Storia della fotografia
Storia della Fotografia: Man Ray

AUTORITRATTO DI MAN RAY

19/10/2018
Francesca Pone

Storia della Fotografia: Man Ray

Per qualche mese, alcuni fra gli scatti più noti del fotografo surrealista Man Ray sono stati in mostra a San Gimignano grazie ad un evento chiamato “Wonderful Visions”.

Se non hai avuto modo di conoscere da vicino la vita e l’operato di Man Ray, beh te ne parlo io 🙂

Con questo articolo inauguriamo un nuovo format di FotografiaProfessionale (spero resisterà 😁 ), che si focalizzerà sui personaggi che hanno fatto la storia della Fotografia.

 

Man Ray e Salvador Dalì a Parigi (1934)
Man Ray e Salvador Dalì a Parigi (1934)

Emmanuel Radnitzky, in arte Man Ray, fu un fotografo statunitense classe 1890 sostenitore delle avanguardie, fra cui il Dadaismo. In realtà, però, non fu solo fotografo ma anche grafico, pittore e regista di film come L’étoile de mer (1928) che furono precursori del cinema surrealista.

Se sei un appassionato di Storia dell’Arte, oltre che di Fotografia, saprai già che uno dei massimi esponenti surrealisti fu il pittore Salvador Dalì, che Man Ray ebbe onore di incontrare 🙂

Piacere che avrei avuto anche io, perché delle opere di Salvador Dalì ne sono innamorata…

Ma torniamo alla fotografia 😉

 

Emmanuel cresce a New York e completa i suoi studi, ma rifiuta una borsa di studio in Architettura per dedicarsi alla sua tanto amata arte che al tempo non era ancora quella fotografica.

È nel 1914 che Emmanuel si approccia per la prima volta alla fotografia, ma per necessità: infatti, compra la sua prima macchina fotografica per la sola esigenza di immortalare le opere da lui realizzate.

Per l’artista, fotografia e pittura restano due arti distinte ma nel contempo complementari per raffigurare al meglio la sua espressione e la sua immaginazione.

 

Dipingo ciò che non può essere fotografato e fotografo ciò che non desidero dipingere. Se mi  interessano un ritratto, un volto o un nudo, userò la macchina fotografica. È un procedimento più rapido che non fare un disegno o un dipinto. Ma se è qualcosa che non posso fotografare, come un sogno o un impulso inconscio, devo far ricorso al disegno o alla pittura.”

Da fotografare per esigenza a farlo per passione (e bravura) il passo fu breve.

Complice la conoscenza del pittore impressionista Marcel Duchamp, il fotografo realizzerà le sue prime aerografie e si trasferirà a Parigi: qui Radnitzky sarà protagonista di un inaspettato successo grazie alle sue note abilità di ritrattista che lo portano a fotografare personaggi importanti come Pablo Picasso.

Dalle sue prime fotografie è chiaro l’interesse per la luce e la visione delle ombre: ne è testimonianza lo scatto “La Femme” del 1920, che ritrae… un semplice frullatore e la sua ombra!

 

"La Femme", Man Ray (1920)
“La Femme”, Man Ray (1920)

 

Il trasferimento a Parigi gli permette di essere sempre più conosciuto: non solo per quanto riguarda la fotografia surrealista, ma anche per la sua professione di regista e di fotografo di moda. Dal 1924, infatti, Man Ray lavora per la nota rivista di moda Vogue.

 

 

Il surrealista non è conosciuto solo per le sue particolari abilità fotografiche e il suo modo diverso di vedere il mondo, ma anche per aver introdotto e utilizzato per diversi anni la solarizzazione: questa tecnica fotografica si otteneva in camera oscura causando un’inversione tonale tra il negativo e il positivo. Furono molti gli scatti che Man Ray trasformò in camera oscura con questa tecnica.

 

 

Man Ray, inoltre, è padre di quelle che vengono definite “rayografie”: oggi comunemente conosciute come fotogrammi, si tratta di immagini nate in camera oscura senza l’utilizzo di una macchina fotografica, ma grazie ad un processo chimico che la luce innesca sui materiali fotosensibili; il risultato è quello di un negativo degli oggetti opachi o traslucidi che sono stati appoggiati sulla carta.

Le rayografie permettono all’autore, ma anche agli spettatori, di prendere parte ad un viaggio destabilizzante nell’inconscio e nell’immaginario.

 

 

Sempre fedele alla sua Kodak, ritrae la realtà e cerca di indagarne il mistero: i suoi scatti ritraggono soggetti semplici, ma pur sempre estranianti (come è tipico del suo stile).

 

Una curiosità? 

 

Man Ray utilizzò sempre obiettivi a grande lunghezza focale per fotografare il soggetto dalla massima distanza possibile: questa scelta era fatta non soltanto per evitare sgradevoli distorsioni, ma anche per distanziarsi emotivamente e fisicamente dal soggetto dei suoi scatti.

Semplice ma di impatto è la fotografia “Le violon d’Ingres” del 1924 che ritrae la modella Kiki, sua amante, in posa di spalle: le linee armoniose del corpo della donna rimandano alla viola e Man Ray, per ricordare ancora più lo strumento musicale, imprime le due effe sulla schiena della donna.

 

 

Le violon d'Ingres, Man Ray
Le violon d’Ingres, Man Ray

 

Durante la Seconda Guerra Mondiale, a causa delle leggi razziali, Man Ray fu costretto a lasciare la Francia per le sue origini ebraiche e si trasferì a Hollywood, dove vi restò per ben undici anni prima di fare ritorno nella sua amata Ville Lumière.

Nel 1976, “l’uomo raggio” muore all’età di 86 anni. Di lui non ci restano che incantevoli e destabilizzanti fotografie, ancora oggi molto amate 🙂

 

 

“Fotograferei un’idea piuttosto che un oggetto, e un sogno più che un’idea”

 

 

Francesca