Fotografia
La tua macchina fotografica è unica: solo una questione di copyright?

IL TUO SENSORE HA LE IMPRONTE DIGITALI! (FOTO: PETAPIXEL)

23/06/2016
Gloria Soverini
9 commenti ]

La tua macchina fotografica è unica: solo una questione di copyright?

Lo sai che la tua macchina fotografica ha le sue impronte digitali?

 

Dal 2015, il Prof. Enrico Magli del Politecnico di Torino ha lanciato il progetto “ToothPic“, acronimo di “Who Took This Picture”.

Ecco cosa dice in proposito in un video rilasciato proprio dal Politecnico:

Qualunque sensore fotografico, compresi quelli degli smartphone, quando scatta una foto lascia in ciascuna un’impronta che permette di identificare il dispositivo che l’ha scattata. Questo è possibile attraverso segnali che possono essere rilevati da algoritmi opportuni e utilizzati per verificare se una data fotografia sia stata scattata da una certa macchina fotografica oppure no.

 

Riconoscere la macchina fotografica che ha scattato una foto sarà presto possibile
Riconoscere la macchina fotografica che ha scattato una foto sarà presto possibile


L’impronta digitale della macchina fotografica nasce da imperfezioni del processo di fabbricazione dei sensori ottici: in un sensore ottico tutti i pixel dovrebbero essere identici, ma il processo di fabbricazione è leggermente imperfetto e fa sì che ciascun pixel venga fuori dalla fabbrica leggermente diverso da tutti gli altri.

LEGGI TUTTO >>

Fotografia
Ho conosciuto l’Impossibile! Ero tutt’orecchi…

I AM ALL EARS

08/08/2015
Simone Conti
1 commento ]

Ho conosciuto l’Impossibile! Ero tutt’orecchi…

Come tutte le estati, visto che gli impegni lavorativi tendono ad assottigliarsi (quest’anno non è il caso!), dedico sempre un po’ più di tempo alla formazione personale. Proprio perché con Fotografia Professionale sono in prima fila come trainer in svariati workshop, sono il primo a riconoscere valore nell’aumentare le conoscenze. Imparare a fare nuove cose o capire come fare meglio quelle che sono già in grado di fare da tempo, ma anche il confronto con altri professionisti e, perché no, anche con gli appassionati è, per me, sempre stimolante e interessante.

Spesso ho frequentato workshop dove ero al corrente di praticamente tutto quanto compreso nel programma, ma sempre sono “tornato a casa” arricchito, con qualcosa in più per il mio bagaglio di esperienza.

Quest’anno ho conosciuto l’Impossibile!

LEGGI TUTTO >>

Fotografia
Passione, amore e curiosità… Fotografia fatta da persone vere!

EYEEM – PERSONE VERE CHE AMANO LA FOTOGRAFIA

20/08/2014
Simone Conti
7 commenti ]

Passione, amore e curiosità… Fotografia fatta da persone vere!

Innanzitutto ti devo chiedere scusa, in questi ultimi giorni ho una vera e propria ossessione per i “cani tamponati”. Da piccolo li chiamavo così e, negli ultimi giorni, sono diventati un vero e proprio lietmotiv dei miei scatti: qui ne sono completamente circondato… sembra che vadano molto di moda! Se in questo periodo stai seguendo il mio stream su Instagram oppure su EyeEm probabilmente te ne sarai accorto!

Come? Non sai cosa sia EyeEm? Veramente? Eppure ne avevo parlato anche in un articolo di diverso tempo fa riguardo la “fotografia mobile”!

Bulldog Obsession
Bulldog Obsession

LEGGI TUTTO >>

Fotografia
Vanitas vanitatum et omnia… Selfie!

UNO DEI NUMEROSI AUTORITRATTI DI VIVIAN MAIER

18/04/2014
Gloria Soverini

Vanitas vanitatum et omnia… Selfie!

Davanti all’obiettivo io sono contemporaneamente: quello che io credo di essere, quello che vorrei si creda io sia, quello che il fotografo crede che io sia, e quello di cui egli si serve per far mostra della sua arte

Così ha scritto Roland Barthes nel suo libro “La Camera Chiara” (che ti consiglio di leggere, se non lo conoscessi già!); ti faccio una domanda: cosa succede quando il soggetto della foto e il fotografo sono la stessa persona?
Poco male, almeno fino a non molto tempo fa: l’autoscatto, perché era così che si chiamava, è una pratica ampiamente condivisa nel mondo della fotografia, e non mi riferisco unicamente agli amatori ma anche ai grandi; non solo, l’autoritratto trova da sempre un suo riconoscimento nel mondo della pittura. I maestri si cimentano con la propria arte come specchio per scoprirsi rileggere se stessi attraverso il proprio stile.

© Robert Doisneau, Autoritratto
© Robert Doisneau, Autoritratto

@ Sally Mann, Autoritratto
@ Sally Mann, Autoritratto

Van Gogh, Autoritratto
Van Gogh, Autoritratto

Il tema che vorrei indagare insieme a te è davvero molto complicato; può sembrare superficiale e banale, ma io credo che il dibattito sul selfie (ecco, l’ho detto) scateni discussioni alla pari delle guerre “Canon VS Nikon” (non ci credi? Leggi l’articolo di Simone Conti a tal proposito) o “Post-produzione sì VS post-produzione no” (tema in cui Simone Poletti si è spesso cimentato!)

L’argomento “selfie” è stato rigirato come un calzino, rivoltato come una frittata, approfondito in lungo e in largo, battuto, calpestato, messo alla gogna… non c’è pace.

Pochi giorni fa si leggeva, e si continua a leggere online, di una fantomatica ricerca condotta dalla APA (American Psychiatric Association, ovvero l’Associazione Psichiatri d’America) che evidenzierebbe come la “selfite” sia un vero e proprio disturbo mentale:  rivelerebbe infatti una “mancanza di autostima e lacune nella propria intimità” tali da portare il soggetto a compensare l’immagine di sé con una presenza costante e artefatta sui social network. Insomma, se soffri di disturbo narcisistico della personalità ti fai i selfie.
Ci sarebbero più gradi della “malattia” e distinguibili dal numero di selfie postati al giorno:
– soffri di selfite borderline se ti fotografi almeno tre volte al giorno, senza pubblicazione online;
– di selfite acuta, se ti autoscatti e pubblichi almeno 3 foto al giorno;
– di selfite cronica, se arrivi a circa 6 foto condivise al giorno.

Ecco i detrattori di questa pratica narcisistica condividere la notizia a più non posso… ma si tratta di una bufala!
Per qualcuno non cambia niente: chi riempie la propria bacheca di odiosi autoscatti non viene comunque benvisto, che lo dica uno psichiatrica o il proprio giudizio.

La Ragazza con l'Orecchino di Perla... ci è cascata anche lei!
La Ragazza con l’Orecchino di Perla… ci è cascata anche lei!
Gatto da selfie
Gatto da selfie

Il mese scorso ho letto un articolo sul Sette del Corriere della Sera, dove si dice:
“È fondamentale apparire come non si è, mostrarsi in un modo che stravolge completamente la fisionomia delle persone, dando agli autoscatti il potere di rendere tutti più interessanti: attraverso inquadrature, tagli, luci ed espressioni che falsificano la normalità“.
Ho trovato l’intero articolo piuttosto stimolante, ma questa parte che ho citato mi sembra un po’ esagerata o, per lo meno, troppo di parte.

Se di solito si cerca di avere un bello scatto, va da sé che con un selfie è se stessi che si cerca di far venire bene; se accettiamo il punto di vista di questo articolo, allora bisogna ammettere che la fotografia tutta intera è soprattutto una “documentazione dell’irrealtà” (cito dall’articolo) e non del reale. Il problema si sposta, quindi, dal selfie alla fotografia stessa… un bel casino, no? 😉
La fotografia non è forse tutta una scelta di tagli?

 

Perplessità da selfie
Perplessità da selfie

La fotografia da sempre ha avuto una fortissima valenza di documentazione, una prova di quello che c’è, che si può toccare con mano; è un atto di affermazione, un dire “io ci sono” anche quando non ci si fa un autoscatto: c’è sempre qualcuno dietro la macchina fotografica.
Credi che questo abbia a che fare con la “mania” di scattarsi foto in continuazione? O si tratta solo di una moda passeggera?
I selfie non sono spesso (anzi, quasi mai) una prova artistica e forse è questo che ci infastidisce: ogni giorno vediamo decine di volti, entriamo nella vita di persone che, chissà, magari non conosciamo neppure. È una violazione di privacy al contrario: nessuno ha più il diritto di scegliere cosa vedere e cosa no. Conosciamo l’arredamento delle case altrui, le abitudini alimentari, i cambi di acconciatura, le relazioni affettive; tutto si sviluppa davanti ai nostri occhi.
Tu, quando ti fai gli autoscatti, che cosa vuoi comunicare alla fine?

Questo fenomeno nasce come costola, ossicino, di quella che è la passione che ci accomuna: la fotografia. Volenti o nolenti 🙂
Tu come la pensi? Scrivimi un commento, dimmi la tua… o posta un selfie! 😀

Fotografia
SmartPhotography… La macchina perfetta è quella che hai sempre con te!

IPHONEGRAPHY MOSAIC

12/01/2013
Simone Conti
8 commenti ]

SmartPhotography… La macchina perfetta è quella che hai sempre con te!

Negli ultimi anni abbiamo assistito a una sempre maggiore diffusione della fotografia. La crescita del numero di foto scattate è aumentato in maniera esponenziale. Solo negli ultimi 10 anni il tasso di immagini prodotte nel mondo è aumentato circa del 450%. Ognuno di noi, professionista o meno, crea immagini a ripetizione e il numero di fotografie di qualità è decisamente aumentato secondo me. Molte più persone hanno accesso alla fotografia e la fotografia non può fare altro se non beneficiarne!

Numero di foto scattate ogni anno dal 1838 al 2011
Numero di foto scattate ogni anno dal 1838 al 2011

Sempre più sono convinto che la migliore macchina fotografica che si possa avere è quella che posso portare sempre con me. Ecco perché adoro la mia Fuji X100 (e non vedo l’ora di mettere le mani sulla nuova Fuji X100S!), ma ancora di più adoro il mio iPhone. Certo la qualità fotografica di un’immagine prodotta da uno smartphone e quelle prodotte con una EVIL di classe elevata o, ancora meglio, da una reflex o da una medio formato digitale non sono certamente paragonabili. La differenza di qualità si vede, eccome! La vera differenza la fa l’aver avuto la possibilità di catturare uno scatto oppure no.

Preferisco avere una foto sgranata, poco definita, magari sfocata (del resto adoro ancora la mia Holga 120GN! 🙂 ), piuttosto che non avere neppure avuto la possibilità di farla. Poi, con la foto nel “carniere”, avrò la possibilità di decidere se tenerla o gettarla. Non sei d’accordo?

LEGGI TUTTO >>