mestiere estremamente artigianale. 🔨

“Bisogna sempre pensare alla fotografia come un mestiere estremamente artigianale, il che vuol dire che più uno lo esercita e più viene naturale, facile. Vengono fuori soluzioni che non avevamo pensato prima e si ottengono risultati diversi da quelli che ci aspettavamo”.

A mio parere una definizione che sa un po’ di antico, come piace a me.

La nostra partnership con Fujifilm Italia, inoltre, ci ha permesso di testare assieme a Cravero la Fujifilm GFX 50S 📷

Quali sono i punti di forza della Fujifilm GFX 50S? Ce lo dice Cravero 😉

Buona visione! 🎬

 

 

Francesca

 

Post-produzione
Corsi e workshop: come faccio a evitare i “pacchi”?

COME EVITARE DI PRENDERE UN “PACCO”?

18/01/2018
Simone Poletti
4 commenti ]

Corsi e workshop: come faccio a evitare i “pacchi”?

10 semplici regole per scegliere un video-corso o un workshop di qualità e non prendere pacchi

 

Lavoro in un’azienda che fa corsi di formazione, quindi ti avverto fin dall’inizio: in questo articolo non mi sentirai parlar male di chi fa corsi 🙂

Ma, facendo formazione da diversi anni, mi rendo conto ogni giorno di più che molti sono un po’ disorientati dalla presenza sul mercato di un’enormità di workshop e corsi di fotografia e di post-produzione.

Diciamoci la verità: tanti fotografi che facevano un po’ fatica a “tirare fine mese” si son messi a fare corsi, forse invogliati dal successo di team più strutturati, come il nostro o altri che sono su questo mercato da anni.

Ci sono anche tanti fotografi che hanno iniziato a fare corsi spinti dai loro amici e conoscenti, perché sono semplicemente bravi ad insegnare!

Ci sono poi tanti che vengono ai workshop o acquistano video-corsi e pensano “Posso farlo anche io!“. Così il giorno dopo aprono una pagina Facebook e si mettono a distribuire tutorial o a vendere corsi live.

In particolare in questi primi giorni del 2018 ho visto comparire sui social una miriade di corsi, workshop, incontri di fotografia e di post: dal corso base di fotografia al workshop più evoluto.

Chiariamo subito un punto: non c’è niente di male. Chiunque si lanci in una nuova impresa ha la mia solidarietà e il mio “in bocca al lupo”.

Anzi, alcuni sono davvero bravi e la concorrenza fa solo e sempre bene: tiene “alta l’asticella” e ti ricorda ogni giorno che devi migliorare costantemente e tenerti aggiornato 😉

Il successo di FotografiaProfessionale è dovuto a tre fattori: alla nostra bravura (scusa l’immodestia, ma è vero), al sostegno e allo sprone dei nostri utenti (fantastici!) e al fatto che ci sono tanti colleghi bravissimi che ci costringono a fare sempre meglio.

 

Poi, come è sempre accaduto in ogni campo (anche nella fotografia, è solo questione di tempo), quelli bravi rimangono e hanno successo, quelli scarsi scompaiono nel nulla e cambiano mestiere.

Quindi, se il problema non è la concorrenza o il fatto che ci siano tanti fotografi che fanno corsi e workshop, qual è?

Il problema è che tu, come utente interessato a questi workshop o a questi corsi, spesso non trovi gli strumenti per capire cosa è valido e cosa no.

Spesso ai miei workshop mi sento dire “Ho fatto decine di corsi prima di trovare voi, provavo un po’ a caso prendendo anche grosse fregature”.

Come fai ad evitare quelle fregature e andare dritto al punto, trovando subito il corso o il workshop che fa per te?

Coma fai a distinguere cosa ti può essere davvero utile da una perdita di tempo e denaro?

Beh, credo che si possa stilare un piccolo “Vademecum dell’aspirante allievo“, una serie di piccoli ma utili consigli per facilitare la tua scelta.

Non ti preoccupare, sarò breve e non dovrai studiare un tomo di 1000 pagine. Mi affiderò all’esperienza, al buonsenso e… alla sintesi 😉

 

Sarò breve e sintetico
Sarò breve e sintetico

10 semplici regole per scegliere un video-corso o un workshop di qualità e non prendere pacchi

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Post-produzione
Brindo alle balene… e ai piani ben riusciti!

IL BRINDISI POST DIPLOMA

09/03/2017
Simone Poletti

Brindo alle balene… e ai piani ben riusciti!

Sono già passati alcuni giorni ma, come sempre, l’eco emotiva di un finale d’Accademia si trascina per settimane.

 

Il finale d’Accademia di cui parlo sono i 4 giorni di workshop che concludono ogni edizione della nostra Accademia di PostProduzione. Questi, a loro volta, si concludono con l’esame che diploma i migliori allievi del corso.

Sai cos’è l’Accademia di Post vero?

Ne ho già parlato davvero tante volte, ma se non ne hai mai sentito parlare, qui trovi tutte le info che ti servono: Accademia di Post 2017.

L’Accademia è un percorso di circa 4 mesi, ed ora che abbiamo terminato la IV edizione credo di averne capite alcune chimiche tipiche. Molte altre però sono peculiari di ogni singolo gruppo di allievi.

Percorrendo insieme una strada lunga 16/18 settimane, lavorando insieme e provando insieme le stesse difficoltà, gli stessi successi e raggiungendo traguardi comuni, si crea uno spirito di “corpo”, una coesione all’interno del gruppo davvero importante. Devo dire che l’atmosfera che si respira in Accademia rimane davvero unica e difficile da spiegare chi non l’abbia provata 😉

 

Al lavoro nelle giornate conclusive

Pensa solo al fatto che, gli allievi dell’Accademia, hanno un modo di chiamarsi fra loro “Balene” che spesso non viene del tutto compreso all’esterno. C’è una ragione molto seria e concreta per quel “soprannome”, ma se vuoi scoprirla… Dovrai venire in Accademia!

Fa parte, come dicevo, di un’atmosfera unica e davvero intensa.

Si respirano le aspettative e la determinazione di ognuno, la voglia di superare i propri limiti e di raggiungere gli obiettivi che mano a mano, settimana dopo settimana, si vanno chiarendo sempre più.

L’Accademia è una mezzofondo corsa a velocità sostenuta: un percorso relativamente breve (per scelta), ma denso di contenuti e sfide appassionanti.

Breve, dicevo, perché chi ha degli obiettivi da raggiungere e ha preso delle decisioni che riguardano il proprio futuro, non può aspettare anni per avere dei risultati tangibili.

Per questo l’Accademia dura 4 mesi: per permetterti di avere subito quello che ti serve per accettare le sfide del mercato in un mondo, quello della fotografia e della post, che non aspetta.

Per questo abbiamo creato un percorso didattico che è, in realtà, un grande acceleratore di risultati e un grande stimolatore di voglia di fare e di ottenere progressi reali.

 

L’ho scritto anche in una recente email: “Se hai solo voglia di passare il tempo facendo qualche foto e imparando due tecniche di post per far bella figura con gli amici, allora no, l’Accademia non fa per te. Ci sono tantissimi workshop, modelsharing e giornate dedicate a questo in giro“.

Ma se per te la fotografia e la post non sono un semplice passatempo, se vuoi risultati, se vuoi raggiungere degli obiettivi concreti e ottenere soddisfazioni, anche economiche, allora l’Accademia è il posto giusto per te.

 

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Quattro mesi passano in un lampo per una persona motivata e che abbia veramente voglia di mettersi in gioco e di dare una svolta decisa alla propria carriera professionale come fotografo, ritoccatore, assistente digitale, grafico, ecc…

Diventano quello che è l’Accademia per i suoi allievi: un’esperienza appassionante, divertente, intensa ed appagante.

Per questo i 4 giorni finali sono una “botta emotiva” così intensa e dura così a lungo…

Lo so, ho la faccia di quello burbero e un po’ orso, ma in realtà sono un gran sentimentale e mi affeziono tantissimo a chi compie questo percorso. E mi sento davvero molto responsabilizzato nei confronti delle persone che investono l’Accademia di un ruolo spesso davvero importante: quello di aiutarli a cambiare le cose.

Per questo mi ritrovo a guardare tutti negli occhi durante quegli ultimi 4 giorni e a ricordare loro perché sono lì e quanta strada hanno fatto. “Ragazzi, vi ricordate come eravate 4 mesi fa? Vi ricordate cosa sapevate fare allora e vi rendete conto di cosa siete in grado di fare oggi?”

Per questo poi, quando si arriva alla fine, diventa difficile non commuoversi quando alle parole “Complimenti, esame superato” segue un abbraccio liberatorio 🙂

 

In questi 4 mesi ho visto persone “normali” fare cose eccezionali, ho visto tanti tenere duro davanti a mille difficoltà e ottenere poi il premio che meritavano. Ho visto Mattia ed Emanuele partire quasi da zero e diventare davvero bravi: è un inizio, certo, ma che inizio!

Ho visto Davide e Andrea affrontare momenti che solo in pochi conoscevamo e venirne fuori con grande grinta. E con mio grande orgoglio.

Ho visto Debora andare un po’ in crisi per poi, lei piccola donna emiliana, tirare fuori una “cazzimma” incredibile e finire con un gran sorriso e mille “Ok, ok!” 🙂

 

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Ne ho citati solo alcuni, ma sono orgoglioso del percorso di ogni singolo allievo dell’Accademia IV, come di quelli delle edizioni precedenti. E sono orgoglioso soprattutto dei risultati che stanno ottenendo DOPO l’Accademia di Post, tracciando la propria strada e determinando i propri successi.

 

E le cose sono andate così bene, sono stati così tanti gli allievi che hanno cambiato davvero le cose nella loro vita professionale che abbiamo pensato: come possiamo far sì che l’Accademia migliori ulteriormente e permetta di ottenere risultati ancora maggiori?

Sai come si dice, no? “Squadra vincente non si cambia”.

Ecco, noi abbiamo cambiato tutto, rivoluzionando il programma e trasformandolo per renderlo ancora più efficace, professionalizzante e produttivo.

Se vuoi puoi scoprire tutto quel che c’è da sapere sulla Nuova Accademia di Post da questa pagina. Scoprirai che abbiamo creato due percorsi successivi e che puoi scegliere tu a che livello arrivare e a che punto fermarti. Scoprirai che abbiamo aumentato le giornate dal vivo e inserito più sessioni fotografiche per farti provare esperienze vere e formative sul campo, insieme ai migliori professionisti del settore. Scoprirai che l’Accademia di Post oggi è davvero l’unico percorso in Italia che ti permetta un processo di crescita così importante in così poco tempo.

 

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Non ci sono trucchi o metodi miracolosi. Niente formule americane del successo o nomi esotici. Nessun “guru” del successo senza sforzi.

L’Accademia è lavoro intenso, impegno, esercizio sul campo, prove pratiche, lezioni in live streaming, workshop dal vivo, tecnica, studio, compiti a casa, entusiasmo, voglia di fare e risultati. Risultati concreti, reali e misurabili settimana dopo settimana.

 

Per aiutarci in questo lavoro così impegnativo, da quest’anno siamo affiancati dal nostro Partner Ufficiale FujiFilm Italia che fornirà macchine fotografiche per gli shooting e altre cose interessanti, e dai nostri Partner Tecnici Wacom e Mafer che ti permetteranno di affrontare le giornate dal vivo con i migliori strumenti possibili.

Insomma, finisce con grandi emozioni un percorso fantastico e siamo già pronti ad iniziarne subito uno nuovo e appassionante.

E sarà spettacolare perché, come diceva un famoso personaggio dei telefilm (ricordi chi?): “Adoro i piani ben riusciti!

Se hai voglia di scoprire quanto bravo puoi diventare, ti aspetto in Accademia 😉

A presto e buon divertimento.

Simone Poletti

 

Banner ACCADEMIA big 2017

News ed Eventi
World Press Photo 2017: vincitori e polemiche

L’ISOLA DELLA SALVEZZA © FRANCESCO COMELLO

14/02/2017
Gloria Soverini

World Press Photo 2017: vincitori e polemiche

Sono stati annunciati i vincitori della Sessantesima edizione del Concorso del World Press Photo, scelti fra 80.408 immagini scattate da 5.034 fotografi provenienti da oltre 125 paesi.

La polemica sulla “World Press Photo of the Year”: a che punto siamo?

 

La Fondazione del World Press Photo è nata nel 1955 grazie ad un gruppo di fotografi olandesi, uniti dall’intento di sviluppare e promuovere il lavoro dei fotogiornalisti, grazie anche ad una serie di attività ed iniziative internazionali, la prima delle quali è stato proprio il Concorso annuale organizzato per far conoscere il proprio lavoro ai colleghi di altre nazionalità.

Lavoriamo per sviluppare e promuovere il fotogiornalismo di qualità perché le persone meritano di vedere il proprio mondo e di esprimersi liberamente.
Libertà di informazione, libertà di ricerca e libertà di parola sono sempre più importanti, ed un giornalismo visivo qualitativamente valido è essenziale per riportare in modo preciso ed indipendente proprio i fatti che rendono possibili queste libertà.
In un momento in cui il mondo, la stampa e la fotografia stessa stanno subendo dei cambiamenti profondi, ci stiamo sforzando di aiutare sia i fotogiornalisti che il pubblico a capire e a rispondere a queste trasformazioni in modo che tali libertà continuino ad essere garantite.

È con questo intento che è importante approcciarsi a quello che è il concorso di fotogiornalismo più importante del mondo, con le sue motivazioni profonde e le sue diversità intrinseche – le stesse che accompagnano la cronaca quotidiana di ogni paese, tanto che non mancano mai le polemiche per le scelte della giuria.

 

Mary F. Calvert, che fa parte della giuria, ha detto che la foto vincitrice di quest’anno rappresenta al meglio il significato e la definizione del World Press Photo:

 

«È stata una decisione molto molto difficile, ma alla fine abbiamo ritenuto che la foto dell’anno fosse un’immagine esplosiva che parlasse davvero dell’odio dei nostri tempi. Ogni volta che arrivava sullo schermo dovevi quasi spostarti indietro, tanto è forte quell’immagine».
(fonte: Il Post)

 

World Press Photo of the Year © Burhan Ozbilici
World Press Photo of the Year © Burhan Ozbilici

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Recensioni
Alla scoperta del pianeta Luminar

SCOPRIAMO INSIEME LUMINAR PER MAC

27/12/2016
Simone Poletti
4 commenti ]

Alla scoperta del pianeta Luminar

Ti guiderò nei primi passi sulla superficie di Luminar, il nuovo editor per le immagini dedicato agli utenti Apple, che sfida Lightroom Photoshop e Capture One.

 

Luminar è un software per l’editing delle tue fotografie prodotto da MacPhun, azienda che già ha “sul campo” plug-in e software per Mac come Intensify e Aurora HDR. MacPhun inoltre ha ricevuto da Apple il riconoscimento come “Best of the Year” per le proprie applicazioni per ben 5 anni consecutivi, dal 2012 ad oggi.

Luminar si presenta come una total-workflow app, cioè copre tutte le fasi del lavoro, dallo sviluppo del RAW al ritocco più complesso.

Con questi presupposti e una presentazione in pompa magna, devo dire che Luminar mi ha incuriosito parecchio 🙂

 

Una parte del sito MacPhun dedicata a Luminar
Una parte del sito MacPhun dedicata a Luminar

 

Mi ha anche un po’ insospettito, perché troppe volte ho sentito parlare del “nuovo Photoshop” o del “nuovo software professionale più potente sul mercato“, per poi trovarmi davanti a software con un evidente complesso di inferiorità che tentavano (al massimo) di essere al livello di Photoshop, senza proporre un vero punto di vista differente.

Mi spiego, ho provato Affinity Photo e tanti altri software che, negli anni, si sono proposti come “valida alternativa” o come appunto “the new Photoshop“. Spesso (per ora, sempre) questi software vengono pubblicizzati con iperboli e assoluti che sicuramente incuriosiscono, ma al acconto dei fatti i risultati sono sempre stati deludenti.

Perché?

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Tecnica Post-Produzione
12 cose da EVITARE come la peste quando ritocchi le tue immagini (2a Parte)

12 COSE DA EVITARE: LA SECONDA PARTE!

04/11/2016
Simone Poletti
2 commenti ]

12 cose da EVITARE come la peste quando ritocchi le tue immagini (2a Parte)

Ci sono altre 6 cose da evitare nella post di una fotografia. Altre 6 tremende “trappole”!

 

Qualche giorno fa ho iniziato ad elencarti quelle che, secondo me, sono le 12 cose da evitare per ottenere una post di qualità, quelle che devi fuggire come la peste se vuoi che le tue immagini siano belle, salve e naturali 😉

Le prime 6 “Cose da Evitare” le trovi qui, nella prima parte di questo articolo, ma ricapitoliamole brevemente:

  1. Non sfruttare al meglio le potenzialità del RAW
  2. Applicare regolazioni contrastanti
  3. Non considerare i Profili Colore
  4. Schiarite locali con effetto “Luce Divina”
  5. Desaturazione selettiva
  6. Colori iper-saturi e innaturali

Sono tutte cose che anche io ho fatto, almeno una volta, per poi capire che erano dannose, quindi se anche tu hai una foto che fa parte della lista… non te ne vergognare!

Da anni mi occupo di editing delle immagini e di formazione nel campo della post, e so che esistono le mode e alcune cose sono irresistibili…

Tutti abbiamo maltrattato un HDR, almeno una volta nella vita.

È un passaggio importante nella vita di ogni fotografo/ritoccatore.

Un trauma dal quale si deve guarire, uscendone migliori 😉

Ma capita che qualcuno rimanga catturato nella rete degli aloni e della iper-saturazione, quindi può essere utile che io finisca la mia lista e ti elenchi le

Altre 6 cose che dovresti sempre evitare quando correggi le tue foto (Seconda parte da 7 a 12)

PS: Come nel precedente articolo, userò degli esempi pratici, torturando appositamente alcune fotografie di Simone Conti.

Se sei una persona sensibile e dallo spiccato senso estetico… non proseguire nella lettura, potresti soffrire molto.

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News ed Eventi
Anarchy in the WPP: il World Press Photo senza regole

ANARCHY IN THE WPP: IL WORLD PRESS PHOTO SENZA REGOLE (FOTO: EVERETT COLLECTION)

27/10/2016
Gloria Soverini

Anarchy in the WPP: il World Press Photo senza regole

Il World Press Photo ha annunciato la nascita di un concorso nel quale sarà possibile partecipare senza doversi preoccupare troppo delle regole

 

Ebbene sì: dopo che negli ultimi anni il WPP ha dovuto gestire la squalifica di numerose foto perché non rispettavano gli standard del concorso, dopo le critiche per la vittoria delle foto staged, dopo che ad ogni edizione nasce una guerra in merito all’uso della post… gli organizzatori hanno pensato ad una soluzione: ci sarà un concorso a sé la cui partecipazione non prevede regole.

 

L’annuncio è stato fatto ieri da Lars Boering, Direttore Esecutivo della Fondazione World Press Photo, nel comunicato relativo alle attività previste nel 2017; al punto #8 del programma si legge che

In October 2017 there will be a new contest for creative documentary photography. […] This contest will be for professional visual storytellers who, in wanting to communicate about actual people, events or issues, deploy creative techniques in constructing, processing and presenting images. This contest will not have rules limiting how images are produced, and will not have categories.

[ Ad ottobre 2017 ci sarà un nuovo concorso dedicato alla fotografia documentaria creativa. Potranno accedervi i visual-storyteller professionisti che, volendo trattare di personaggi, eventi o problematiche attuali, lo fanno attraverso l’uso di tecniche creative nella costruzione, nell’elaborazione e nella presentazione delle immagini. Questo concorso non avrà norme che limitano come le immagini vengono prodotte, e non avrà categorie. ]

 

A differenza di quanto avviene con il concorso tradizionale per fotogiornalisti, che l’hanno scorso ha visto la squalifica del 20% dei finalisti e la successiva implementazione di un Codice Etico, il nuovo concorso non sarà vincolato dalla più classica etica del fotogiornalismo.

I fotografi potranno partecipare presentando una foto singola o con una serie di immagini relative ad una storia; i giudici esamineranno le foto e assegneranno i premi per la migliore documentazione sociale, personale, per la presentazione più innovativa e altro ancora.

 

Questa ultima mossa del World Press Photo è la risposta al dibattito in corso riguardo agli standard in materia di fotografia e fotogiornalismo nell’era della fotografia digitale.

L’Australian Professional Photography Awards (APPA) è stato recentemente al centro di questo dibattito dopo che il fotografo di rilievo Ken Duncan ha richiamato l’attenzione sul fatto che Lisa Saad, la vincitrice del concorso di quest’anno, abbia presentato un set di illustrazioni fotografiche.

Se questo nuovo concorso del World Press Photo senza regole guadagnerà rilievo nel settore, forse altri concorsi di prestigio ne seguiranno l’esempio.

Cosa ne pensi?
Scrivilo in un commento!

Gloria

I WANNA BE WPP!

(articolo liberamente tradotto da PetaPixel)

Tecnica Fotografica
È ora di ammetterlo! Parliamo di flash a slitta

USO CREATIVO DEL FLASH!

21/10/2016
Gloria Soverini

È ora di ammetterlo! Parliamo di flash a slitta

C’è un momento nella vita di un fotografo professionista che, prima o poi, arriva: quello in cui deve ammettere di dover utilizzare il flash a slitta 🙂

 

Scianna ha dichiarato

Il fotografo è un interprete, non è un creatore, non è uno scrittore di luce“.

Ora, non voglio certo contraddirlo ma… io NON MI ACCONTENTO della luce che mi ritrovo nelle varie situazioni, soprattutto se devo fotografare un evento notturno, o il momento dei balli durante un matrimonio e tutto si fa buio.

Certo, durante la preparazione della sposa spero sempre di ritrovarmi in una camera con delle grandi finestre, il cielo nuvoloso per avere una “grande softbox” naturale; luci drammatiche, ombre morbide.
Ma non sempre le proprie richieste vengono esaudite 🙂
Soprattutto, le ore del giorno trascorrono e prima o poi il sole tramonta

Se sei fra quelli che “No, il flash fa schifo, preferisco la luce naturale“, in casi come questi cosa fai, smetti di scattare?
Stressi il sensore al massimo alzando gli ISO all’inverosimile? Abbassi i tempi così tanto che le foto potrebbero essere oggetto di studio a “Mistero”?

Il fotografo professionista è sì un interprete, ma fortunatamente è anche un creatore… anzi, è un CREATIVO!

 

C’è un momento nella vita di un fotografo professionista specializzato in matrimoni ed eventi che, se non si accontenta del livello cui è giunto e vuole migliorare la qualità del proprio lavoro, prima o poi arriva: quello in cui deve ammettere di aver bisogno del flash a slitta.

Può essere dura, lo so, ma i benefici sono troppo grandi per ignorare questa “chiamata interiore” (chiamata interiore: più qualità > più lavoro > clienti più soddisfatti > più guadagno)

Anni fa è arrivato quel fatidico momento anche per me, e alla fine l’ho ammesso: non potevo più ignorare l’utilizzo del flash, né continuare a trovare scuse come “Le foto con il flash sono orrende” – certo, a meno che tu non prenda come esempio le foto di chi non lo padroneggia al massimo, ma se devi migliorare bisogna seguire l’esempio di chi è davvero bravo, no? 🙂

Avevo trovato lavoro presso lo studio di un fotografo matrimonialista: sviluppavo e ritoccavo le foto scattate dagli altri, ma volevo essere parte attiva dei servizi; sapevo però di non poterlo fare finché non avessi imparato l’uso del flash, fondamentale per un campo del genere.

Dovevo imparare velocemente ma, soprattutto, con una certa sicurezza che sapevo mancarmi come autodidatta.
Dopo i primi tentativi fallimentari (perché le mie foto erano alla stregua di quelle che criticavo, quelle del “il flash fa schifo”, per intenderci), ho iniziato a guardarmi attorno e ho trovato quello che faceva al caso mio:
mi sono iscritta al workshop di Simone Conti “Flash My Life” quando ancora non lavoravo in FotografiaProfessionale – in realtà, era il terzo che frequentavo!

Da lì è stato amore 🙂
(grazie Simo!!!)

Ho capito finalmente che il flash a slitta è uno strumento fondamentale per due motivi:

  • per riuscire a scattare in ogni situazione;
  • per farlo con una marcia in più!

Credimi se ti dico che, poi, ci si diverte un casino :))

Il risultato è stato che

  1. Ho iniziato a fotografare i matrimoni senza temere di restare bloccata al calar del sole.
  2. Ho iniziato a realizzare shooting di varia natura (ritratti business e studi dentistici).
  3. Ho fotografato cene aziendali in location DA PAURA 😀
  4. Ho fotografato decine e decine di persone durante i balli dei matrimoni e degli eventi, come il Food Immersion Festival del quale vedi una foto (grazie a Carolina, la meravigliosa ballerina che la fa da soggetto splendido splendente).
    In quel momento c’erano pochissime luci a disposizione, ma non volevo certo farmi scappare i balli scatenati di questi ragazzi!
  5. Ho iniziato a definirmi “la regina della seconda tendina“, che quasi quasi potrei anche aggiungere al BDV.
Tutto questo mi ha permesso di crescere come professionista, di essere più sicura e di vedere un sacco di sorrisi che, al buio, non avrei visto 🙂

Ergo, se fino ad ora hai detto che il flash fa schifo forse è giunto il momento di mettere da parte le tue remore e di dare a te e alla tua fotografia una spinta in più:
passa al lato luminoso degli eventi, iscriviti a Flash My Life!

Niente sarà più come prima (buauauauaua… ehm)

Gloria

 

"Flash My Life" - Workshop di FotografiaProfessionale.it in collaborazione con Profoto