Recensioni
Fujifilm XT-3: colpo di fulmine per una videomaker

FUJIFILM XT-3

30/11/2018
Roberta Bedocchi

Fujifilm XT-3: colpo di fulmine per una videomaker

Come avrai visto dai nostri canali social, ho avuto il piacere e la possibilità di provare la nuova nata in casa Fujifilm: la tanto attesa XT-3 😀

Subito poco dopo aver saputo che Fujifilm avrebbe inviato la nuova XT-3 in agenzia per permetterci di testarla, ha avuto ufficialmente inizio la mia intrepida attesa: ogni campanello che suonava, ogni fattorino che arrivava era motivo di batticuore. Era il pomeriggio di Halloween quando il fattorino ha suonato alla porta della nostra agenzia dicendo “Ho una spedizione per voi da parte di Fujifilm!”.

Sono scattata dalla sedia: l’attesa era terminata e finalmente potevo spacchettarla e stringerla fra le mie mani!

 

Ho potuto testarla giusto per qualche giorno, ma è stato il tempo necessario per innamorarmi a pieno di una fotocamera “senza specchio” come questa.

Ne ho approfittato, allora, per vivermi Reggio Emilia dietro l’obiettivo e provare questo gioiellino che tanto desideravo 😀

 

Il mio set-up video era il seguente :FUJINON XF35mmF2 R WR (equivalente a un 53mm nel

formato 35 mm) e XF50-140mmF2.8 R LM OIS WR (equivalente a un 76- 214 mm nel formato

35 mm), monopiede e stabilizzatore elettronico Zhiyun Crane.

 

Devo essere sincera: lavoro con attrezzatura Fujifilm da quando faccio parte del team di FotografiaProfessionale ed il mio non è stato amore a prima vista con la sorella minore Fuji TX-2.

Da anni utilizzo con grande soddisfazione Panasonic, precedentemente Gh4 e ora Gh5, quindi il mio non è stato un approccio immediato al sistema Fuji. Dopo aver utilizzato la XT-2 in svariati video realizzati, ho iniziato decisamente a familiarizzare con il suo sistema 🙂

Il menù non è sempre molto intuitivo e la grande mancanza di un display completamente ruotabile la rendevano non molto simpatica ai miei occhi. Così, ho deciso di testare la nuova XT-3 per due giorni utilizzandola come se non avessi mai preso in mano una macchina Fuji prima d’ora e senza preconcetti.

 

La XT-3 si presenta come una macchina dalla risoluzione di 26.1 MP (contro i 24 MP della sorella minore) e il processore è il più avanzato X-Processor 4.

Si è posta sul mercato strizzando fortemente l’occhio ai videomaker pro e, rispetto alla sorella minore, ha subìto forti upgrade in campo video, ma non solo: anche rispetto alla cugina XH-1 sono state introdotte decisive migliorie che la rendono, a mio parere, fortemente competitiva e performante.

Ora basta chiacchiere: vediamo nel dettaglio qualche specifica interessante 🙂

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Tecnica Fotografica
Il glossario del Videomaker

Il glossario del Videomaker

Il video è una modalità comunicativa che si sta diffondendo sempre più, a pari passo con la fotografia 🙂

Per un fotografo ci sono concetti del videomaking non proprio intuitivi, ecco perché ho deciso di proporti il “Glossario del Videomaker”, sempre pronto e a tua disposizione per comprendere il linguaggio dei professionisti di questo settore 😉

 

1. Le specifiche video di registrazione

Esistono differenti specifiche video di registrazione: 4K, Ultra HD, Full HD.

4K: È uno standard che prevede ben 4000 pixel orizzontalmente e più di 2000 sul lato verticale, infatti la sua risoluzione è di 4096 x 2160 pixel. Questa specifica video è stata concepita per il cinema perché rende visibili molti dettagli che l’occhio umano da solo non sarebbe in grado di vedere, ma soprattutto permette di ingrandire l’immagine ripresa senza perdita di qualità e offrendo una vasta gamma di colori. Questo standard è oggi molto adottato anche nei televisori, in particolare quelli che superano la grandezza di 40 pollici 🖥

Girare video in 4K, inoltre, è un vantaggio anche in caso di consegna di un video in Full HD: il “rumore” è un concetto molto fastidioso per i videomaker, perché si presenta come una grana che riduce la qualità dell’immagine. I casi più diffusi di rumore sono quelli di un girato in condizioni di scarsa luce, come per esempio riprese notturne o in location poco illuminate; la ripresa in 4K però è un vantaggio se devi consegnare il tuo lavoro con specifiche video differenti: per ogni pixel del formato Full HD, concorrono ben quattro pixel del 4K e questo migliora la qualità del girato.

Altri vantaggi? Beh, aumenta la profondità colore del video e permette una maggiore stabilizzazione dell’immagine: problema che non può comunque essere accantonato, ma almeno in post-produzione si potrà fare un buon lavoro per ridurre anche questo disturbo 😉

Vantaggi che ho potuto notare riprendendo con la Fujifilm XT-3, hai letto del mio test? 😉

Ultra HD: A differenza del 4K, questa specifica adotta 3840 pixel di lato lungo e 2160 verticalmente. Non vengono percepiti i pixel che compongono l’immagine, a differenza dei suoi predecessori, e vengono eliminate eventuali tracce che possano disturbare il colore ed il realismo delle immagini. Mentre il 4K vanta l’esperienza cinematografica, l’UHD è stato pensato per offrire una qualità migliore a quello che vediamo quotidianamente in tv.

Full HD: Predecessore del formato Ultra HD, questo standard è costituito da 1920 pixel orizzontali per 1080 verticali. L’immagine è estremamente chiara e nitida e garantisce anche effetto tridimensionale, ma questo formato rende maggiormente visibili i difetti delle immagini ingrandendo l’immagine stessa.

 

Differenza all'ingrandimento di un'immagine Full HD e in 4K
Differenza all’ingrandimento di un’immagine Full HD e in 4K

 

2. Il campionamento colore

Ci sono tre differenti sigle che si riferiscono al sottocampionamento della crominanza:

I. 4:4:4

II. 4:2:2

III. 4:2:0

 

Differenza tra 4:4:4 e 4:2:0
Differenza tra 4:4:4 e 4:2:0

 

 

Il discorso sarebbe molto complicato, ma partiamo da un concetto che anche i fotografi dovrebbero conoscere: un’immagine è composta da X pixel rossi, X pixel verdi ed X pixel blu. Nel video, però, il discorso è più articolato: per esigenze dell’occhio umano, più sensibile alle variazioni di luminosità che a quelle dei valori cromatici dell’immagine, si è preferito suddividere i canali in YUV (conosciuta anche come YCbCr) anziché in RGB.

Per Y intendiamo la luminanza o scala di grigi, mentre U e V stanno ad indicare componenti del rosso e del blu ottenute attraverso specifiche operazioni matematiche, che noi chiameremo crominanza, cioè l’informazione sul colore. Le informazioni cromatiche, in base ad algoritmi specifici, sono sotto campionate rispetto alle informazioni relative alla luminanza: da qui nasce un codice numerico specifico e costituito da tre cifre per simboleggiare il livello di campionamento. Sì, parlo proprio delle tre sigle che ti ho riportato sopra 🙂

Se parliamo di un segnale in 4:4:4, intendiamo un segnale dove non è presente nessun campionamento dei colori: per ogni quattro blocchi di luminanza (la prima cifra del codice), ne corrispondono altri quattro di crominanza (valori che rispondono alle cifre successive).

Se parliamo, invece, di un segnale in 4:2:0, l’ultima cifra indica che sulla terza riga la luminanza non ha pixel da “leggere”, pertanto la risoluzione (e la qualità) dell’immagine è dimezzata.

 

3.  Il Log

Possiamo chiamarlo così oppure profilo colore interno desaturo 🙂

Il termine indica una curva logaritmica: questa ci permette di registrare in un numero limitato di informazioni la maggior quantità possibile di sfumature e di luminosità e di avere a disposizione una maggiore gamma dinamica. Questa funzione è molto utile per operare, in un secondo momento, sulla post-produzione dell’immagine in maniera veramente accurata 🙂

Prima il Log era offerto solo da macchine professionali come quelle da ripresa di gamma alta, oggi invece macchine valide ed utilizzate a livello professionale (penso a Sony, a Lumix, a Nikon, a Fujifilm o a cineprese digitali come la Red), possiedono un proprio log interno.

Vantaggi e svantaggi di usare il Log ce ne sono, secondo me devi assolutamente sapere che:

  1. Usando il Log, l’immagine che otterrai dalla tua macchina sarà poco contrastata e poco saturata ma conterrà parecchie informazioni sulla luce;
  2. Un’immagine in formato Log rende meno scure le zone in ombra e scurisce le zone molto illuminate;
  3. Il Log ti obbligherà ad effettuare una post-produzione più accurata sui vostri file;
  4. Un file in formato Log ti può salvare quando nel tuo girato ci sono zone in forte ombra vicine a zone molto illuminate.

Con questo sistema si possono ottenere file davvero interessanti, certo è che occorre conoscere meglio possibile la propria macchina per sfruttare a pieno questa potenzialità e avere ben chiara la post-produzione che faremo successivamente.

Queste sono le differenze che ho potuto notare tra il famoso F-Log, cioè il profilo colore interno desaturo della Fuji XT-3 e la simulazione pellicola Eterna (devi sapere, infatti, che la nuova arrivata in casa Fuji fornisce delle simulazioni pellicola, offrendo così dei profili colore più strutturati).

 

Il profilo colore F-Log della Fuji XT-3
Il profilo colore F-Log della Fuji XT-3

 

La simulazione pellicola Fuji Eterna

 

4. I formati video più conosciuti: H.264 e H.265

H.264 e H.265 sono dei codec, cioè sistemi che si occupano di comprimere e decomprimere i dati sia audio che video, determinando come questi saranno riprodotti sui vari dispositivi. Esistono decine e decine di codec differenti offerti dai sistemi operativi, ma i più conosciuti sono gli H.264 e H.265: scopriamoli insieme 🙂

H.264: questo formato è uno dei più diffusi e storici. Conosciuto anche come MPEG-4, esso supporta anche video in 4K;

H. 265: questo formato garantisce un ottimo rapporto qualità/quantità nel file offrendo una compressione dati raddoppiata rispetto al 264 e supporta video anche in 8K (8192×4320); per utilizzare la sua potente codifica e decodifica, necessitiamo di un supporto software e hardware adeguato 😉 Una piccola curiosità: ad oggi troviamo questo codec anche su molti smartphone di ultima generazione come gli iPhone 📱

 

Di concetti in ambito video ce ne sarebbero molti da illustrare, ma come inizio non è male 😉

Tu ti sei già approcciato al mondo video, dopo esserti legato a quello della fotografia? 🙂

 

Roberta

News ed Eventi
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26/06/2018
Lorenzo Montanari

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Oggi ti voglio parlare del tuo nuovo strumento preferito per la creazione di contenuti video per la pubblicazione sui social media: Adobe Project Rush.

Si tratta di un programma di editing video derivante dal completissimo Premiere Pro, basato sulla tecnologia cloud già vista nel nuovo Lightroom CC.

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Il software è stato realizzato specificatamente per soddisfare le necessità di una fetta di utenti sempre più grande: YouTubers, vloggers e chiunque condivida video online. Sono figure che, generalmente, non necessitano di strumenti avanzati di montaggio (come può essere Premiere Pro).
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