Interviste
Stefano Oppo: mantenersi con la fotografia stock

FOTOGRAFIA DI STEFANO OPPO

18/03/2019
Francesca Pone

Stefano Oppo: mantenersi con la fotografia stock

Manca davvero poco al Photography PRO Day 🙂

Stefano Oppo, fotografo stock, sarà uno degli otto magnifici relatori di quest’edizione.

Se ancora non conosci il mondo della fotografia stock, non puoi assolutamente perderti la nostra chiacchierata 😉

Stefano Oppo
Stefano Oppo

 

 

FP: Ciao Stefano, innanzitutto grazie per l’intervista. Raccontaci chi sei!

 

Sono Stefano Oppo e sono un fotografo e videomaker professionista da oltre trent’anni 🙂

 

FP: Quando e come hai iniziato ad essere un fotografo stock? Ora lo sei a tempo pieno?

 

Ho iniziato nel 1995: l’agenzia fotografica di Milano per cui lavoravo distribuiva tramite cataloghi cartacei le immagini delle grosse agenzie di stock americane, tedesche e olandesi.

Quando decise di mettersi in proprio e di creare una collezione tutta Italiana, mi fece un contratto per realizzare 50 produzioni. Probabilmente sono stato il primo fotografo a realizzare produzioni di stock a Milano. Da lì poi sono stato contattato da agenzie con cui lavoro tutt’ora.

 

Fotografia di Stefano Oppo

 

FP: Come ti sei approcciato alla fotografia stock?

 

Inizialmente non è stato facile: dovevo fare tutto da solo, cercare truccatori promettenti che non facessero pagare troppo, dovevo trovare una stylist che portasse vestiti ma anche accessori e oggetti di scena e, soprattutto, dovevo trovare modelli a basso costo, in un periodo in cui i modelli a Milano costavano davvero tanto.

 

FP: Quali sono i criteri con cui un’agenzia stock seleziona i propri fotografi?

 

Non è l’agenzia che sceglie i fotografi di stock, ma è il fotografo che decide se fare stock. È un mestiere che richiede molta costanza e molto impegno: conosco fotografi professionisti che sono stati contattati da grosse agenzie ma poi non hanno continuato, altri invece che non sono neanche fotografi hanno presentato i loro lavori ad un’agenzia e sono stati ingaggiati.

Fotografia di Stefano Oppo
Fotografia di Stefano Oppo

 

FP: Che consigli daresti a quelli che vogliono far diventare la fotografia stock una fonte di guadagno a tempo pieno?

 

Non scoraggiarsi se gli inizi sono poco promettenti: la fotografia di stock funziona come un volano, deve prendere velocità prima di decollare. Inoltre iniziare da soli è molto difficile perché i contenuti che vengono richiesti dal mercato sono difficili da individuare senza una esperienza specifica.

 

Fotografia di Stefano Oppo

 

FP: Come vedi il rapporto tra fotografia e post-produzione? Ti occupi personalmente della post dei tuoi scatti?

 

È un rapporto strettissimo: la post ha la stessa importanza che aveva una volta il laboratorio di sviluppo quando bisognava avere un amico sviluppatore per ottenere i risultati desiderati! Oggi bisogna saper utilizzare sia Lightrooom che Photoshop. Personalmente sono molto esigente e mi piace controllare tutte le fasi, dallo scatto alla post produzione. Se non fossi in grado di farmi la post da solo, allora dovrei trovare qualcuno coi miei stessi gusti estetici.

 

FP: Quali sono i soggetti che preferisci fotografare? E quelli più venduti tra le tue fotografie?

 

Mi piace molto fotografare le persone, infatti quelli sono anche gli scatti più venduti. Questo, però, non vuol dire necessariamente che siano quelle che fanno guadagnare di più…
Fotografia di Stefano Oppo

 

FP: Il 23 Marzo sarai al Photography PRO Day. Su cosa sarà impostato il tuo speech? Sei emozionato?

 

Non tutti conoscono il mercato della fotografia di stock, quindi parlerò di come si diventa fotografi di stock e di cosa bisogna fare per avere successo in quel campo, ancora oggi poco conosciuto 🙂

 

FP: C’è qualcosa che non ti ho chiesto e vorresti dirmi?

 

La fotografia di stock è un mercato che, con poco impegno, permette di avere un introito mensile. Quanto grande dipende da noi, tutto sta ad iniziare 😉

 

FP: Allora ci vediamo il 23 Marzo, grazie Stefano!

 

Francesca

Interviste
I racconti di Gianluca Colla

GIANLUCA COLLA ©

16/01/2019
Lorenzo Montanari

I racconti di Gianluca Colla

Dopo mesi a rincorrerlo, finalmente Gianluca riesce a rispondere (via mail, da un punto indefinito nel globo) alle mie domande. E io non potevo essere più contento di così.

E lo capirai anche tu, leggendo, perché sono così contento.

Un po’ perché Gianluca scatta i generi di fotografia che più mi piacciono, e un po’ perché fa veramente foto stupende, che meritano un approfondimento. Per me è stato come intervistare il mio artista musicale preferito: dopo che hai scoperto qualcosa di più su di lui, le canzoni le capisci meglio, di più.

Con la fotografia è la stessa cosa: dopo che inizi a conoscere il fotografo, inizi a capire le sue foto, non solamente a guardarle.

Signore e signori,

Gianluca Colla.

Ciao Gianluca 😊

So che la tua carriera ti ha portato, e ti sta portando, a viaggiare per tutto il mondo.

Sei stato in Islanda, in India, sul Rio delle Amazzoni, nel Circolo Polare Artico e Antartico… e potrei andare avanti ancora. Quindi sorge spontanea la domanda: da dove mi stai scrivendo adesso? Sei in Italia oppure all’estero?

In effetti giro parecchio… ad esempio mentre in Italia si affronta l’inverno, ti scrivo dal caldo ancora pressante del deserto degli Emirati Arabi. Ad essere onesti le nebbie padane con le quali sono cresciuto, che molti rifuggono, a me mancano molto in questo momento!

 

 

Parlando sempre di viaggi, cosa ti ha tenuto impegnato ultimamente?

L’anno appena concluso è stato ancor più intenso del solito per quello che riguarda i viaggi, sono passato dalla Patagonia, all’Australia, all’Indonesia, al Giappone, a diversi viaggi in Marocco… senza contare i lavori nell’”eurozona” e quelli “dietro casa”, che seppur possano sembrare i meno interessanti, quando viaggi tanto di colpo diventano i più esotici.

Sei un membro di National Geographic Creative, i tuoi lavori sono stati pubblicati sul Washington Post e il New York Times, tra i tuoi clienti si contano Apple, Canon e Fujifilm (di cui sei brand ambassador). Sei Esperto di Fotografia per National Geographic Expeditions e insegni allo European Institute of Design.

Sono risultati veramente incredibili: ma com’è iniziato tutto? Ti ricordi le tue prime esperienze con la macchina fotografica?

In realtà sono arrivato alla fotografia quasi per caso e abbastanza tardi, fino a 18 anni non solo non ho mai scattato una fotografia, ma trovavo anche che i fotografi fossero una razza abbastanza bizzarra: ore e ore a tirarsi appresso una pesante borsa ed aspettare che una nuvoletta si materializzasse da qualche parte… Poi, dopo una lunga avventura in moto in giro per l’Europa con mio padre, di cui non ho praticamente documentazione ma solo bei ricordi ed emozioni, mi sono trovato in mano una vecchia reflex a pellicola e da lì ho cominciato (quasi come fosse la legge del contrappasso) a documentare tutto quello che riuscivo. Adoravo la pellicola diapositiva e la sua unicità, ovvero il fatto che una volta premuto il pulsante di scatto, il gioco era finito. La passione sconfinata per la foto è arrivata immediatamente, ma in realtà la decisione di farne la mia vita è arrivata più tardi. All’epoca pensavo ancora che il mio futuro sarebbe stato disegnare case…

Mentre hai ripercorso un po’ la tua storia, ti è venuto in mente un progetto per te particolarmente significativo? Hai anche uno scatto a cui tieni molto?

Sono tante (troppe, direi) le foto a cui tengo, non tanto per la loro eventuale bellezza, che è un fattore puramente soggettivo, quanto per l’attaccamento emotivo alle persone ritratte. Spesso, nel mio lavoro, debbo in poco tempo entrare nella vita di persone estranee, con cui mi trovo a condividere ogni secondo della loro esistenza, 24h su 24h, e questa intensità crea dei legami molto forti. Per me le foto di queste persone sono tutte dei tesori a cui non posso rinunciare. Ma se proprio devo scegliere un progetto sugli altri, sicuramente quello sulla longevità: ho potuto documentare tutti i più incredibili ultracentenari al mondo, e ho imparato cosi tanto da loro, dalla loro saggezza, dalla loro esperienza. È un’esperienza che mi ha letteralmente cambiato la vita, per cui ha un posto speciale nel mio cuore.

 

 

Guardando i tuoi lavori, si vede come ti piaccia spaziare diverse società e zone del mondo. Parli di persone, parli di luoghi, parli di culture, mondi e storie. Qual è il filo conduttore che lega tutti i tuoi scatti?

Ad essere sincero non cerco un filo conduttore tra storia e storia, direi piuttosto tra foto e foto all’interno di una storia. Memore del viaggio che feci con mio padre, in cui sentii subito la carenza di ricordi in immagini, per me fotografare è diventato documentare qualcosa che altri non hanno la fortuna di vedere o sperimentare di persona, per cui il mio scopo principale è veramente quello di raccontare, fare in modo che chi guarda possa in qualche modo rivivere le emozioni (positive o negative che siano) che io ho vissuto. Dovendo trovare un vero filo conduttore tra le mie foto, questo forse può essere a livello estetico, nel senso che le mie immagini, a prescindere da tema e soggetto, tendono a essere sempre molto colorate, dense e sature.

Nel tuo portfolio vedo raccolte come “South Georgia”, “Call of the Mountain” e “Antarctic Circle”, ma anche altre come “Jugensteel” e “Longevity’s secrets”. Passando quindi dalla natura incontaminata, alla città e alle industrie, come scegli la location dei tuoi scatti?

É la natura del lavoro a dettare la location, io mi adatto… sono estremamente curioso (fin troppo, direbbero alcuni) e la fotografia, oltre che un mezzo per documentare, è per me anche un mezzo per scoprire, per cui trovo interessante sia a livello sociale che a livello visuale una giungla di alberi o una giungla di cemento o una giungla di ghiaccio (anche se tendo a preferire l’ultima).

Amo profondamente la natura e i grandi spazi, ed allo stesso tempo amo profondamente l’essere umano e la sua interazione con l’ambiente e lo spazio che lo circonda, per cui trovo appassionante in egual misura fotografare sia la prima che il secondo.

Avere la possibilità di viaggiare così tanto, incontrare culture diverse e vedere luoghi che di solito vedi solamente in foto (anche grazie a te ovviamente) è per molti fotografi un sogno. Se questa possibilità è anche la stessa che ti dà la motivazione per alzarti con il sorriso ogni mattina… Beh, credo ci si possa dire veramente soddisfatti. In tutto questo, qual è la cosa che ti piace di più del tuo lavoro?

La bellezza del mio lavoro è la possibilità di imparare, in tutte le sue fasi. Prima di un viaggio, studio e apprendo in base alla destinazione, per arrivare (almeno in parte) preparato. Durante il viaggio stesso, la miriade di esperienze sul campo sono una fonte di apprendimento continuo ed una lezione di vita. Dopo il viaggio, condividere le esperienze vissute con altre persone è uno spunto per riflettere ed approfondire ulteriormente quanto vissuto… insomma, suona come una frase fatta, ma è vero che non si finisce mai di imparare!

 

 

Nella tua carriera, oltre ad un fotografo, sei un videomaker e scrivi sul tuo blog.

Quando hai iniziato a dedicati anche ai video? E soprattutto, c’è qualcosa che non sai fare?

Se comincio con la lista delle cose che non so fare domani siamo ancora qua…

Ho iniziato il video 6 o 7 anni fa, quasi per caso. Un cliente mi ha chiesto di lavorare su un progetto di rebranding per il quale voleva il medesimo “occhio” sia per le foto che per il video, e mi sono trovato catapultato in un nuovo universo che mi ha subito affascinato, sia per la forte componente tecnica (alla fin fine sono un nerd mancato) sia per le immense possibilità espressive che si ottengono combinando immagine, movimento e suono. Il video da un lato perde l’immediatezza della fotografia, ma guadagna molto in possibilità espressive nel momento in cui si entra nella fase dell’editing.

La produzione video rappresenta una parte molto grande del lavoro adesso, ed è molto più complessa di quello che potrebbe sembrare: da solo non riuscirei a lavorare su tutti i fronti, infatti dal concept, all’organizzazione alle riprese al montaggio, viene tutto fatto insieme a mia moglie (siamo una delle rare coppie a cui piace lavorare insieme ): è il caso di dire che si respira arie di immagini 24 ore su 24 in casa nostra (uno dei nostri due pargoli poco tempo fa ha già messo in chiaro che da grande vorrebbe aiutarci a fare i video, cosi potranno essere ancora più belli a suo dire…).

Tra foto e video, sicuramente dovrai ben organizzare tutta la tua attrezzatura. Cos’è, però, che non può mai mancare nella tua borsa, per la quale ci sarà sempre spazio?

Si, sicuramente l’attrezzatura deve essere ben organizzata e ben stoccata, e facendo video il quantitativo di materiale cresce esponenzialmente… non ti dico il numero di valigie di materiale che possiedo perché ne ho un po’ vergogna, tant’è che lo tengo segreto anche ai miei familiari.

Comunque, l’equivalente in pieno formato di una focale 35mm non manca mai. È l’ottica con cui mi sento più a casa, quella con cui scatto oltre l’80% delle mie foto e buona parte dei miei video. E’ quella in cui mi rifugio quando a volte il soggetto è talmente bello o talmente difficile che cerco di ridurmi all’essenziale per concentrarmi solo sulla parte creativa e non su quella tecnica. È un po’ per me come la coperta di Linus!

 

Come ben sappiamo tutti, il lavoro di un fotografo non si conclude una volta finiti gli scatti, ma si conclude una volta finita la fase di postproduzione. Tu come gestisci questo procedimento? Quanto è fondamentale per te, la postproduzione, nel lavoro di un fotografo?

Ho un workflow molto semplificato, nel senso che io mi limito a convertire un file e non a postprodurlo e ritoccarlo (questa parte se fosse necessaria la lascerei sicuramente fare a Simone). Per il mio tipo di fotografia, una lavorazione del raw alla massima qualità con la corretta densità colore è tutto quello che cerco. Quindi passo molto tempo ad avere un ambiente di lavoro adeguato, con monitor widegamut, calibrati, etc, ma poi una volta convertito il file non lo tocco più. A volte vorrei essere un utilizzatore avanzato come voi di FotografiaProfessionale, ma in realtà il grosso degli interventi che faccio sulle immagini sono atti a ottenere uniformità cromatica tra fotocamera, monitor e stampante.

Bene, siamo in dirittura d’arrivo. Abbiamo parlato di chi è Gianluca Colla, e di come è diventato Gianluca Colla. Cosa ti riserva il futuro? Hai qualche progetto importante che puoi condividere con me e i lettori?

Il futuro immediato è tante ore a casa a mettere mano a tutti i progetti dell’ultimo anno, che sono stati scattati, ma non ancora completamente “terminati” in quanto a scelta e lavorazione delle immagini (per la parte fotografica) o di editing e montaggio (per la parte video).

Poi, il 2019 per il momento prevede tanta, tanta Islanda… non lo vedete ma c’è un sorrisetto (più un ghigno direi)  soddisfatto, è uno dei miei posti preferiti al mondo dove andare a fotografare!

Ti faccio l’ultima domanda, che in realtà non è una domanda: ti lascio questo spazio per parlare direttamente ai lettori. Sentiti libero di parlare di ciò che vuoi, di consigliarli su qualcosa del mondo della fotografia, dei viaggi… O parlargli di quello che mangerai a cena stasera. Io ho concluso, a te la parola, e grazie per questa intervista.

Questa sera mangerò una qualche pietanza impronunciabile dai contenuti oscuri, con tante spezie, quindi preferisco evitare il pensiero.

Però un consiglio mi permetto di darlo: di tutte le cose che ho avuto la fortuna di imparare lungo il mio cammino, forse la più vera e la più utile me l’ha insegnata un centenario di Okinawa, in Giappone. Quando gli ho chiesto quale fosse il segreto della sua longevità, mi ha mostrato il suo tornito bicipite e guardandomi serio negli occhi ha urlato: “vitamina S” e poi è scoppiato in una grande risata. Ci ho pensato un po’ e poi ho capito che si riferiva al Sorriso, quello vero, quello sincero, quello appunto con la S maiuscola. Siamo tanto presi nella nostra quotidianità che spesso dimentichiamo di prendere le cose un po’ meno seriamente, di lasciare andare lo stress e sorridere di certe situazioni o problemi che tutto in un colpo apparirebbero meno gravi se presi per il verso giusto.

Sorridere, ridere, di sé stessi, della vita, contagiare chi ci circonda con un po’ di buon umore. Questo è quello che più di tutto ci farà vivere, se non più a lungo, almeno meglio. E se il sorriso lo possiamo trasportare anche nel nostro lavoro e nelle nostre immagini, allora il cerchio si chiude veramente!

Grazie a te per le chiacchiere e buona luce a tutti!

 

 

Puoi seguire Gianluca:
Sul suo sito: www.gianlucacolla.eu

Lorenzo

Tecniche Paesaggio 3

Recensioni
Fujifilm X-T3: colpo di fulmine per una videomaker

FUJIFILM XT-3

30/11/2018
Roberta Bedocchi

Fujifilm X-T3: colpo di fulmine per una videomaker

Come avrai visto dai nostri canali social, ho avuto il piacere e la possibilità di provare la nuova nata in casa Fujifilm: la tanto attesa X-T3 😀

Subito poco dopo aver saputo che Fujifilm avrebbe inviato la nuova X-T3 in agenzia per permetterci di testarla, ha avuto ufficialmente inizio la mia intrepida attesa: ogni campanello che suonava, ogni fattorino che arrivava era motivo di batticuore. Era il pomeriggio di Halloween quando il fattorino ha suonato alla porta della nostra agenzia dicendo “Ho una spedizione per voi da parte di Fujifilm!”.

Sono scattata dalla sedia: l’attesa era terminata e finalmente potevo spacchettarla e stringerla fra le mie mani!

 

Ho potuto testarla giusto per qualche giorno, ma è stato il tempo necessario per innamorarmi a pieno di una fotocamera “senza specchio” come questa.

Ne ho approfittato, allora, per vivermi Reggio Emilia dietro l’obiettivo e provare questo gioiellino che tanto desideravo 😀

 

Il mio set-up video era il seguente :FUJINON XF35mmF2 R WR (equivalente a un 53mm nel

formato 35 mm) e XF50-140mmF2.8 R LM OIS WR (equivalente a un 76- 214 mm nel formato

35 mm), monopiede e stabilizzatore elettronico Zhiyun Crane.

 

Devo essere sincera: lavoro con attrezzatura Fujifilm da quando faccio parte del team di FotografiaProfessionale ed il mio non è stato amore a prima vista con la sorella minore Fuji X-T2.

Da anni utilizzo con grande soddisfazione Panasonic, precedentemente Gh4 e ora Gh5, quindi il mio non è stato un approccio immediato al sistema Fuji. Dopo aver utilizzato la XT-2 in svariati video realizzati, ho iniziato decisamente a familiarizzare con il suo sistema 🙂

Il menù non è sempre molto intuitivo e la grande mancanza di un display completamente ruotabile la rendevano non molto simpatica ai miei occhi. Così, ho deciso di testare la nuova X-T3 per due giorni utilizzandola come se non avessi mai preso in mano una macchina Fuji prima d’ora e senza preconcetti.

 

La X-T3 si presenta come una macchina dalla risoluzione di 26.1 MP (contro i 24 MP della sorella minore) e il processore è il più avanzato X-Processor 4.

Si è posta sul mercato strizzando fortemente l’occhio ai videomaker Pro e, rispetto alla sorella minore, ha subìto forti upgrade in campo video, ma non solo: anche rispetto alla cugina X-H1 sono state introdotte decisive migliorie che la rendono, a mio parere, fortemente competitiva e performante.

Ora basta chiacchiere: vediamo nel dettaglio qualche specifica interessante 🙂

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Tecnica Fotografica
Il glossario del Videomaker

Il glossario del Videomaker

Il video è una modalità comunicativa che si sta diffondendo sempre più, a pari passo con la fotografia 🙂

Per un fotografo ci sono concetti del videomaking non proprio intuitivi, ecco perché ho deciso di proporti il “Glossario del Videomaker”, sempre pronto e a tua disposizione per comprendere il linguaggio dei professionisti di questo settore 😉

 

1. Le specifiche video di registrazione

Esistono differenti specifiche video di registrazione: 4K, Ultra HD, Full HD.

4K: È uno standard che prevede ben 4000 pixel orizzontalmente e più di 2000 sul lato verticale, infatti la sua risoluzione è di 4096 x 2160 pixel. Questa specifica video è stata concepita per il cinema perché rende visibili molti dettagli che l’occhio umano da solo non sarebbe in grado di vedere, ma soprattutto permette di ingrandire l’immagine ripresa senza perdita di qualità e offrendo una vasta gamma di colori. Questo standard è oggi molto adottato anche nei televisori, in particolare quelli che superano la grandezza di 40 pollici 🖥

Girare video in 4K, inoltre, è un vantaggio anche in caso di consegna di un video in Full HD: il “rumore” è un concetto molto fastidioso per i videomaker, perché si presenta come una grana che riduce la qualità dell’immagine. I casi più diffusi di rumore sono quelli di un girato in condizioni di scarsa luce, come per esempio riprese notturne o in location poco illuminate; la ripresa in 4K però è un vantaggio se devi consegnare il tuo lavoro con specifiche video differenti: per ogni pixel del formato Full HD, concorrono ben quattro pixel del 4K e questo migliora la qualità del girato.

Altri vantaggi? Beh, aumenta la profondità colore del video e permette una maggiore stabilizzazione dell’immagine: problema che non può comunque essere accantonato, ma almeno in post-produzione si potrà fare un buon lavoro per ridurre anche questo disturbo 😉

Vantaggi che ho potuto notare riprendendo con la Fujifilm XT-3, hai letto del mio test? 😉

Ultra HD: A differenza del 4K, questa specifica adotta 3840 pixel di lato lungo e 2160 verticalmente. Non vengono percepiti i pixel che compongono l’immagine, a differenza dei suoi predecessori, e vengono eliminate eventuali tracce che possano disturbare il colore ed il realismo delle immagini. Mentre il 4K vanta l’esperienza cinematografica, l’UHD è stato pensato per offrire una qualità migliore a quello che vediamo quotidianamente in tv.

Full HD: Predecessore del formato Ultra HD, questo standard è costituito da 1920 pixel orizzontali per 1080 verticali. L’immagine è estremamente chiara e nitida e garantisce anche effetto tridimensionale, ma questo formato rende maggiormente visibili i difetti delle immagini ingrandendo l’immagine stessa.

 

Differenza all'ingrandimento di un'immagine Full HD e in 4K
Differenza all’ingrandimento di un’immagine Full HD e in 4K

 

2. Il campionamento colore

Ci sono tre differenti sigle che si riferiscono al sottocampionamento della crominanza:

I. 4:4:4

II. 4:2:2

III. 4:2:0

 

Differenza tra 4:4:4 e 4:2:0
Differenza tra 4:4:4 e 4:2:0

 

 

Il discorso sarebbe molto complicato, ma partiamo da un concetto che anche i fotografi dovrebbero conoscere: un’immagine è composta da X pixel rossi, X pixel verdi ed X pixel blu. Nel video, però, il discorso è più articolato: per esigenze dell’occhio umano, più sensibile alle variazioni di luminosità che a quelle dei valori cromatici dell’immagine, si è preferito suddividere i canali in YUV (conosciuta anche come YCbCr) anziché in RGB.

Per Y intendiamo la luminanza o scala di grigi, mentre U e V stanno ad indicare componenti del rosso e del blu ottenute attraverso specifiche operazioni matematiche, che noi chiameremo crominanza, cioè l’informazione sul colore. Le informazioni cromatiche, in base ad algoritmi specifici, sono sotto campionate rispetto alle informazioni relative alla luminanza: da qui nasce un codice numerico specifico e costituito da tre cifre per simboleggiare il livello di campionamento. Sì, parlo proprio delle tre sigle che ti ho riportato sopra 🙂

Se parliamo di un segnale in 4:4:4, intendiamo un segnale dove non è presente nessun campionamento dei colori: per ogni quattro blocchi di luminanza (la prima cifra del codice), ne corrispondono altri quattro di crominanza (valori che rispondono alle cifre successive).

Se parliamo, invece, di un segnale in 4:2:0, l’ultima cifra indica che sulla terza riga la luminanza non ha pixel da “leggere”, pertanto la risoluzione (e la qualità) dell’immagine è dimezzata.

 

3.  Il Log

Possiamo chiamarlo così oppure profilo colore interno desaturo 🙂

Il termine indica una curva logaritmica: questa ci permette di registrare in un numero limitato di informazioni la maggior quantità possibile di sfumature e di luminosità e di avere a disposizione una maggiore gamma dinamica. Questa funzione è molto utile per operare, in un secondo momento, sulla post-produzione dell’immagine in maniera veramente accurata 🙂

Prima il Log era offerto solo da macchine professionali come quelle da ripresa di gamma alta, oggi invece macchine valide ed utilizzate a livello professionale (penso a Sony, a Lumix, a Nikon, a Fujifilm o a cineprese digitali come la Red), possiedono un proprio log interno.

Vantaggi e svantaggi di usare il Log ce ne sono, secondo me devi assolutamente sapere che:

  1. Usando il Log, l’immagine che otterrai dalla tua macchina sarà poco contrastata e poco saturata ma conterrà parecchie informazioni sulla luce;
  2. Un’immagine in formato Log rende meno scure le zone in ombra e scurisce le zone molto illuminate;
  3. Il Log ti obbligherà ad effettuare una post-produzione più accurata sui vostri file;
  4. Un file in formato Log ti può salvare quando nel tuo girato ci sono zone in forte ombra vicine a zone molto illuminate.

Con questo sistema si possono ottenere file davvero interessanti, certo è che occorre conoscere meglio possibile la propria macchina per sfruttare a pieno questa potenzialità e avere ben chiara la post-produzione che faremo successivamente.

Queste sono le differenze che ho potuto notare tra il famoso F-Log, cioè il profilo colore interno desaturo della Fuji XT-3 e la simulazione pellicola Eterna (devi sapere, infatti, che la nuova arrivata in casa Fuji fornisce delle simulazioni pellicola, offrendo così dei profili colore più strutturati).

 

Il profilo colore F-Log della Fuji XT-3
Il profilo colore F-Log della Fuji XT-3

 

La simulazione pellicola Fuji Eterna

 

4. I formati video più conosciuti: H.264 e H.265

H.264 e H.265 sono dei codec, cioè sistemi che si occupano di comprimere e decomprimere i dati sia audio che video, determinando come questi saranno riprodotti sui vari dispositivi. Esistono decine e decine di codec differenti offerti dai sistemi operativi, ma i più conosciuti sono gli H.264 e H.265: scopriamoli insieme 🙂

H.264: questo formato è uno dei più diffusi e storici. Conosciuto anche come MPEG-4, esso supporta anche video in 4K;

H. 265: questo formato garantisce un ottimo rapporto qualità/quantità nel file offrendo una compressione dati raddoppiata rispetto al 264 e supporta video anche in 8K (8192×4320); per utilizzare la sua potente codifica e decodifica, necessitiamo di un supporto software e hardware adeguato 😉 Una piccola curiosità: ad oggi troviamo questo codec anche su molti smartphone di ultima generazione come gli iPhone 📱

 

Di concetti in ambito video ce ne sarebbero molti da illustrare, ma come inizio non è male 😉

Tu ti sei già approcciato al mondo video, dopo esserti legato a quello della fotografia? 🙂

 

Roberta

News ed Eventi
Il team di FotografiaProfessionale: Roberta Bedocchi

ROBERTA BEDOCCHI – FOTOGRAFIAPROFESSIONALE.IT

13/09/2018
Francesca Pone

Il team di FotografiaProfessionale: Roberta Bedocchi

 

Roberta Bedocchi, 36 anni, ha sempre avuto una così vasta gamma di interessi da essere in difficoltà sulla scelta della propria professione: aspirante archeologa, da piccola girovagava nei campi scavando alla ricerca di “reperti” da analizzare, misteri da risolvere e risposte irrisolte da trovare. Ancora oggi nei nostri uffici si pone domande e, con sguardo curioso, cerca risposte: qualche volta ci riesce, altre volte si affida al guru Emanuela 😉

Cosa sarebbe voluta diventare da grande? Famosa, senza dubbio. Inizialmente, Roberta aspirava ad una carriera da Direttore della Fotografia, sia per un valore sentimentale che per una grande vocazione per la fotografia. Poi, però, ha cambiato percorso e ha iniziato a realizzare video dopo anni di studio a Milano.

Da quasi un anno è parte del team di FotografiaProfessionale, come piace definire a lei, “per caso”. È sempre impegnata a montare così tanti video di backstage, corsi ed interviste che… Beh, a volte sparisce dietro il suo grande monitor e ci chiediamo se sia ancora tra noi comuni mortali dell’ufficio 🙂

Hobby è una parola a lei sconosciuta: Roberta è sempre alla ricerca di nuovi stimoli e, quando non lavora per gli altri, esce con la sua videocamera per realizzare progetti personali. Senza ombra di dubbio una delle sue più grandi passioni sono i tatuaggi. Può essere considerato un vero hobby, no? “Forse ho più di trenta tatuaggi”, dice lei, “Dovrei controllare perché continuo a farmene e ho perso il conto”.

Il suo film preferito è “Otto e mezzo” di Fellini: un must e fonte di ispirazione per i registi, immaginati per Roberta! Quando lascia riposare la sua videocamera, si dedica a qualche lettura: “Moby Dick” di Melville e “La Casa degli Spiriti” della Allende sono le sue preferite. L’Indie Rock e il Synth Pop scandiscono i suoi momenti di pace 🙂

Qual è il sogno nel cassetto di Roberta? Beh, mi sembra quasi un po’ scontato. Ovviamente dormire una notte da sola all’interno delle Piramidi di Giza! Chi non ha mai avuto un sogno del genere?

 

Francesca