Fotografia
Multiesposizione, il trait d’union tra analogico e digitale

CHINA MUFFIN #3 – © SIMONE CONTI (MULTIESPOSIZIONE 3 ESPOSIZIONI)

20/02/2014
Simone Conti
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Multiesposizione, il trait d’union tra analogico e digitale

Negli ultimi giorni mi sono trovato a riflettere sull’argomento multiesposizione. È un argomento che mi è particolarmente caro e, in passato, uno dei miei progetti personali è stato improntato proprio su questa tecnica. Quello che al momento mi risulta meno chiaro è perché ci sia un ritorno, anche in digitale, a questa tecnica. Ora provo a spiegarti meglio cosa intendo, vuoi aiutarmi a capire?

La multiesposizione è una una tecnica (credo nata per puro errore), che sfrutta la possibilità di impressionare un singolo fotogramma con due immagini latenti diverse effettuando due scatti in momenti diversi senza fare avanzare la pellicola.

Si tratta di una tecnica piuttosto difficoltosa da mettere in pratica (per ottenere buoni risultati) e che richiede notevole capacità di pre-visualizzazione del risultato nonché un’ottima padronanza delle dinamiche che governano il comportamento della pellicola. Unica scuola esistente per acquisire maestria nella tecnica della multiesposizione era effettuare una moltitudine di prove e tentativi avendo cura di prendere nota in modo maniacale delle impostazioni e delle condizioni di scatto (io ho fatto così per realizzare i miei “scatti” che vedi in questo articolo su pellicola medio formato).

George Bush - Time cover January 7, 1991 - "Men of the Year" © 1990 by Gregory Heisler
George Bush – Time cover January 7, 1991 – “Men of the Year” © 1990 by Gregory Heisler

La multiesposizione è una tecnica che consente sviluppi decisamente creativi della fotografia. Con la multiesposizione puoi inserire campo e controcampo nello stesso fotogramma, oppure puoi unire più soggetti scattati in tempi diversi usando con maestria il flash o la luce ambiente. Guarda ad esempio questo eccezionale ritratto fatto da Gregory Heisler a George Bush (che causò non poche polemiche a suo tempo! n.d.r.).

In questo scatto non c’è postproduzione digitale, tutto è stato ottenuto in scatto con grande maestria nell’uso della luce e altrettanta padronanza della tecnica della multiesposizione.

La multiesposizione era una tecnica creativa complessa che permetteva una sorta di “fotocomposizione in macchina”. Ora con l’aiuto di Photoshop un risultato come quello ottenuto da Heisler (magari con l’aiuto di Simone Poletti 😉 ) lo si può realizzare in pochi minuti con estrema semplicità.

Per realizzare una “multiesposizione” oggi è sufficiente realizzare due scatti in digitale, entrare in Photoshop per poi usare un po’ di maschere e metodi di fusione al meglio… da qui la mia domanda:

«Perché le aziende costruttrici di macchine fotografiche si sono messe ad aggiungere questa opzione di scatto in macchina?»

Garage Angel #35 - © Simone Conti (Multiesposizione 35 esposizioni)
Garage Angel #35 – © Simone Conti (Multiesposizione 35 esposizioni)

Veramente faccio fatica a capire il perché. Anche la mia amata Fuji X100s ha questa opzione, ma usare tale funzione rimuove completamente la praticità e la flessibilità del lavoro in Photoshop limitando persino il numero di esposizioni a solo 2 scatti. Come se ciò non bastasse veniamo anche aiutati dal software della macchina a comporre lo scatto perché rimane traccia semitrasparente della precedente esposizione… togliendo tutto il gusto della ricerca e della pre-visualizzazione.

Ora, io sono un grande fan del progresso, della tecnologia e del cambiamento in direzione di metodi più ottimizzati, efficienti ed efficaci per ottenere risultati che prima necessitavano di maggior impegno, lavoro e fatica.

Se una cosa si può fare meglio, in meno tempo e con meno fatica… perché non affrontarla in una nuova prospettiva che consente ed agevola tali miglioramenti?

Ecco la ragione perché il mio corso di avvicinamento rapido alla fotografia JUMP START (che avrà luogo tra pochi giorni) è di una sola giornata: l’approccio all’uso della macchina fotografica, con l’avvento del digitale può essere più rapido e funzionale e in solo 8 ore si può entrare in possesso delle conoscenze che (con la dovuta successiva applicazione pratica) consentono di produrre immagini tecnicamente corrette!

Preferisci andare al lavoro o in vacanza con un calesse trainato da cavalli oppure in automobile? Ecco, avere la simulazione della multiesposizione in macchina a me ricorda un po’ usare un’automobile senza motore… trainata da cavalli: qualcosa di decisamente poco pratico che non tiene conto delle possibilità oggi accessibili.

Tu cosa ne pensi? Sei d’accordo che scimmiottare le tecniche passate con metodi moderni, se in realtà limitano le possibilità creative, sia poco utile? Se le possibilità creative fossero aumentate (come ad esempio succede se usi Photoshop) sarebbe diverso, ma inserire una funzionalità limitata è decisamente poco utile a mio avviso.

In sintesi, per me il trait d’union tra analogico e digitale per quanto riguarda le multiesposizioni lo fa senza ombra di dubbio Photoshop… non certo la simulazione (spesso pessima) di una multiesposizione in macchina!

Vorrei lasciarti con tre domande:

– La tua macchina fotografica ha la funzionalità che consente di simulare le multiesposizioni? Tu ne fai uso?

– Perché c’è tutto questo amore per il passato… se con la tecnologia presente si lavora meglio e più velocemente?

– Perché fare in macchina (male) in 2 minuti quello che si può fare in Photoshop (ottimamente) in 2 minuti?

Aiutami a capire… veramente!

Simone Conti

 

P.S.: Sono un grande fan del “meglio fare tutto in macchina e risparmiare tempo in post-produzione”, ma solo se quello che posso fare in macchina è realmente un risparmio di tempo o produce un aumento di qualità! 😉