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Facebook e Copyright: una sentenza importante

UN SOSPIRO DI SOLLIEVO! (FOTO: HUFFINGTONPOST.COM)

12/06/2015
Gloria Soverini

Facebook e Copyright: una sentenza importante

È di queste ultime ore la notizia di una sentenza che fa tirare un sospiro di sollievo a molti:
le foto postate su Facebook in modalità “pubblica” restano di proprietà dell’utente che le ha scattate, quindi il renderle visibili a tutti, senza limitazioni di privacy, sul social network “non comporta la cessione integrale dei diritti fotografici“.

Il caso è nato quando un quotidiano nazionale ha utilizzato le immagini scattate da un giovane fotografo in una discoteca romana, a sua insaputa e senza che gliene venisse riconosciuta la paternità, a corredo di una serie di articoli sulla frequentazione dei locali notturni da parte dei giovanissimi; le foto, poi, sono anche state utilizzate da diversi programmi televisivi.

“La possibilità di utilizzo delle informazioni pubblicate con impostazione pubblica sul social network non costituisce licenza generalizzata di utilizzo e di sfruttamento dei contenuti coperti da diritti di proprietà intellettuale in favore di qualunque terzo che accede alla pagina Facebook”

La IX Sezione del Tribunale di Roma, specializzata in materia d’impresa e di proprietà intellettuale, ha riconosciuto la risarcibilità sia del danno patrimoniale che del danno morale connesso al mancato riconoscimento della paternità delle fotografie e, dunque, ha stabilito l’esistenza di un pregiudizio cagionato dalla pubblicazione delle foto senza l’autorizzazione dell’autore e senza l’indicazione del suo nome.

Secondo quanto deciso dai giudici, quindi, la libertà di utilizzo dei contenuti pubblicati dagli utenti con l’impostazione pubblica, “non riguarda infatti i contenuti coperti da diritti di proprietà intellettuale degli utenti, rispetto ai quali l’unica licenza è quella non esclusiva e trasferibile concessa a Facebook“.

Ma ho una domanda: ci troviamo davanti ad una “novità” o ad una semplice conferma del fatto che l’autore va sempre almeno citato?
A prescindere dal luogo virtuale in cui le immagini vengono pubblicate, “prendere senza chiedere” e non riconoscere nemmeno all’autore il diritto di vedersi citato, sono azioni tipiche della maleducazione virtuale che, spesso, vengono sottovalutate proprio perché percepite come meno importanti appunto perché virtuali.

La “Dichiarazione dei Diritti e delle Responsabilità” di Facebook, infatti, non consente di pubblicare contenuti che non rispettano i diritti di proprietà intellettuale di un’altra persona, compresi quelli su copyright e marchi commerciali, quindi figuriamoci appropriarsi delle foto di terzi e pubblicarle senza autorizzazione e senza dichiararne la paternità.

Quindi, attenzione: i diritti sulle vostre foto devono essere rispettati, sempre e comunque, anche in caso di pubblicazione sul social network! 🙂
Ti è mai capitato che qualcuno utilizzasse le tue foto senza autorizzazione?
Cosa pensi di questa sentenza, novità o conferma?
Scrivimi, aspetto i tuoi commenti!

Gloria

Fotografia
Vanitas vanitatum et omnia… Selfie!

UNO DEI NUMEROSI AUTORITRATTI DI VIVIAN MAIER

18/04/2014
Gloria Soverini

Vanitas vanitatum et omnia… Selfie!

Davanti all’obiettivo io sono contemporaneamente: quello che io credo di essere, quello che vorrei si creda io sia, quello che il fotografo crede che io sia, e quello di cui egli si serve per far mostra della sua arte

Così ha scritto Roland Barthes nel suo libro “La Camera Chiara” (che ti consiglio di leggere, se non lo conoscessi già!); ti faccio una domanda: cosa succede quando il soggetto della foto e il fotografo sono la stessa persona?
Poco male, almeno fino a non molto tempo fa: l’autoscatto, perché era così che si chiamava, è una pratica ampiamente condivisa nel mondo della fotografia, e non mi riferisco unicamente agli amatori ma anche ai grandi; non solo, l’autoritratto trova da sempre un suo riconoscimento nel mondo della pittura. I maestri si cimentano con la propria arte come specchio per scoprirsi rileggere se stessi attraverso il proprio stile.

© Robert Doisneau, Autoritratto
© Robert Doisneau, Autoritratto

@ Sally Mann, Autoritratto
@ Sally Mann, Autoritratto

Van Gogh, Autoritratto
Van Gogh, Autoritratto

Il tema che vorrei indagare insieme a te è davvero molto complicato; può sembrare superficiale e banale, ma io credo che il dibattito sul selfie (ecco, l’ho detto) scateni discussioni alla pari delle guerre “Canon VS Nikon” (non ci credi? Leggi l’articolo di Simone Conti a tal proposito) o “Post-produzione sì VS post-produzione no” (tema in cui Simone Poletti si è spesso cimentato!)

L’argomento “selfie” è stato rigirato come un calzino, rivoltato come una frittata, approfondito in lungo e in largo, battuto, calpestato, messo alla gogna… non c’è pace.

Pochi giorni fa si leggeva, e si continua a leggere online, di una fantomatica ricerca condotta dalla APA (American Psychiatric Association, ovvero l’Associazione Psichiatri d’America) che evidenzierebbe come la “selfite” sia un vero e proprio disturbo mentale:  rivelerebbe infatti una “mancanza di autostima e lacune nella propria intimità” tali da portare il soggetto a compensare l’immagine di sé con una presenza costante e artefatta sui social network. Insomma, se soffri di disturbo narcisistico della personalità ti fai i selfie.
Ci sarebbero più gradi della “malattia” e distinguibili dal numero di selfie postati al giorno:
– soffri di selfite borderline se ti fotografi almeno tre volte al giorno, senza pubblicazione online;
– di selfite acuta, se ti autoscatti e pubblichi almeno 3 foto al giorno;
– di selfite cronica, se arrivi a circa 6 foto condivise al giorno.

Ecco i detrattori di questa pratica narcisistica condividere la notizia a più non posso… ma si tratta di una bufala!
Per qualcuno non cambia niente: chi riempie la propria bacheca di odiosi autoscatti non viene comunque benvisto, che lo dica uno psichiatrica o il proprio giudizio.

La Ragazza con l'Orecchino di Perla... ci è cascata anche lei!
La Ragazza con l’Orecchino di Perla… ci è cascata anche lei!
Gatto da selfie
Gatto da selfie

Il mese scorso ho letto un articolo sul Sette del Corriere della Sera, dove si dice:
“È fondamentale apparire come non si è, mostrarsi in un modo che stravolge completamente la fisionomia delle persone, dando agli autoscatti il potere di rendere tutti più interessanti: attraverso inquadrature, tagli, luci ed espressioni che falsificano la normalità“.
Ho trovato l’intero articolo piuttosto stimolante, ma questa parte che ho citato mi sembra un po’ esagerata o, per lo meno, troppo di parte.

Se di solito si cerca di avere un bello scatto, va da sé che con un selfie è se stessi che si cerca di far venire bene; se accettiamo il punto di vista di questo articolo, allora bisogna ammettere che la fotografia tutta intera è soprattutto una “documentazione dell’irrealtà” (cito dall’articolo) e non del reale. Il problema si sposta, quindi, dal selfie alla fotografia stessa… un bel casino, no? 😉
La fotografia non è forse tutta una scelta di tagli?

 

Perplessità da selfie
Perplessità da selfie

La fotografia da sempre ha avuto una fortissima valenza di documentazione, una prova di quello che c’è, che si può toccare con mano; è un atto di affermazione, un dire “io ci sono” anche quando non ci si fa un autoscatto: c’è sempre qualcuno dietro la macchina fotografica.
Credi che questo abbia a che fare con la “mania” di scattarsi foto in continuazione? O si tratta solo di una moda passeggera?
I selfie non sono spesso (anzi, quasi mai) una prova artistica e forse è questo che ci infastidisce: ogni giorno vediamo decine di volti, entriamo nella vita di persone che, chissà, magari non conosciamo neppure. È una violazione di privacy al contrario: nessuno ha più il diritto di scegliere cosa vedere e cosa no. Conosciamo l’arredamento delle case altrui, le abitudini alimentari, i cambi di acconciatura, le relazioni affettive; tutto si sviluppa davanti ai nostri occhi.
Tu, quando ti fai gli autoscatti, che cosa vuoi comunicare alla fine?

Questo fenomeno nasce come costola, ossicino, di quella che è la passione che ci accomuna: la fotografia. Volenti o nolenti 🙂
Tu come la pensi? Scrivimi un commento, dimmi la tua… o posta un selfie! 😀